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Pia Locatelli: “Federalismo unica via per un’Europa protagonista. I giovani si sentono europei, sono la nostra speranza”
Pia Locatelli. Foto Partito Socialista Italiano

La prima donna bergamasca eletta nel Parlamento europeo: “Volgare chi fa un uso strumentale del Manifesto di Ventotene. Sono per la difesa europea, ma anche per un’autonomia strategica”

“Realizzare l’ideale contenuto nel Manifesto di Ventotene sarà la salvezza dell’Europa”. Preferisce non perdersi in giri di parole Pia Locatelli, prima donna bergamasca ad essere eletta nel Parlamento europeo, per presentare la sua visione del futuro dell’Unione Europea. Un futuro sempre più incerto alla luce delle crescenti tensioni internazionali, accentuate dall’elezione di Trump alla Casa Bianca e dalle nuove politiche commerciali Usa.

Il 9 maggio di ogni anno si celebra la Giornata dell’Europa: una ricorrenza che cade nel giorno in cui 75 anni fa (nel 1950, ndr) venne presentata la dichiarazione Schuman, considerata l’atto di nascita della moderna Unione. Un documento ideato dall’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman che gettò le basi per la cooperazione internazionale, con la proposta di creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca).

Onorevole Locatelli, una storia che in realtà iniziò ben prima…

Il Manifesto di Ventotene è di fatto la nostra vera partenza, l’inizio di un percorso. L’unicità del Manifesto risiede forse nella sua capacità di accomunare intellettuali con ideologie diverse in un principio unitario. I tre autori avevano impostazioni politiche differenti: Spinelli comunista, Rossi liberale e Colorni socialista. Le contrapposizioni c’erano, ma dall’isola venne lanciato all’Europa un messaggio di speranza, un programma per realizzare una società più giusta.

Il documento venne modificato più volte.

Fu l’esito di un percorso nato nel momento più buio e che ha conosciuto diversi passaggi. Il Manifesto venne scritto in una situazione di incertezza, al confino: le sorti della guerra non erano ancora chiare. Gli autori cercarono di diffondere il loro messaggio all’esterno, ma all’inizio ci furono pochissime risposte: l’impostazione rivoluzionaria suscità non poche perplessità. Nel ’42 il progetto venne rielaborato tenendo contodelle osservazioni, nel ’43 la strategia rivoluzionaria venne abbandonata. In agosto in una casa milanese venne presa la scelta definitivia di formare un movimento di pressione e non un partito politico.

“O facciamo l’Europa o diventeremo irrilevanti. Volgare chi fa un uso strumentale del Manifesto”

A suo avviso, il Manifesto di Ventotene risulta ancora attuale nell’odierno contesto europeo?

Gli autori furono capaci di guardare avanti, oltre il loro tempo. Il documento mantiene una sua attualità: la scelta è chiara, o facciamo l’Europa o diventeremo irrilevanti. Bisogna conoscere la storia, chi usa il Manifesto contro l’Europa e ne fa un uso strumentale racconta tante sciocchezze. Realizzare gli ideali di Ventotene sarà la salvezza dell’Unione.

In che modo?

Servono riforme che ci consentano di consentano di stare in questo mondo anche dopo il suo stravolgimento, attualmente in corso. L’Europa ha portato lo stato sociale al suo modello più avanzato: non pensiamo che in tutto il mondo sia normale avere sanità e istruzione a portata di tutti. Per essere un attore geopolitico internazionale serve rafforzare la nostra unicità, rendendo facile il cammino verso una nuova organizzazione dell’Europa.

“Servono riforme verso il federalismo”

Che ostacoli vede nel funzionamento degli organi istituzionali europei?

Se per esprimere un parere di politica estera serve mettersi d’accordo in 27 è chiaro che non abbiamo adeguato le regole istituzionali alla velocità del presente. Servono riforme che si muovono nella direzione federale: sui dazi, ad esempio, l’Europa può esprimere una posizione perchè i singoli Paesi hanno ceduto sovranità all’Ue sul tema del commercio internazionale. Progressivamente serve un adeguamento normativo simile in termini di politica estera e sicurezza.

“I giovani considerano normale essere europei, non è una cosa da poco”

Futuro è anche sinonimo di gioventù.

Le nuove generazioni sono europee, sono ottimista. Tutti i giovani con cui parlo che hanno fatto un esperienza Erasmus sono a favore dell’Europa: hanno sperimentato concretamente il progetto e compreso come la mobilità rivesta un ruolo chiave. Considerano normale essere europei, non è una cosa da poco.

“Sono per la difesa europea, ma prima ancora per un’autonomia strategica”

Cosa manca ancora?

Manca, forse, ancora ‘più’ Europa. Avere politiche industriali non coordinate è uno svantaggio. È stupido e inefficiente avere 27 eserciti. Non è questione di essere guerrafondai o pacifisiti, è sbagliato pensare che ci si possa difendere da soli. Mi auguro davvero di non avere mai bisogno di un esercito europeo, ma un coordinamento sarebbe la scelta giusta. Sono per la difesa europea, ma prima ancora per un’autonomia strategica.

“Il federalismo è l’unica via, non una delle strade”

Cosa significa?

Essere capaci di agire autonomamente ove necessario, in sinergia con i partner dove è possibile e conveniente. La capacità di agire da soli ce l’ha insegnata la pandemia: abbiamo capito quanti investimenti ci mancavano nella ricerca farmaceutica e in pochi mesi abbiamo creato un vaccino unendo i nostri sforzi e dimostrando quanto si diventa forti uniti. Il percorso verso il federalismo è l’unica via, non una delle strade. È difficile e complicato, ma è la nostra salvezza.