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Ernesto e Ada Rossi, i professori ‘bergamaschi’ dietro al Manifesto di Ventotene: “Immaginavano un’Europa libera dalla guerra”
Ernesto e Ada Rossi. Foto Fondazione Rossi Salvemini

Antifascisti e federalisti, si conobbero al Vittorio Emanuele. Insieme a Spinelli lui scrisse uno dei documenti fondativi dell’odierna Unione, lei svolse un ruolo fondamentale nella sua diffusione

Libertà, democrazia, giustizia: i valori alla base del Manifesto di Ventotene. Un documento fondativo dell’Europa per come la conosciamo oggi, costitutivo dell’idea di un’Unione Europea federalista.

Un testo scritto, nel momento più buio del secolo scorso, a quattro mani: quelle di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, confinati sull’isola tirrenica come detenuti politici per la loro attività antifascista.

Se è vero che i riflettori si sono spesso accesi su Spinelli, pioniere degli ideali europeisti, la città di Bergamo è intimamente legata al nome di Rossi e al ruolo della moglie Ada (anche lei Rossi di famiglia, ndr) nella diffusione del Manifesto nei mesi immediatamente successivi la sua scrittura.

La resistenza di Ernesto e Ada Rossi a Bergamo

Originario del Casertano e tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà, Ernesto Rossi arriva a Bergamo nel 1925. Vincitore di un concorso per l’insegnamento, sceglie la cattedra di Diritto ed Economia del Vittorio Emanuele anche per la vicinanza della città al circolo milanese del movimento.

A scuola conosce la professoressa di matematica Ada Rossi, parmense di origine, che diventerà sua moglie. Il 30 ottobre 1930 viene arrestato durante una lezione. Insieme ad un gruppo di antifascisti stava fabbricando delle bombe che sarebbero dovute scoppiare in 7 città d’Italia nell’anniversario della marcia su Roma. Traditi da una spia fascista, il piano fallisce e Rossi è condannato a vent’anni di carcere. Ne sconterà 9 in prigione, 4 al confino.

Dopo l’arresto di Ernesto Ada Rossi è rimossa dalla cattedra di matematica. Inizia così ad offrire atipiche lezioni private in cui legge agli studenti le lettere del marito dal carcere e insegna l’antifascismo. “Parliamo di anche 40 ore di lezione a settimana – spiega lo storico Mario Pelliccioli -. Ada non visse di luce riflessa, fu vera protagonista della formazione politica dei giovani bergamaschi”. Confrontata dai gerarchi nazisti, dal dicembre 1942 finirà anche lei al confino tra Forino, Melfi e Maratea.

Il manifesto di Ventotene

A Ventotene Ernesto Rossi incontra Spinelli ed Eugenio Colorni. Insieme a loro nel 1941 scrive, su piccoli foglietti e sui cartoncini dei pacchetti di sigarette, il noto Manifesto. Si diffonde fin da subito, quando i tre sono ancora confinati sull’isola. “Sfruttando le ore di visita furono le mogli di Rossi e Colorni (Ada e Ursula Hirschmann, ndr) a portare fuori da Ventotene i foglietti evitando la censura – riporta lo storico -. Il come questi arrivarono sulla terraferma appartiene alla leggenda”.

ventotene confino Foto Patria Indipendente AnpiIl confino a Ventotene durante la guerra. Foto Patria Indipendente, periodico dell'Anpi

Ci sono, infatti, diverse versioni. Secondo alcuni studiosi gli scritti vennero nascosti in un pollo sviscerato, secondo altri nel doppio fondo di una cassetta. Un’altra versione racconta che le due donne li celarono nelle spalline imbottite dei loro abiti. “Ciò che è certo è che dobbiamo a loro la conoscenza del testo”, sentenzia. Sono, di fatto, considerate le madri dell’Europa.

Alcune copie del Manifesto sono scritte a macchina a Bergamo; il documento arriva a Milano e si diffonde in tutta Italia. Nel Dopoguerra Ernesto e Ada Rossi si dedicano per anni al movimento federalista europeo. “Immaginavano un’Europa libera dalle guerre causate dai nazionalismi – osserva Pelliccioli -. Ci si aspettava di più dall’azione politica, purtroppo il loro progetto non si è mai realizzato: ci sono ancora tanti passi da compiere per vedere un’Europa unitaria”.

Il progetto federalista oggi

Il Manifesto di Ventotene è considerato l’inizio di un percorso: Spinelli e Rossi guardarono oltre il loro tempo, immaginando un’Europa più libera e giusta. “Il messaggio di speranza lanciato dall’isola è ancora attuale – sostiene Pia Locatelli, presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne e prima bergamasca ad essere eletta nel Parlamento europeo -. La scelta è chiara: o facciamo l’Europa o diventeremo irrilevanti. Il federalismo è l’unica via per essere protagonisti”.

Pia Locatelli (Foto Partito Socialista Italiano)Pia Locatelli

In un quadro geopolitico di crescente tensione, la realtà odierna racconta di un’Ue non sempre all’altezza di stare al passo con il mondo. “Servono riforme nella direzione federale che adeguino le regole istituzionali alla velocità del presente – continua Locatelli -. Realizzare gli ideali di Ventotene sarà la salvezza dell’Europa”.