L'approfondimento
|Da Bergamo l’appello all’Europa: “Nei rapporti Draghi e Letta le chiavi per tornare competitivi”
Un confronto aperto sui documenti a firma italiana che stanno orientando le scelte della Comunità Europea: la strada del mercato unico e degli investimenti strategici per recuperare la strada persa rispetto al resto del mondo
Bergamo. I rapporti Draghi e Letta come bussola per orientare la competitività europea: sono questi due documenti, entrambi a firma italiana, le stelle polari dell’Europa all’interno di un contesto geopolitico quantomai complicato, scosso dalle decisioni altalenanti del presidente Usa Donald Trump, dalle guerre, dai dazi e da scenari che mutano a una velocità mai vista prima.
Rapporti per certi versi complementari, dai quali la Commissione Europea ha già pescato a piene mani, definendo e orientando l’agenda politica continentale: se, però, temi e indicazioni sono finiti sui tavoli che contano a Bruxelles, il problema rimane mettere a terra provvedimenti sui quali si possano allineare tutti gli interessi dei Paesi membri.
Una frammentazione amministrativa che rimane oggi uno dei più grandi limiti alla crescita europea, quasi imbrigliata da suoi stessi regolamenti.
Temi che sono stati al centro dell’appuntamento “Una bussola per orientare la competitività europea: tra mercato unico e sfide globali”, organizzato dalla Camera di Commercio di Bergamo con la presenza di Giuseppe Guerini, presidente Cecop, Matteo Borsani, direttore Confindustria Bruxelles, e l’intervento in videocollegamento di Enrico Letta, presidente dell’Istituto Jacques Delors e Preside della Scuola di Politica, Economia e Affari Globali dell’Università IE di Madrid.
“L’Europa è di fronte a sfide sociali che mettono a rischio anche il proprio modello – ha sottolineato Carlo Mazzoleni, presidente della Camera di Commercio di Bergamo – Senza crescita questo modello non è più sostenibile e anche i principi di libertà e democrazia su cui si fondano l’Italia e l’Europa non sono indenni da minacce. Le analisi e le proposte contenute nei due rapporti sono il futuro dell’Unione Europea”.
Rapporti complementari, si diceva.
Da un lato le proposte di EnricoLetta di un rilancio del mercato unico, un pilastro dell’integrazione europea da adattare alle nuove sfide con l’obiettivo di superare la frammentazione, promuovendo integrazioni di servizi e liberando così il potenziale delle imprese.
“L’efficienza dei mercati diventa determinante per la competitività delle imprese – ha continuato Mazzoleni – Lo abbiamo visto nei due anni di Covid. Almeno dove è possibile si deve intervenire per eliminare ostacoli burocratici e amministrativi che ostacolano la libera circolazioni di beni, servizi e capitali. Va promossa una maggiore armonizzazione di normative e standard tecnici: temi di grande interesse per Bergamo, col suo tessuto produttivo dinamico e orientato all’export, che può trarre benefici enormi da un mercato unico e integrato”.
Dall’altro lato, invece, Mario Draghi affronta più nello specifico il tema della competitività europea, con i necessari investimenti strategici in tecnologia, energia e difesa, oltre che sulla formazione del capitale umano, promuovendo ricerca e sviluppo e creando le migliori condizioni possibili per l’imprenditorialità.
“Tre grandi crisi in cinque anni hanno messo in evidenza la necessità di ripensare il sistema delle regole degli aiuti di Stato – ha spiegato Guerini – Il mercato unico caldeggiato da Letta presuppone che ci sia una leale concorrenza tra Paesi nel campo dei supporti alle imprese per la competitività. Ciò che propone Letta è una mutualizzazione delle risorse, creando un fondo comune ribattezzato il ’28esimo regime virtuale’. In questo senso ci sono segnali positivi e un’iniziativa che partirà sulle startup che potrebbe beneficiare di questa sperimentazione”.
Secondo Letta la svolta si può avere solo riformando i quadri legislativi esistenti e l’espansione a nuovi settori, partendo da maggiori investimenti su ricerca, innovazione e istruzione come quinto pilastro da aggiungere alle quattro libertà del mercato unico: la circolazione di persone, merci, servizi e capitali, quest’ultima oggi incompiuta (per colpa dell’Italia) ma indispensabile per una politica europea dinamica e per non perdere altro terreno sul piano della competitività industriale e della manifattura.
Produttività, riduzione delle dipendenze, clima, inclusione sociale e 10 specifiche proposte su altrettanti dossier economici dell’Unione sono invece i cinque macro capitoli attorno ai quali si articola il rapporto Draghi: “Indica profonde riforme su unione mercato capitali, revisione del public procurement, competitività e produttività, concorrenza e aiuti di stato, energia (se ne parla sempre, ma il problema è ridurre i costi subito non continuare a discuterne) e difesa – ha evidenziato Borsani – Le parole chiave sono: urgenza e concretezza, innovazione e resilienza, debito comune. Cosa c’è in palio? La competitività europea è una conditio sine qua non per la continuità del nostro modello sociale. L’Ue oggi rappresenta il 7% della popolazione mondiale, il 17% del Pil ma oltre il 40% delle prestazioni sociali”.
Nella “bussola per la competitività” lanciata dalla Comunità Europea ritroviamo alcune di queste indicazioni: semplificazione, l’eliminazione degli ostacoli al mercato unico, finanziamento delle competitività, competenze e posti di lavoro di qualità, miglior coordinamento.
“Siamo passati dal ‘Green Deal’ al ‘Clean Industrial Deal’ – ha aggiunto ancora Borsani – La decarbonizzazione deve diventare un motore di crescita per le industria europee, ma garantendo al contempo competitività e resilienza del settore manifatturiero. Mira a ridurre la dipendenza energetica, rendendo l’energia più accessibile per imprese e cittadini e vuole mobilitare investimenti in tecnologie pulite per poter arrivare al 2030 con una crescita di 100 miliardi con 500.000 nuovi posti di lavoro”.
Ma perché l’Europa in questi anni ha perso competitività, velocità, capacità di crescita, posti di lavoro e posizioni importanti sui grandi temi dell’innovazione e degli investimenti?
Alla domanda principe non poteva che rispondere Enrico Letta in persona: “Chi dice che la strada dell’integrazione europea è quella sbagliata sta facendo il ragionamento opposto – ha spiegato l’ex premier – Abbiamo perso tutto questo perché non siamo stati in grado di affrontare questa fase del processo di integrazione nello stesso modo col quale è stato fatto in passato. Basti pensare a come si è arrivati alla moneta unica, un successo che oggi nessuno mette in discussione. Però l’energia impiegata per quell’obiettivo ne ha tolta altra per completare anche l’unione economica, integrando il mercato unico nei campi della finanza, delle telecomunicazioni e dell’energia. Sono tre macro-settori fondamentali per la competitività e per la sicurezza. Abbiamo 27 mercati nazionali e questo oggi è il grande problema che abbiamo. L’unico modo per competere con Usa, Cina, India è quello di trovare un’unità su determinati temi, non abbiamo alternative. La competizione che oggi si è creata tra singoli Paesi europei è distruttiva, non possiamo farci la guerra tra noi perché divisi aiutiamo la crescita degli altri: l’integrazione deve essere fatta per creare lavoro, occupazione e crescita”.


