La riflessione
Con gli autovelox spenti, sicurezza stradale depotenziata
Tra ricorsi, norme incerte e istituzioni divise, l’Italia resta bloccata su un decreto atteso da decenni, mentre la velocità continua a essere la prima causa di incidenti
Quella sugli autovelox è una controversia istituzionale che si protrae da qualcosa come 33 anni e considerando come s’è velocizzato tutto, è un tempo infinito. Paradossalmente sembra che a non correre sulle strade sia rimasto solo il relativo decreto d’omologazione.
Il contenzioso vede da una parte il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini e dall’altra il presidente dell’Associazione nazionale Comuni (ANCI), Gaetano Manfredi. La vertenza nasce da una quantità di autovelox fuori norma che stanno provocando una pioggia di ricorsi, al punto che alcuni Comuni hanno deciso di spegnerli. Affinché le multe per eccesso di velocità siano valide, la Cassazione vuole il decreto d’omologazione; il Ministero dell’Interno a sua volta chiede alle Prefetture di difendere i verbali con documenti tecnici, mai pervenuti ai giudici. L’estenuante tiro alla fune è già arrivato a Bruxelles e potrebbe spingersi fino alla Suprema Corte.
Da un censimento dei dispositivi in uso ai Comuni emerge che tra i rilevatori fissi solo il 40,6% è stato approvato dopo il 2017; tra quelli mobili la quota scende al 32,8%. Se un auspicio si impone, per me come presidente dell’ACI è che si faccia la richiesta chiarezza e l’iter giunga a conclusione. Come ho più volte sottolineato, la tecnologia è irrinunciabile, in parallelo con i controlli costanti delle forze dell’ordine. Questo a maggior ragione dopo l’entrata in vigore – il 14 dicembre 2024 – del nuovo Codice della strada che non può rinunciare al decisivo apporto degli autovelox. Si noti che già il vecchio Codice, risalente al 30 aprile 1992, impose che i rilevatori fossero approvati e ‘debitamente omologati’ (art. 142). Sono passati 32 anni e si è ancora in mare aperto. E finché non sarà varato il nuovo decreto, ogni verbale per eccesso di velocità è esposto a possibile annullamento: un vuoto che rischia il diffondersi di una insidiosa presunzione di impunità.
Gli autovelox spenti in attesa del pronunciamento non fanno che aumentare il pericolo di infrazioni, a fronte della velocità che rimane la prima causa di incidenti stradali in Italia. Mi associo in pieno a quanto ha dichiarato al ‘Corriere della Sera’ Luigi Altamura, comandante della Polizia locale di Verona e referente Anci in Viabilità Italia: “Di fronte allo stallo perdiamo tutti; sediamoci di nuovo a un tavolo e smettiamo di calpestare la sicurezza stradale”.
*Presidente Aci Bergamo


