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Papa Leone XIV, i primi segni del suo pontificato e del ruolo della Chiesa

La Chiesa cattolica intende porsi quale soggetto geopolitico globale, consapevole di operare in un quadro di crescente e pericoloso disordine mondiale

A poco più di un giorno dalla elezione di Papa Leone XIV, si incomincia a intravedere il profilo della Chiesa dei prossimi due decenni.

La relativamente giovane età del nuovo Pontefice consente una tale previsione temporale.
Quali sono i segnali che manda?
Innanzitutto, quello delle parole.

Il discorso scritto a penna e letto con voce ferma, attraversata da qualche fremito di emozione, dall’alto della Loggia di San Pietro, esordisce con la parola “pace”, che viene poi riproposta come
“disarmata e disarmante”. Non si tratta della riproposizione del messaggio tradizionale della Chiesa cattolica. Il contesto geopolitico mondiale non consente retorica o parole al vento. La Chiesa cattolica intende porsi quale soggetto geopolitico globale, consapevole di operare in un quadro di crescente e pericoloso disordine mondiale.

La questione della pace e della guerra sta diventando centrale nella mente di miliardi di persone. Ogni giorno muoiono civili e militari sui fronti caldi dei conflitti, dall’Ucraina, a Gaza, al Sudan, all’India. In questo contesto storico la Chiesa cattolica si propone quale potenza spirituale e perciò “politica”, capace di educare all’amore dell’altro – “camminare mano nella mano l’un dell’altro e nella mano con Dio” – e di contribuire alla costruzione di un nuovo ordine pacificato.

Leone XIV ha proposto venerdì, nella Messa con i Cardinali, la Chiesa come “la città sulla collina”, che schiarisce le tenebre circostanti. Si dà il caso che quello della “città sulla collina” sia il mito americano più ricorrente. Trump lo ha riformulato come “l’avvento di una nuova età dell’oro”. Mentre gli Americani incominciano a rendersi conto che non hanno a che fare con l’oro, ma con l’ottone, la Chiesa si propone come quella città, perché il suo Dio non è un Dio etnico. E pertanto ha la capacità di porsi dal punto di vista del destino comune dell’umanità: cattolico, cioè universale. La cultura politica delle classi dirigenti degli Stati e degli Imperi non riesce a sollevarsi al livello delle questioni universali, che toccano la condizione umana come tale.

È questo “il difetto” delle democrazie, ma, ancor di più, delle dittature: rispondono solo agli interessi, veri o presunti, dei propri popoli. Donde la crisi e l’impotenza dell’Onu. Viceversa, la Chiesa, si preoccupa del futuro della specie umana.

Oltre al discorso programmatico, è altrettanto importante la storia della formazione teologica del Papa. L’Ordine degli Agostiniani, dal quale proviene, si fonda su un modello monastico diverso sia dal monachesimo orientale della fuga dal mondo sia dalla militanza di combattimento gesuitica. La teologia di Sant’Agostino sottolinea il primato della “Città di Dio” e riserva uno sguardo compassionevole alla “Città umana”, drammatico, ma pieno di speranza.
Così come è un passaggio importante quello del Cardinale Prevost, già priore generale degli Agostiniani, che Francesco mise a capo di una Congregazione curiale, quella dei Vescovi, che seleziona la classe dirigente della Chiesa. Il Clero e gli Ordini sono sempre stati in tensione nella storia della Chiesa, considerato “istituzione” il primo e “carisma” il secondo. L’elezione di papa Leone XIV è anche un tentativo di introdurre il carisma nell’Istituzione ecclesiastica, senza però perdere il controllo dei movimenti carismatici.

Un quarto segnale sta nella scelta del nome.
Perché chiamarsi Leone? Leone XIII, morto nel 1903, ha scritto l’Enciclica “Rerum novarum semel excitata cupidine…”( L’ardente brama di cose nuove tutte in una volta…). Essa costituisce la
prima risposta cattolica alla globalizzazione della fine dell’800, caratterizzata dalla multi-nazionalizzazione dell’economia e della società e dall’accendersi della lotta di classe tra capitale e lavoro. Tra le “cose nuove” una era la “divitiarum in exiguo numero affluentia, in multitudine inopia”: “l’essersi accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà”. Leone XIV si propone di affrontare la globalizzazione del Terzo millennio.


giovanni cominelliGiovanni Cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano. Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.