Consiglio Comunale
|Consiglio Comunale per Papa Francesco, il tributo del Vescovo. Carnevali: “Guardiamo con lucidità ai bisogni dei ragazzi”
I discorsi della Sindaca e del Vescovo Beschi nel ricordo del pontefice
Bergamo. Nella serata di lunedì 5 maggio 2025, si è tenuto un Consiglio Comunale Straordinario per commemorare Papa Francesco. Durante il Consiglio, la Sindaca Elena Carnevali e il Vescovo Francesco Beschi sono intervenuti per ricordare la figura di Bergoglio, ponendo l’accento sull’attenzione del pontefice per le persone meno fortunate e i giovani, specialmente dopo i fatti avvenuti nella notte tra sabato 3 e domenica 5 maggio in via dei Ghirardelli.
Le parole della Sindaca Elena Carnevali
“Ringrazio per la presenza il Prefetto Luca Rotondi, tutte le autorità civili e religiose, le concittadine e i concittadini. Ringrazio inoltre a nome di tutto il Consiglio Comunale sua Eccellenza il Vescovo Francesco Beschi.
Papa Francesco è stato un riferimento per credenti e non credenti, un simbolo universale di umanità, che ha profondamente segnato il nostro tempo e le nostre coscienze. Ha testimoniato con radicalità e chiarezza valori fondamentali come la Pace, il dialogo tra culture e popoli, la dignità delle persone, la giustizia sociale, l’attenzione agli ultimi. Già la scelta del nome, ha detto il Cardinale Re, conteneva un programma: ‘una Chiesa povera per i poveri’. E insieme una Chiesa che dialoga, che accompagna, che accoglie.
Ha parlato al mondo, con linguaggio apparentemente semplice ma intriso di contenuti profondi, comprensibile a tutti, coniugandolo con la testimonianza di gesti e ‘segni’ tangibili. Ha parlato ai giovani, non come a destinatari passivi, ma come protagonisti del cambiamento. ‘Cari giovani, non lasciatevi rubare la speranza’, disse nel suo primo incontro mondiale con loro. Sapeva che il rischio più grande non è solo l’errore, ma il vuoto: il vuoto educativo, il vuoto affettivo, il vuoto di senso.
Il suo messaggio risuona in modo ancora più acuto in queste ore di sofferenza. Di fronte alla tragedia che ha colpito profondamente la nostra comunità, esprimiamo tutta la nostra vicinanza alle famiglie lacerate dalla perdita, dal dolore e dall’angoscia; avvertiamo con rinnovata forza l’urgenza di guardare con lucidità e coraggio ai bisogni e alle contraddizioni dei nostri ragazzi e ragazze. È qui che si misura una società: nel dire con chiarezza – attraverso le istituzioni, l’educazione, la cultura, lo sport, il lavoro, gli spazi del tempo libero, la presenza e la responsabilità degli adulti – che ogni giovane è atteso, riconosciuto, accolto. Che nessuno deve sentirsi invisibile.
Ha scelto come sua prima destinazione l’isola di Lampedusa, porta d’ingresso per molti migranti in Europa. Ha riportato al centro dell’attenzione la realtà delle carceri, ribadendo il diritto alla dignità anche per chi ha sbagliato. Un messaggio che ha voluto rendere visibile aprendo l’ultimo Giubileo dalla porta del carcere di Rebibbia, segno potente di speranza e di perdono. Ha sostenuto di non lasciare che l’economia uccida, difendendo il valore del lavoro, la dignità di chi lavora e il diritto ad una giusta retribuzione, denunciando la “cultura dello scarto” che lascia indietro gli anziani, i giovani, i disabili, i poveri. Ha introdotto nella riflessione globale della Chiesa una nuova e profonda attenzione per l’ambiente, con l’enciclica Laudato si’, richiamando alla responsabilità collettiva verso la ‘casa comune’. Ha aperto una riflessione significativa sul diritto all’uguaglianza e sul rispetto delle diversità, inclusi gli aspetti legati all’identità. Ha ribadito con forza e chiarezza il valore della piena partecipazione femminile attraverso scelte concrete, come la nomina il 6 gennaio della suora missionaria italiana Simona Brambilla a prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, e quella della suora francescana Raffaella Petrini come presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano del 15 febbraio.
Anche noi, come istituzioni, come rappresentanti delle comunità locali, siamo stati interpellati dalla sua voce. Perché Papa Francesco ha parlato anche ai sindaci, agli amministratori invitandoci a costruire ‘città inclusive’, città ‘in cui nessuno sia invisibile’ partendo dalle periferie.
Al tempo del Covid, della pandemia che ha segnato profondamente anche la nostra Bergamo, è stato vicino alla nostra città esprimendo concretamente il suo affetto attraverso telefonate e preghiere. Il suo monito “Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla” è risuonato nelle nostre coscienze di amministratori e di cittadini. Rimane il dubbio che questo invito a non tornare indietro, ma ricostruire un mondo più umano, più equo, più rispettoso non sia però stato colto in tutto il suo valore.
Papa Francesco ha amato Bergamo. E Bergamo lo ha sentito vicino. Lo ha testimoniato in molte occasioni, ma soprattutto nel suo profondo legame con Papa Giovanni XXIII, che ha voluto canonizzare nel 2014 insieme a Giovanni Paolo II. Hanno scritto allora che Francesco assomigliava al ‘nostro Papa buono’, evocando una somiglianza profonda con Giovanni XXIII. Monsignor Loris Capovilla amava però precisare che quella di Giovanni non era solo bontà d’animo, ma una bontà consapevole, intelligente, capace di guidare: per questo parlava di lui come del ‘Papa della bontà’. Così è stato anche Papa Francesco, che già nell’omelia di inizio pontificato ci invitò a “non avere paura della bontà e della tenerezza”. Ora ci lascia un’eredità che va ben oltre i confini della Chiesa: è un’eredità civile, umana, profondamente etica.
Nessuno può sentirsi estraneo al dolore dell’altro. Siamo parte della stessa umanità. Un messaggio potente in un mondo attraversato da guerre, diseguaglianze, crisi climatiche e migrazioni epocali. Ci ha parlato spesso del rischio di una terza guerra mondiale combattuta “a pezzi”, invitandoci a non abituarci alla violenza, a non restare indifferenti davanti alla sofferenza delle vittime, alla distruzione delle città, all’infanzia rubata dai conflitti, gridando al mondo il bisogno e la necessità di pace e di impegno quotidiano per la giustizia, la solidarietà, il dialogo tra popoli e culture. È questo appello potente che oggi vogliamo custodire come città di Bergamo. Vogliamo farlo non con la retorica delle commemorazioni, ma con l’impegno della coerenza. Sapendo che ogni gesto conta. Ogni parola può ferire o guarire. Ogni decisione politica può generare inclusione o emarginazione.
Caro Vescovo, la sua presenza ci onora e ci conferma quanto la collaborazione tra istituzioni civili e comunità ecclesiale possa essere preziosa per la vita della città in molteplici ambiti: dall’educazione e coinvolgimento delle giovani generazioni nei percorsi dell’oratorio e delle attività formative nelle parrocchie, all’assistenza e vicinanza a chi vive in situazioni di fragilità, fino all’impegno per il tessuto sociale, dove insieme si lavora per costruire relazioni solidali e promozione del senso di comunità.
A nome mio personale e dell’intera città, voglio esprimere gratitudine profonda per il pontificato di Papa Francesco. Per averci indicato che ‘la vera potenza è nel servizio’. È stato un uomo e un Papa di straordinario rilievo. La sua assenza si fa sentire profondamente. Oggi gli rivolgiamo il nostro ricordo, riconoscente e condiviso. Grazie”.
L’intervento del Vescovo Francesco Beschi
Gentile Signora Sindaca, Gentile Signora Presidente del Consiglio, Signore e Signori Assessori e Consiglieri del Comune di Bergamo, Illustri Autorità, Care Amiche e Amici, desidero esprimere la mia profonda riconoscenza per l’invito a condividere con voi, nella sede del nostro Municipio, la commemorazione civica della figura e dell’opera di Papa Francesco, defunto il giorno 21 aprile 2025.
Dalla Loggia delle Benedizioni si presentò con le parole ‘Fratelli e sorelle, buonasera! E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi’. Francesco è stato il 266° successore dell’apostolo Pietro.
Sempre attento agli ultimi e agli scartati dalla società, Francesco appena eletto sceglie di abitare nella Domus Sanctae Marthae, perché non poteva fare a meno del contatto con le persone, e sin dal primo Giovedì Santo celebra la Messa in Cena Domini fuori dal Vaticano, recandosi ogni volta nelle carceri, in centri di accoglienza per i disabili o tossicodipendenti. Ha esercitato il ministero petrino con instancabile dedizione a favore del dialogo con i musulmani e con i rappresentanti delle altre religioni, firmando Dichiarazioni congiunte a favore della concordia tra gli appartenenti alle diverse fedi, come il Documento sulla fratellanza umana siglato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi con il leader sunnita al-Tayyeb. Il suo amore per gli ultimi, gli anziani e i piccoli lo ha spinto ad iniziare le Giornate Mondiali dei Poveri, dei Nonni e dei Bambini.
Alla diffusione della pandemia da Covid-19, la sera del 27 marzo 2020 volle pregare da solo in piazza San Pietro, il cui colonnato simbolicamente abbracciava Roma e il mondo, per l’umanità impaurita e piagata dal morbo sconosciuto.
Gli ultimi anni di pontificato sono stati costellati da numerosi appelli per la pace, contro la terza guerra mondiale a pezzi in atto in vari Paesi, soprattutto in Ucraina, come pure in Palestina, Israele, Libano e Myanmar, chiedendo con insistenza di perseguire la via dell’incontro, del dialogo, del disarmo. Di fronte all’infuriare delle tante guerre di questi anni, con orrori disumani e con innumerevoli morti e distruzioni, Papa Francesco ha incessantemente elevata la sua voce invitando alla ragionevolezza, all’onesta trattativa per trovare le soluzioni possibili, perché la guerra – diceva – è solo morte di persone, distruzioni di case, ospedali e scuole. La guerra lascia sempre il mondo peggiore di come era precedentemente: essa è per tutti sempre una dolorosa e tragica sconfitta.
Dopo il ricovero del 14 febbraio 2025, Papa Francesco ha trascorso le ultime settimane di vita a Casa Santa Marta, dedicandosi fino alla fine e con la stessa passione al suo ministero petrino, seppure ancora non ristabilito del tutto. Nel giorno di Pasqua, il 20 aprile del 2025, per un’ultima volta si è affacciato dalla loggia della Basilica di San Pietro per impartire la solenne benedizione Urbi et Orbi. Muore il giorno dopo, 21 aprile, Lunedi dell’Angelo.
Il magistero dottrinale di Papa Francesco è stato molto ricco. Il Pontefice propose il suo programma apostolico Tra i documenti principali si annoverano l’esortazione Evangelii gaudium (24 novembre 2013) che delinea il programma del suo pontificato, 4 Encicliche: Lumen fidei (29 giugno 2013) che affronta il tema della fede in Dio, Laudato si (24 maggio 2015) che tocca il problema dell’ecologia integrale, Fratelli tutti (3 ottobre 2020) sulla fraternità umana e l’amicizia sociale, Dilexit nos (24 ottobre 2024) sulla devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù. Ha riformato la Curia romana. Ha modificato il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale e ha reso più severa la legislazione riguardo i crimini commessi da rappresentanti del clero contro minori o persone vulnerabili. Ha compiuto complessivamente 47 viaggi apostolici in 66 diverse nazioni e 40 visite pastorali in 49 differenti città o frazioni d’Italia.
Papa Francesco ha conservato il suo temperamento e la sua forma di guida pastorale e ha dato subito l’impronta della sua forte personalità nel governo della Chiesa, instaurando un contatto diretto con le singole persone e con le popolazioni, desideroso di essere vicino a tutti, con spiccata attenzione alle persone in difficoltà, spendendosi senza misura, in particolare per gli ultimi della terra, gli emarginati.
Con il vocabolario che gli era caratteristico e col suo linguaggio ricco di immagini e di metafore, ha sempre cercato di illuminare con la sapienza del Vangelo i problemi del nostro tempo, offrendo una risposta alla luce della fede e incoraggiando a vivere da cristiani le sfide e le contraddizioni di questi nostri anni di cambiamenti, che amava qualificare ‘cambiamento di epoca’. Aveva grande spontaneità e una maniera informale di rivolgersi a tutti, anche alle persone lontane dalla Chiesa.
Filo conduttore della sua missione è stata la convinzione che la Chiesa è una casa per tutti; una casa dalle porte sempre aperte. Ha più volte fatto ricorso all’immagine della Chiesa come ‘ospedale da campo’ dopo una battaglia in cui vi sono stati molti feriti; una Chiesa desiderosa di prendersi cura con determinazione dei problemi delle persone e dei grandi affanni che lacerano il mondo contemporaneo; una Chiesa capace di chinarsi su ogni uomo, al di là di ogni credo o condizione, curandone le ferite.
Innumerevoli sono i suoi gesti e le sue esortazioni in favore dei migranti, dei rifugiati e dei profughi. Costante è stata anche l’insistenza nell’operare a favore dei poveri. È significativo che il primo viaggio di Papa Francesco sia stato quello a Lampedusa, isola simbolo del dramma dell’emigrazione con migliaia di persone annegate in mare. In contrasto con quella che ha definito ‘la cultura dello scarto’, ha parlato della cultura dell’incontro e della solidarietà. Il tema della fraternità ha attraversato tutto il suo Pontificato con toni vibranti. Nella Lettera Enciclica ‘Fratelli tutti’ ha voluto far rinascere un’ aspirazione mondiale alla fraternità, perché tutti figli del medesimo Padre che sta nei cieli. Con forza ha spesso ricordato che apparteniamo tutti alla medesima famiglia umana. ?Costruire ponti e non muri’ è un’esortazione che egli ha più volte ripetuto e il servizio di fede come Successore dell’Apostolo Pietro è stato sempre congiunto al servizio dell’uomo in tutte le sue dimensioni.


