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Mal di schiena: un problema comune, una risposta concreta
Dottor Matteo Tognoli, fisioterapista

Una delle condizioni cliniche più diffuse e impattanti a livello globale: colpisce persone di ogni età e provenienti da diversi contesti socio-occupazionali, costituendo una delle principali cause di disabilità nel mondo. Quando preoccuparsi e come agire

Il mal di schiena rappresenta una delle condizioni cliniche più diffuse e impattanti a livello globale: colpisce persone di ogni età e provenienti da diversi contesti socio-occupazionali, costituendo una delle principali cause di disabilità nel mondo. Non si tratta di una singola patologia ma di un insieme di sintomi che possono avere origini differenti, sia fisiche che psicologiche. 

Il dolore può interessare la regione cervicale, dorsale o lombare, con caratteristiche e cause che variano a seconda dell’area coinvolta. Comprendere la natura del dolore, individuarne le cause e conoscere le strategie più efficaci per affrontarlo rappresenta il primo passo verso una gestione consapevole e duratura della sintomatologia.

Le possibili fonti del dolore

Il mal di schiena può manifestarsi in modi molto differenti, a seconda delle strutture coinvolte e dei meccanismi che lo attivano: può presentarsi come un dolore diffuso di origine muscolare, essere acuto e localizzato — come nel caso dei dolori discali — oppure irradiarsi lungo un arto, qualora vi sia un interessamento nervoso. In alcune situazioni, il dolore è amplificato da un processo di sensibilizzazione del sistema nervoso centrale, risultando sproporzionato rispetto alla causa reale. La sua comparsa può dipendere da stimoli meccanici o infiammatori, ma anche da fattori psicologici e sociali che ne condizionano l’intensità e la durata. È essenziale adottare un approccio che vada oltre la semplice gestione del sintomo, considerando la persona nel suo insieme: solo attraverso la combinazione di una valutazione fisica accurata, dell’analisi del vissuto emotivo e delle abitudini quotidiane si può costruire un percorso terapeutico solido ed efficace nel lungo termine.

Mal di schiena non specifico e modello carico/capacità di carico

La maggior parte dei casi di mal di schiena viene definita non specifica poiché non è possibile identificare con certezza una singola causa anatomica del dolore. In queste situazioni: infatti in queste situazioni il sintomo può derivare da uno squilibrio tra il carico applicato al sistema muscolo-scheletrico (sforzi, posture scorrette, movimenti ripetitivi) e la capacità dell’organismo di tollerarlo, la quale dipende da fattori come forza, coordinazione e resistenza psicofisica. Quando il carico supera la capacità di adattamento, si attiva un circolo vizioso fatto di dolore, evitamento del movimento e progressivo decondizionamento. Questo approccio, noto come modello carico/capacità, aiuta a comprendere perché il dolore possa emergere anche in assenza di lesioni strutturali evidenti. A complicare ulteriormente il quadro, concorrono numerosi fattori biopsicosociali: stress cronico, ansia, depressione, disturbi del sonno, bassa qualità della vita, convinzioni negative, paura del movimento (kinesiofobia), isolamento sociale e insoddisfazione lavorativa. Un trattamento efficace prevede un’esposizione graduale e progressiva allo sforzo, con l’obiettivo di migliorare la tolleranza fisica del paziente e ristabilire la sua fiducia nel movimento.

Mal di schiena specifico, dolore irradiato e patologie gravi da escludere

In una percentuale limitata di casi il mal di schiena è classificabile come specifico, ossia riconducibile a una patologia strutturale ben definita: tra queste rientrano condizioni come l’ernia del disco con radicolopatia, la stenosi lombare, la spondilolistesi severa, le fratture vertebrali e altre alterazioni vertebrali clinicamente rilevanti. Quando il dolore si irradia lungo la gamba — come nella comune “sciatica” — è fondamentale indagare la presenza di segni neurologici o la positività a test di tensione nervosa poiché tali riscontri possono suggerire un coinvolgimento delle radici nervose spinali. Questo quadro, noto come “LBP related leg”, presenta spesso un’evoluzione clinica più complessa e può richiedere un intervento specialistico. Inoltre, pur essendo poco frequenti, alcune condizioni cliniche gravi devono essere escluse con attenzione, soprattutto in presenza di segnali d’allarme: infezioni, tumori ossei, sindrome della cauda equina e patologie sistemiche possono infatti esordire con dolore al rachide, pur trattandosi di quadri non strettamente muscoloscheletrici.

Quando preoccuparsi: le red flags

Alcuni segni e sintomi, noti come “red flags”, possono indicare che il mal di schiena sia l’espressione di una patologia grave e non immediatamente gestibile in ambito fisioterapico, rendendo necessaria una valutazione medica approfondita. Tra questi segnali rientrano la presenza di un dolore notturno costante che non si attenua con il riposo, febbre o perdita di peso non spiegata, una pregressa diagnosi oncologica, la comparsa di deficit neurologici in progressione, disturbi della funzione urinaria o intestinale, età avanzata e l’esposizione recente a traumi significativi. È fondamentale che il fisioterapista sia in grado di riconoscere tempestivamente questi indicatori in modo da poter indirizzare il paziente verso gli opportuni approfondimenti clinici, prevenendo ritardi diagnostici e favorendo un inquadramento terapeutico adeguato.

Fisioterapia: chiave nella gestione e prevenzione della cronicizzazione

Il fisioterapista gioca un ruolo fondamentale nella gestione del mal di schiena, adottando un approccio che va oltre il semplice trattamento dei sintomi. L’intervento include l’educazione del paziente, il miglioramento della mobilità, il rafforzamento muscolare e la gestione delle paure legate al movimento. Durante la fase acuta, si raccomanda un “riposo attivo”, che permetta al paziente di ridurre temporaneamente i carichi senza una completa immobilità, poiché i farmaci possono controllare il dolore iniziale ma non sono sufficienti da soli. Una volta superata la fase acuta, il percorso fisioterapico continua con esercizi mirati e tecniche manuali per migliorare la mobilità e ridurre la rigidità. 

L’aspetto psicologico è altrettanto importante, poiché la paura del movimento e lo stress del paziente possono alimentare il dolore e compromettere la mobilità. Un intervento precoce e personalizzato è essenziale per ridurre il rischio di cronicizzazione e ricadute. Il mal di schiena non deve essere considerato una condanna permanente dato che con un approccio consapevole, attivo e supportato da professionisti competenti è possibile tornare a una vita funzionale e libera dal dolore.

Dottor Matteo Tognoli, fisioterapista