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Fondatore e guida suprema del Re Cremisi, lo scorso 26 aprile è stato ricoverato e sottoposto a due interventi: ne è uscito più guarito che mai, esibendosi dal vivo meno di una settimana dopo

“Fallen Angel” è il titolo di una canzone dei King Crimson (dall’album Red del 1974), una ballad delicatissima che prorompe in un duello finale di chitarre e fiati e che descrive la morte di un Hell’s Angel vista dagli occhi del fratello maggiore.

Non esattamente ciò che è capitato al settantottenne Robert Fripp, fondatore e guida suprema del Re Cremisi, il quale lo scorso 26 aprile è stato ricoverato e sottoposto a due interventi di angioplastica coronarica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, uscendone più guarito che mai ed esibendosi dal vivo meno di una settimana dopo. Anche in questo caso, però, si parla di un angelo. Un angelo custode di nome Michele. Ma andiamo per gradi.

Dal 27 aprile al 4 maggio scorsi Fripp si trovava a Villa Sancelso, a Castione della Presolana, per uno dei suoi “Guitar Circle”, i seminari itineranti in cui il maestro insegna la propria filosofia di vita/lavoro ed il suo approccio unico alla chitarra. Ciliegina sulla torta, l’esibizione finale del 2 maggio insieme alla Orchestra Of Crafty Guitarists, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro. Qualche giorno prima di partire per l’Italia, Fripp accusa quello che considera un reflusso gastroesofageo, ma che – solo in seguito scoprirà – essere il primo infarto. Preoccupato, ma non troppo, scrive una e-mail ai Guitar Crafties, suoi alunni, chiedendo di cercargli un medico che lo potesse visitare, una volta arrivato a Bergamo. Ciò che accade in seguito ce lo racconta Michele Agazzi, chitarrista, avvocato e, da oggi, supereroe.

Michele, tu hai organizzato e partecipato al Guitar Circle di Castione. Ci puoi dire cosa è successo in quei giorni?

Siccome in passato ho avuto un amico cardiopatico che soffriva dei medesimi sintomi di Robert, ho preferito accompagnarlo al Pronto Soccorso dell’Humanitas Gavazzeni dove, dopo una serie di esami, è stato sottoposto ad intervento di angioplastica con posizionamento di doppio stent coronarico.

È vero che, viste le diagnosi, Fripp avrebbe preferito tornare a casa e operarsi in Inghilterra?

È proprio così, ma il cardiochirurgo gli ha detto che nelle sue condizioni avrebbe potuto rischiare la vita. Ed è stata la scelta migliore, anche a detta dello stesso Robert, il quale ha mi ha poi confessato che per esami e interventi di quel tipo, nel suo Paese ci sarebbero volute settimane, mentre a Bergamo la situazione è stata gestita e risolta in poche ore.

Sei riuscito a parlargli prima che entrasse in sala operatoria?

Sì, mi ha visto e col suo perfetto accento british ha esclamato: “Mi hanno appena rasato le palle!”

Quanto è durata l’ospedalizzazione?

Siamo entrati al Pronto Soccorso alle 18:00 di sabato 26 aprile e l’operazione è terminata alle 3:00 del mattino seguente, dopo di che Robert è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva ed io sono tornato a Castione insieme al resto dei corsisti. Da lì ho fatto la spola ogni giorno, per accertarmi delle sue condizioni, fino al momento delle sue dimissioni.

Nel frattempo, il Guitar Circle ha proseguito normalmente?

Sì, perché i veterani di questi seminari hanno fatto le veci di Fripp ed hanno condotto i vari workshop seguendo il suo metodo. Robert ha poi partecipato ai corsi da giovedì 1° maggio, giorno del suo rientro a Castione, sino a domenica 4 maggio, ed ha suonato alcuni pezzi durante il concerto di venerdì 2 maggio.

Nel suo video di qualche giorno fa su youtube, Fripp mostra un unicorno in peluche che gli ha tenuto compagnia durante la degenza postoperatoria.

Lo abbiamo comprato da Toys io e Mariana Scaravilli, mia collega Crafty Guitarist, e glielo abbiamo fatto trovare nella sua stanza in ospedale.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Ho vissuto una settimana di emozioni forti, di grandi sforzi e di vera umanità, in più, per la prima volta, ho sperimentato la fusione di due mondi che fanno parte integrante del mio essere, ma che fino ad oggi erano rimasti nettamente separati: la sfera artistica e la vita di tutti i giorni. Nel complesso, quindi, è stata un’esperienza positiva.

Grazie Michele.

Robert, sua moglie Toyah e tutti gli appassionati di musica ti sono eternamente debitori.
Ha ragione Bowie quando nel suo inno (impreziosito proprio dalla chitarra di Fripp) canta: “We can be heroes, just for one day”.

Robert Fripp e Michele Agazzi