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Novazza, la miniera di uranio trasformata in discarica e ‘poligono’ abusivi: “Dopo la bonifica, una scuola o un museo”

La storia del giacimento a Valgoglio, uno dei più grandi d’Italia: l’estrazione mai iniziata e l’interesse sempre vivo per ricerca ed esplorazione. Nel piazzale di proprietà del Demanio un illegale magazzino a cielo aperto con rifiuti anche inquinanti a pochi passi dal Parco delle Orobie

Valgoglio. La strada per arrivare alla miniera di Novazza è dissestata nell’ultimo tratto. A pochi metri dalla recinzione due boscaioli sfoltiscono i pendii della montagna. I rami degli abeti sono accatastati dove d’estate parcheggiano gli escursionisti diretti al rifugio Gianpace e dove, 66 anni fa, venne scoperto uno dei giacimenti di uranio più grandi d’Italia. Nel piazzale davanti all’ingresso della miniera negli ultimi trent’anni due imprese edili hanno abbandonato abusivamente qualcosa come 2.200 metri cubi di rifiuti.

Un cartello apposto sulla cancellata lo scorso 20 febbraio dai Carabinieri Forestali recita “Area sottoposta a sequestro giudiziario”. Dalla rete che separa il piazzale dalla strada si vedono una ruspa e un pick-up, ma anche tubi e lamiere. Di fatto, un illegale magazzino a cielo aperto di oltre 10mila metri quadrati in cui sono stati abbandonati materiali anche inquinanti come batterie e pneumatici. Il confine del Parco delle Orobie, area naturale protetta, dista solamente pochi passi.

miniera novazza uranio discarica abusiva Il cartello posto dai carabinieri forestali all'ingresso del piazzale. Foto Bergamonews 2 maggio 2025

La storia dell’uranio di Novazza inizia il 27 maggio 1959. Il contatore di un geologo dell’Agip lo rileva nella pietra dei muri delle case in paese: gli strumenti impazziscono a ridosso della montagna, a poche centinaia di metri dalle strette vie del borgo. È qui che, dopo l’acquisto dei terreni da parte della società, i tecnici inziano a scavare. “Prima del loro arrivo non c’era neanche la strada”, ricorda un boscaiolo. Fu proprio l’Agip a realizzare nel 1975 la strada che oggi collega Novazza alla miniera.

La montagna viene perforata a fasi alterne dal 1959 al 1986, almeno 7 chilometri di gallerie su 5 livelli. L’intenzione è di iniziare l’estrazione, ma il referendum abrogativo del 1987 dopo il disastro di Chernobyl affonda qualsiasi prospettiva. Di fatto, a Novazza vengono portate avanti solamente attività di ricerca e di analisi, in un laboratorio all’avanguardia per l’epoca situato prima nella frazione di Colarete e, dopo la realizzazione della strada, nel piazzale davanti alla miniera.

L’uranio si concentra nei primi tre livelli e “si diceva che ce ne fosse abbastanza per rispondere al fabbisogno dell’intera Lombardia per 10 anni”. Lo racconta Giuseppe Zenoni, 76 anni d’età, 18 dei quali trascorsi a lavorare nella miniera. “Tre anni in galleria, poi nel laboratorio fino alla sua chiusura nel ’91 – spiega -. Arrivavano campioni da tutto il mondo, dallo Zambia e dal Sud Africa: li macinavamo e separavamo l’uranio puro dallo sterile”.

“Volevano fare un traforo di collegamento con la Valtellina”, rammenta lucidamente Zenoni. Dall’altro della montagna, a Piateda in Val Vedello, si trova infatti un giacimento ancor più esteso. Oggi, i canali uraniferi sono sigillati e una volta all’anno un geologo di Arpa disturba la quiete di Novazza per monitorare le emissioni radioattive nelle case. “Eppure la miniera non è chiusa poi così bene: negli ultimi anni c’è chi entrava per sparare con la carabina – riporta il boscaiolo -. Da quando è sotto sequestro non possono più farlo”.

miniera novazza uranio discarica abusiva Giuseppe Zenoni indica l'uranio in una pietra posta in un muro del paese. Foto Bergamonews 2 maggio 2025

Il sindaco di Valgoglio, Angelo Bosatelli, spiega di come fosse a conoscenza della situazione nel piazzale. “Avevamo le mani legate, in Comune non sono mai arrivati i contratti essendo di proprietà del Demanio – chiarisce -. Mi sono sempre chiesto come fosse reso possibile uno stato d’abbandono di questo genere: non è una bella cartolina per Valgoglio”.

miniera novazza uranio discarica abusiva Il piazzale. Foto Bergamonews 2 maggio 2025

I sopralluoghi dei forestali sono scattati all’inizio del 2024. “Si è iniziato a fare pressione alle società con lettere e diffide affinchè l’area venisse sgomberata – continua il sindaco -. Non sappiamo che tipo di materiali potremmo trovare, il contenuto di alcuni container rimane ignoto”. “Le ex miniere possono essere un valore aggiunto – sostiene -. Ci piacerebbe trovare una soluzione urbanistica. Dopo la bonifica potremmo chiedere al Demanio la possibilità di realizzare sul terreno uno spazio culturale come un museo dedicato ai minerali o una scuola dove si insegna come lavorare in miniera”.

Con il Governo Meloni si è tornato a discutere sulla possibilità di riportare sul territorio nazionale l’attività estrattiva, con impianti nucleari di 4ª e 5ª generazione. “Un argomento che incute un po’ di paura – ammette Bosatelli -. Per qualsiasi tipo di concessione il nostro giudizio sarà quello della cittadinanza”. In realtà l’interesse sul giacimento non si è mai esaurito. Nel 2006 la popolazione si mise di traverso quando una società australiana – la Metex Resources – tentò di ottenere un permesso per dare il via al “Novazza Uranium Project”, l’estrazione di circa 870 mila tonnellate di materiale (l’istanza fu archiviata, ndr). Lo scorso novembre Canoel Italia Spa, società nel settore energetico, ha presentato una richiesta in Regione per l’esplorazione delle miniere da entrambi i lati della montagna.

“Il procedimento è lungo e complesso per il rilascio anche solo di un permesso di ricerca – spiega Bosatelli -. Ci hanno assicurato di stare tranquilli, saremo informati qualore ci fossero sviluppi di rilievo. Se si dovessero riaprire i discorsi, mi chiedo come mai lasciare spazio a società estere: le miniere sul territorio sono un patrimonio dello stato”.

Le gallerie di Novazza pullulano anche di un’altro minerale, una pregiata pietra verde ornamentale (la ignibrite, ndr) che la ditta Techme di Villa d’Ogna vorrebbe estrarre dal 2019. “Non si tratta di un minerale radioattivo, ne sarei favorevole”, conferma il primo cittadino. L’iter burocratico si è fermato perchè la miniera si trova sul confine di una Zps (Zona di protezione speciale, ndr) e il Parco delle Orobie diede un parere contrario in merito alla compatibilità ambientale. La Techme ha però vinto un ricorso al Tar e l’ufficio cave provinciale potrebbe presto dover modificare nuovamente la pianificazione delle attività estrattive.