Il gip su De Simone: “Voleva farsi giustizia privata”. La madre e i coltelli nascosti al figlio: “Aveva già capito tutto”
Convalidato l’arresto del 19enne. Nessun riscontro, per ora, sul fatto che la vittima avesse in mano una catena. Il giudice: “Niente legittima difesa. In casa non correva pericoli, ha deciso di scendere in strada con un coltello”
Bergamo. “Volevo difendere la mia casa e la mia famiglia da una mandria di animali: mi fanno schifo, li ucciderei tutti”. Jacopo De Simone pronuncia queste parole davanti al pubblico ministero Guido Schininà la notte dell’arresto. Concetto che ribadisce, più volte, durante l’interrogatorio di garanzia con il gip Maria Beatrice Parati. La madre, nel vederlo rincasare infuriato, “aveva già capito tutto – ha detto De Simone -, infattiaveva nascosto i coltelli che c’erano in casa”. Prima di scendere lei, in strada, per provare a calmare gli animi tra il gruppo del figlio e quello diRiccardo Claris, 26 anni, ucciso poco dopo con una coltellata alla schiena. Segno che De Simone, alla fine, un coltello l’aveva comunque trovato. E, purtroppo, era riuscito ad usarlo.
È uno dei passaggi contenuti nell’ordinanza di convalida dell’arresto. Un passaggio che restituisce il tentativo disperato della madre di mettere freno a una situazione potenzialmente esplosiva, a soli due mesi dall‘inaudita violenza messa in atto dal fratello adottivo di Jacopo, Carmine, arrestato per avere rapinato e ucciso il 58enneLuciano MuttoniaValbrembo, massacrato per 50 euro, un vecchio cellulare e un’auto con problemi al motore. Un incubo per questa donna, ex cancelliera in tribunale a Bergamo ben voluta e rispettata dai colleghi.
Anche il giudice che si occupò del caso del fratello Carmine parlò di “volontà omicida”. Una volontà omicida, secondo il gip Parati, questa volta corroborata da un “intento di vendetta e giustizia privata che ha animato l’indagato”. Inutile – spiega l’ordinanza – tirare in ballo profili di legittima difesa, anche se De Simone sostiene di avere affrontanto Claris armato di catena e di avere usato il coltello dopo avere schivato tre o quattro colpi (anche se della presenza della catena non vi è riscontro). Questo perché il 19enne reo confesso ha spiegato di essere prima salito in casa insieme ad alcuni amici, sottraendosi di fatto a una situazione di potenziale pericolo. Pericolo che lui stesso ha contribuito a ricreare, tornando “volontariamente” e “senza alcuna costrizione” in strada, armato di un coltello con lama in ceramica bianca da 11 centimetri, poi affondata nella scapola del rivale, o presunto tale.
De Simone ha dichiarato di essersi preoccupato per il fratello gemello Valerio, con lui al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina dove sabato scorso è nato il battibecco con il gruppo di Claris. Gruppo che poi lo avrebbe seguito fin sotto casa in via dei Ghirardelli, a due passi dal Gewiss Stadium. La ricostruzione contenuta nell’ordinanza non si discosta molto da quelle emersa finora. A quanto pare, al bar era montata un po’ troppa tensione per motivi di fede calcistica. Uscito per fumare una sigaretta con un amico, De Simone avrebbe intonato un coro dell’Inter. A quel punto – è la versione dell’indagato – Claris e un altro ragazzo gli avrebbero detto in modo minaccioso “qui siamo a Bergamo, non puoi fare queste cose brutta testa di cazzo”. Con ogni probabilità, De Simone e l’amico non hanno risposto come farebbe un lord inglese e la miccia si è accesa.
Quando Jacopo, il fratello Valerio, la fidanzata di quest’ultimo e altri loro amici se ne vanno dal bar, l’altro gruppo composto in maggioranza da tifosi atalantini avrebbe iniziato a pedinarli. Una “mandria di animali” – la definisce De Simone – composta da almeno 15-20 persone che li avrebbero minacciati di morte con in mano delle catene che facevano risuonare contro i pali della luce (se è la verità, lo diranno probabilmente le telecamere). Di sicuro la situazione era tesa, come raccontano i residenti svegliati in piena notte da urla e insulti, buona parte a sfondo calcistico. Solo quando arriva a casa, al civico 27, De Simone si sarebbe accorto dell’assenza del fratello, rimasto “indietro” con la fidanzata. Si è detto preoccupato, ma Jacopo non ha mai telefonato a Valerio per sapere dove fosse. Nemmeno ha chiamato le forze dell’ordine, per mettere fine all’assedio sotto casa dei tifosi dell’Atalanta. Al contrario, è sceso in strada con il coltello che la madre aveva nascosto e si è fatto “giustizia privata”, come scrive il gip. Senza un reale pericolo, non c’era altro intento che la vendetta.








