Il commento
I danni degli eurofobi: una festa triste per l’Europa
Come si pensava la destra eurofoba sta pesando nell’auspicato progetto di maggiore unità europea e la governance della Ue segna inequivocabilmente la sua debolezza
Il 9 maggio è la Giornata dell’Europa. Purtroppo, è anche la festa della vittoria sul nazismo della Russia di Putin, che celebra la sua capacità di negare la realtà e reinventare la storia a suo beneficio politico. Come si pensava la destra eurofoba in tutta Europa sta pesando nell’auspicato progetto di maggiore unità europea e la governance della Ue segna inequivocabilmente la sua debolezza.
La Germania di Merz parte con un passo falso nella prima votazione per il nuovo cancelliere nel Bundestag, dando l’impressione che la nuova coalizione tra l’alleanza conservatrice Cdu-Csu e i socialdemocratici Spd non sia solida e unita. Alla seconda votazione passa con 326 voti, nella prima ne aveva ottenuti 310, non sufficienti. Così dopo la Francia, che ha un partito di estrema destra come primo partito, anche l’altro grande paese dell’Unione si presenta debole, quando quello che sta succedendo richiederebbe uno sforzo speciale.
Sono 152 i parlamentari tedeschi della principale forza di opposizione di estrema, ma veramente estrema destra, 282 i voti della opposizione complessiva, 328 quelli della maggioranza della coalizione di governo. La chiamano ‘italianizzazione’ del voto, perché così è la nostra fama di instabilità permanente (peraltro non ora).
Interessante quanto emerge dall’incontro tra Macron e Merz, subito dopo l’investitura del nuovo cancelliere. Sulle due guerre, Ucraina e Gaza, visioni convergenti, ma non uguali. Sulla prima hanno convenuto sulla cosiddetta ambiguità strategica, cioè non ‘telefonare’ a Putin gli aiuti in termini di armamenti che si vogliono dare, cosa che sarebbe in effetti assurda. Infatti, Merz non ha risposto ai giornalisti che chiedevano dei missili. Su Israele è toccato a Macron fare la voce più dura sull’azione del governo israeliano, quest’ultimo comunque supportato da Merz contro Hamas. Sui migranti solo affermazioni comuni di principio, nessun cenno ai centri di rimpatrio esternalizzati per irregolari, fuori dalla Ue (tipo Albania del governo italiano). Accordi sul tema non sembrano facilmente costruibili.
Infine, sulla questione dei dazi, così fondamentale per la nostra economia e per le imprese, al di là dell’affermazione “vogliamo costruire un’agenda commerciale e di investimento che sia reciprocamente vantaggiosa” con gli Usa, l’atteggiamento è sembrato un po’ troppo attendista. Forse gli errori progressivi e crescenti dell’amministrazione Trump sono fonte di speranza, nel senso di una revisione totale di quanto fatto finora. Non ci spererei troppo e un’azione forte va preparata nel caso che acquisti di armamenti e di gas dagli Usa non siano sufficienti a placare l’ingordigia confusa del nostro (sic) alleato storico. La necessità di decisionismo langue su molti argomenti, anche per paura delle forze populiste eurofobe.
In questo contesto fare il parlamentare europeo deve essere redditizio, ma frustrante. Le migliori cose fatte dalla Commissione negli ultimi anni, cioè la reazione al Covid, il programma Sure per la disoccupazione legata al lockdown e il Next Generation Europe per il rilancio dell’economia, sono state realizzate grazie all’art.122 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea che prevede l’azione diretta, senza pastoie parlamentari, in caso di emergenza. Per bypassare le note difficoltà decisionali, la presidente von der Leyen ne ha fatto ampio uso, recentemente anche per i 150 miliardi di possibili finanziamenti agli stati membri per il riarmo europeo. La procedura d’emergenza, quindi, prevede la negoziazione tra gli stati membri e il Parlamento è ancora più esautorato del solito. C’è stata la protesta della presidente del Parlamento europeo Metsola, forse con delle ragioni anche fondate. La verità è che è urgente mettere mano sulla governance europea nel suo complesso e questa protesta andrebbe finalizzata ad un passo più grande per difendere l’Europa.
Ma se si parla d’Europa solo per criticare la pagina più obsoleta del Manifesto di Ventotene e non si esaltano gli incredibili successi di cooperazione e di pace che l’Unione Europea ha portato alle nostre genti, se non si capisce che parlare di nazioni ci impoverisce nel contesto geopolitico attuale dove solo il continente europeo può giocare una partita seria, se ci si vende per un piatto di lenticchie americane o putiniane, e non si ribadisce il ruolo indipendente e libero dell’Europa, insomma se l’eurofobia diventa il virus dilagante, questo 9 maggio non sarà ricordato come una giornata felice.

* Andrea Moltrasio, Industriale, già presidente di Confindustria Bergamo e del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca


