In Sant’Agostino s’immagina la Bergamo universitaria del futuro: “Chiave riottenere la fiducia dei giovani”
Con il manifesto “Com-Uni” la città diventa un modello nazionale per la collaborazione tra ateneo e territorio. E il Ministero osserva
Sant’Agostino. Non è semplice essere una città “universitaria”. Prima di tutto serve, banale sottolinearlo, un’università. Poi, una popolazione studentesca e la capacità di essere attrattivi per i giovani. Ma servono anche infrastrutture, servizi e una vitalità culturale permessa da una rete territoriale di cui l’ateneo si eleva centro nevralgico.
In parte, Bergamo è già una città universitaria. Gli studenti di UniBg sono ormai stabilmente sopra quota 20mila, i campus sono diffusi in ogni angolo del capoluogo e penetrano nell’Hinterland. Manca, forse, l’adeguamento di alcune tipologie di servizi alla dimensione raggiunta dall’ateneo. La riqualificazione della caserma Montelungo, di fatto, rappresenterà il primo grande passo verso una nuova residenzialità studentesca.
Ora il capoluogo orobico diventa modello nazionale, con la prima bozza del “Manifesto di Bergamo Città Universitaria”. Presentato nella giornata conclusiva di Bergamo Next Level, “Com-Uni Bergamo” è il prototipo di un Manifesto programmatico che definirà le linee guida del futuro universitario orobico. La sindaca Elena Carnevali lo ha definito il “patto strategico” alla base della sinergia che vede la conoscenza come potente motore di cambiamento.
“Non è una dichiarazione di intenti, si compone di scelte concrete – precisa la sindaca -. La sfida demografica ci impone di rigenerare la città per riottenere la fiducia dei giovani: se Bergamo vuole essere universitaria deve fare in modo che gli studenti vivano bene nei suoi quartieri, che vedano la possibilità di crescere. L’ateneo – continua – è un dendrito che si innesta in città e esce dai suoi confini. La condizione essenziale per una crescita condivisa è il benessere delle persone, la creazione di un ambiente in cui si sentano accolte”.
Tra i punti focali del Manifesto troviamo l’incentivazione di politiche abitative sostenibili per studenti e docenti, il potenziamento della mobilità dolce e la creazione di spazi condivisi che favoriscano il dialogo interculturale. “Il testo è uno stimolo per immaginare la città universitaria del presente e del futuro – dichiara il rettore Sergio Cavalieri -. Il lavoro congiunto con l’amministrazione ha dato il via ad un percorso virtuoso che ha individuato orientamenti strategici di lungo periodo per rendere Bergamo sempre più una città univeristaria”.
Il Manifesto si inserisce all’interno dell’iniziativa nazionale promossa dalla Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) e da Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani): lo scorso 11 marzo le due parti hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la nascita di un comitato di coordinamento composto dai sindaci e dai rettori delle città universitarie italiane.
“Il livello delle università italiane è sotto gli occhi di tutti tranne che dei nostri”, avverte Giovanna Iannantuoni, presidente della Crui e rettrice dell’Università di Milano Bicocca. Nella classifica delle pubblicazioni scientifiche, considerando il primo 2% (le più prestigiose, ndr) l’Italia è il terzo Paese per numero di ricercatori; scende di un paio di posizioni, al 5° posto, se nella forbice si considera il 10% delle pubblicazioni. Ma, secondo Iannantuoni, “manca la consapevolezza della qualità straordinaria dei nostri ricercatori riconosciuta all’estero. Bergamo – prosegue – è una città universitaria ideale. L’impatto di un ateneo su un territorio è culturale, di libertà. Gli atenei devono andare nelle piazze, incontrare le persone e spiegargli che la loro azione mira ad aumentare il benessere della comunità”.
L'intervento di Giovanna Iannantuoni“Autonomia e cooperazione sono i due grandi pilastri dell’arco dello sviluppo – dichiara Alberto Felice De Toni, sindaco di Udine e presidente del tavolo di coordinamento Comuni e Università -. La qualità dei nostri laureati si deve alla cultura italiana, profonda e stratificata, un valore creato in millenni di storia. L’università porta giovani e attrattività economica, ma sopratutto dona futuro”.
Alessandra Gallone, consigliera del ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, sostiene che il Manifesto “rende l’università la prima infrastruttura civica della città”. Secondo la senatrice scegliere Bergamo deve diventare “una scelta di vita, non accademica. Il Ministero – annuncia – guarda con grande attenzione a questa esperienza: la città è pronta per raggiungere un livello successivo”.
Alessandra Gallone in Sant'Agostino“La transizione digitale è la grande sfida trasversale che abbraccia tutti i punti del Manifesto” spiega la responsabile per UniBg del gruppo di lavoro che ha redatto il documento, Elisabetta Bani. La prorettrice ha lavorato a stretto contatto con il vicesindaco Sergio Gandi, co-responsabile del team per PalaFrizzoni. “La bozza è un punto di partenza – aggiunge -, un contributo a disposizione del territorio. La volontà è di trovare gli strumenti per comprendere i suoi bisogni e fornire risposte all’altezza”.
La tavola rotonda
La bozza di un Manifesto in preparazione è stata oggetto di una tavola rotonda dove hanno trovato posto i referenti delle istituzioni della rete territoriale bergamasca. “La candidatura di Bergamo a città universitaria non può che trovarci concordi – esordisce Maria Paola Esposito, segretario generale della Camera di Commercio -. La cabina di regia del tavolo Bergamo 2030 ha dimostrato come istituzioni, imprese e sindacati siano in grado di lavorare coesi”.
“La conoscenza non si costruisce nel vuoto, ma all’interno di un ecosistema – sostiene Giuseppe Guerini, vicepresidente di Fondazione della Comunità Bergamasca -. Non dobbiamo rincorrere i modelli di competitività stranieri, ma valorizzare il nostro sistema. Propongo di aggiungere all’elenco delle priorità il tema della sussidiarietà e dell’economia sociale, uno spalto dove si costruisce conoscenza”.
“L’80% della mia vita in qualche modo si è intrecciato con l’Università di Bergamo – confida Giorgio Berta, presente nelle vesti di presidente di Fondazione Teatro Donizetti e Politecnico delle Arti di Bergamo -. L’ho vista crescere, diventare da scelta di convenienza a decisione consapevole. Il Donizetti è un luogo libero di scambio di idee: abbiamo l’obbligo di comprendere la cultura dei giovani che vivono la nostra città per far sì che ognuno trovi la sua dimensione dentro al nostro teatro”.
La tavola rotonda“Le alleanze a volte sono faticose, ma sono le chiavi del successo – osserva Giovanni Sanga, presidente di Sacbo (la società che gestisce l’aeroporto di Orio, ndr) -. La sfida per il futuro di Bergamo è diventare una città generativa, dimostrare di avere una visione dinamica. Molti dirigenti di Sacbo si sono formati in UniBg, senza dimenticare che lo scalo ha avuto un ruolo chiave per l’internazionalizzazione dell’ateneo”.
“Il terzo settore è un interlocutore interessato a dialogare – ammette Livia Brembilla, vicepresidente del Centro Servizio per il Volontariato di Bergamo -. Notiamo la volontà di creare uno spazio formale di confronto tra i vari soggetti che abitano la città”.
“La GAMeC è un museo di tutti, anche della comunità studentesca – conclude Lorenzo Giusti, direttore della Galleria d’arte moderna e contemporanea della città -. Non dimentichiamo che l’attività culturale di Bergamo è in buona parte indirizzata ad un pubblico giovane”.






