Van trasformato in limousine per le escort, una di loro: “Guadagnavo 500mila euro l’anno, non mi lasciavano nulla”
In carcere il titolare di alcune società di auto noleggio bergamasche, mentre un albanese è latitante. I mezzi venivano modificati per commettere reati: dal traffico di droga alle rapine in villa fino allo sfruttamento della prostituzione
Bergamo. Agli inquirenti ha spiegato di avere anche 16-17 clienti al giorno, con un guadagno compreso tra i 1.200-1.300 euro. All’anno, fanno “400-500 mila euro”. “Non ho mai avuto nulla, se non qualche centinaio di euro che spedivo alla mia famiglia”. Lo racconta una delle ragazze straniere costrette a prostituirsi su strada e in casa tra la città, Lallio, Osio Sotto e Dalmine, sentita nell’ambito di un’indagine della Guardia di Finanza su alcune società di noleggio auto tra Bergamo e Treviolo. Società che fungevano da copertura, perché secondo le indagini i veicoli venivano utilizzati per commettere i reati più disparati: traffico di stupefacenti, furti in abitazione, rapine in villa, sfruttamento della prostituzione.
I mezzi venivano modificati a seconda delle esigenze: interni rifatti, finestrini oscurati, vani nascosti per occultare soldi e droga. La ‘chicca’? Un multivan della Mercedes trasformato in limousine per trasportare le prostitute e offrire ai loro clienti un trattamento da “vips”. “Ho speso 200 mila euro di mezzo, è tutto con il cielo stellato, con il televisore della Apple, quattro posti da figo”, dice l’imprenditore Vito Pavone, 60 anni, intercettato mentre accompagna in aeroporto una donna originaria dell’est Europa. Per lui il gip ha disposto il carcere, come per un cittadino albanese ora latitante. Soci in affari, il primo metteva a disposizione le sue società come base logistica fornendo le auto; il secondo faceva il “lavoro sporco”. Per un altro albanese è scattato il divieto di dimora in Italia, mentre un italiano non potrà esercitare attività d’impresa per 12 mesi. In totale sono dieci gli indagati.
I militari della Guardia di Finanza di Bergamo, coordinati dal pubblico ministero Emanuele Marchisio, contestano anche altri reati: ricettazione, trasferimento fraudolento di valori, detenzione illegale di armi da fuoco. Le fiamme gialle hanno eseguito un sequestro preventivo ai fini della confisca per circa 1,2 milioni, quale presunto provento illecito di estorsione e bancarotta fraudolenta. Altri reati ancora. All’inizio, gli investigatori si erano concentrati sulla gestione delle società di autonoleggio intestate a Pavone (“dominus indiscusso delle singole realtà aziendali”, lo definisce il gip) che prestavano servizi nel settore automobilistico. E ai criminali – come anticipato – per commettere reati. Una presunta associazione per delinquere.
Sempre stando alle indagini, la società non sottoscriveva alcun contratto ed evitava di lasciare tracce su chi fossero i reali fruitori delle auto, garantendo il completo anonimato. Sono stati sequestrati anche 500 mila euro in contanti, 25 chili di cocaina e hashish (che ne avrebbero fruttato altri 450 mila), più la Limousine per le escort. Valore 200 mila euro, come raccontato dallo stesso Pavone, che per oliare i suoi affari avrebbe cercato “alleanze” anche con due membri della famiglia Casamonica residenti in provincia di Bergamo. Nientemeno.

