L'esibizione
|“Lampyris Noctiluca”, una danza che si origina come luce oltre l’omologazione
Al Festival ORLANDO il coreografo e perfomer Aristide Rontini, in dialogo con l’eredità pasoliniana, mette in scena percezioni corporee e desideri di un corpo con disabilità che resistono alle aggettivazioni della società
La lucciola come animale guida, immagine-bussola che dona corporeità, in forma di danza, a percezioni e desideri. Lucciola che guida il coreografo e perfomer AristideRontini, protagonista a Festival ORLANDO insieme a Vittorio Giampietro con la performance “Lampyris Noctiluca”, che andrà in scena mercoledì 7 maggio alle 21.00 in Auditorium di Palazzo della Libertà (Cult! Diffusione culturale).
Un gioco di chiaroscuri che dialoga con l’eredità di Pier Paolo Pasolini, a partire da “l’articolo delle lucciole”, pubblicato sul Corriere della Sera nel 1975, nel quale affronta un drammatico mutamento storico ed antropologico all’interno della società. “Un testo che è stato punto di partenza, con il quale sono entrato in dialogo, in un lavoro dove sono emerse risonanze, ma anche distanze, rispetto alla tematica affrontata – spiega Aristide Rontini, membro anche del collettivo Al.Di.Qua Artisti – nel processo creativo, poi, sono entrati in gioco la materialità dei corpi, ma anche le mie risonanze personali rispetto al tema, percezioni ed istanze ancorate in me e nel tempo in cui vivo. Lo spettacolo, poi, grazie al testo ed al processo creativo che ne è seguito, acquisisce una propria logica ed una propria vita autonoma”. Un’immagine, quella della lucciola, della “Lampyris Noctiluca” del titolo, che orienta il processo creativo. “Un’immagine altamente poetica che Pasolini utilizza per parlare politicamente dei cambiamenti culturali, antropologici ed ecologici del suo tempo. In questo senso, l’obiettivo che mi sono posto è, attraverso un’immagine poetica, di poter parlare, per quanto mi riguarda, della mia esperienza personale nella società”.
Un’immagine che Rontini traduce poi in danza. “La lucciola è un insetto notturno che emette luce, questo è ciò che voglio tradurre nella mia danza. Questa luce che origina dall’interno diventa simbolo del mio essere, anche in quanto corpo con disabilità. Sono le mie percezioni corporee, i miei bisogni, i miei desideri, che resistono alle aggettivazioni, a sguardi limitanti ed alla tensione omologante dall’esterno. Attraverso il mio corpo-lucciola, in scena, io dono spazio e faccio proprie quelle percezioni e quei desideri, restituendole poi in forma di danza”. Un’immagine che, nella danza, trova tutta la sua contemporaneità. “Un’immagine che si contrappone ad un modo di esistere fatto di luci abbaglianti, di schermi che illuminano dall’esterno, di narrazioni dominanti che vengono veicolate velocemente, in modo molto diffuso dai mass media e dai diversi mezzi tecnologici, rispetto, per esempio, alla disabilità. Per me, la lucciola, è il singolo punto di vista interno, che è soggettivo, ma che ha comunque una sua rilevanza. Un invito a rallentare ed a contemplare più che a spiegare, perché le lucciole si incontrano nottetempo, quando si è più disposti all’ascolto, perché siamo in un tempo non produttivo, e quindi riusciamo anche a sospendere ciò che pensiamo di sapere sull’altro e ad aprirci a ciò che è ed a ciò che ci dice. Penso che questo continui ad essere un messaggio importante oggi, perché ci troviamo immersi in tempi frenetici, ci relazioniamo molto con l’altro attraverso la mediazione dei social, piuttosto che ascoltandone intimamente il punto di vista”.
Nello spettacolo, un ruolo determinante è quello della luce sulla scena. “Il mio corpo appare gradualmente grazie ad un gioco di luci, come una lucciola nell’oscurità, che diventa corpo e materia – spiega ancora Rontini – . L’interazione tra il mio corpo e la luce origina quest’azione generativa nello spazio. Altri giochi di luce si formano poi attraverso un materiale riflettente, che invita ad assumere un atteggiamento contemplativo rispetto alla scena ed a quello che succede. La luce, poi, diventa caravaggesca, mi ritaglia, mi illumina, rendendo lo spettacolo carnale: l’immagine della lucciola, in questo senso, è un invito anche ad incarnarsi nei propri corpi”.
Una luce che richiama anche una visione attiva da parte dello spettatore: “viene chiesto al pubblico di acuire il proprio sguardo, di essere attivo ed attento, di seguire il corpo, come le lucciole nella radura”.
Corpo che si fa danza, una danza che è, essenzialmente, politica. “Io ho la consapevolezza di occupare uno spazio pubblico, attraverso il mio corpo e la coreografia che è formata dal mio punto di vista interno, come persona che vive con disabilità. Occupo uno spazio che genera una narrazione alternativa a quelle dominanti, che spesso sono opprimenti e soffocano spazi esistenziali. Grazie a questa consapevolezza, posso anche definire la mia danza politica, ma anche poetica. Non siamo sempre consapevoli che ogni nostra scelta o ogni nostro modo di presentarci è politico, dando spazio ad un desiderio che non è comune, o presentando il nostro corpo in uno spazio che raramente è stato occupato da un corpo con disabilità. Sporadicamente le persone con disabilità sono invitate a stare sulla scena: questo crea una dimensione politica dell’evento. Serve avere la consapevolezza di abbracciare i propri desideri e che i propri gesti abbiano una ripercussione politica, anche solo nell’immaginario collettivo. Attraverso la danza, ho l’opportunità di stare in contatto con il mio corpo con disabilità, lasciando che la sua fisionomia e le sue energie si dispieghino, prendendo spazio, piuttosto che aderire a codici o modelli prestabiliti. La coreografia diventa come un abito che mi fa stare bene”.
Un pensiero politico che riguarda anche il fallimento, tema di questa dodicesima edizione di Festival ORLANDO: “la nostra è una cultura in cui non è concesso fallire. Il fallimento, estremamente drammatico nella nostra società, può essere invece gioioso e leggero. Può essere anche generativo, così come un corpo che non viene visto e che parte dal proprio punto di vista interno per raccontarsi come qualcosa di inedito”.
Un fallimento generativo, come l’apparente semplice luce di una lucciola, che scompare nel trambusto della modernità, ma che ritrova il proprio luogo e la propria unicità grazie ad occhi capaci, ancora una volta, di osservare con attenzione ed intento costruttivo.
All’interno della programmazione di Festival ORLANDO, martedì 6 maggio, alle 19.30 alla Fondazione Serughetti La Porta (19.30) verrà proposta la performance “Dopo il lavoro” di Giulia Scotti (Pay What You Want: 15 €, 10 € o 5 €. Consigliato l’acquisto del biglietto online su www.lab80.18tickets.it), che pone domande su quanto un sistema fortemente capitalistico definisce il valore della vita e della persona in base a soldi e lavoro, mentre alle 21.30 alla Sala dell’Orologio al Palazzo della Libertà verrà proiettato “Un couteau dans le coeur” di Yann Gonzalez. Nell’estate parigina del 1979, Anne, una produttrice di film porno gay, disperata per la rottura del legame con la montatrice delle sue pellicole, Loïs, decide di girare un nuovo film per riconquistarla. Il set verrà però funestato da un* serial killer con un passato misterioso. Tra atmosfere oniriche e luci al neon, Un couteau dans le cœur porta alla centro dello schermo la cultura marginale del cinema porno gay anni ‘70 e le persone che l’hanno abitata. INFO Pay What You Want: 7 €, 5 € o 3 €. Consigliato l’acquisto del biglietto online su www.lab80.18tickets.it
Mercoledì 7 maggio, alle ore 21.00 presso l’Auditorium di Palazzo della Libertà (CULT! Diffusione culturale), verrà presentata la performance “Lampyris Noctiluca” di Aristide Rontini, con Aristide Rontini e Vittorio Giampietro. Aristide Rontini dialoga con l’eredità di Pier Paolo Pasolini, ispirandosi al famoso articolo comparso nel 1975 su La sparizione delle lucciole. L’immagine della lucciola porta il coreografo a giocare con i chiaroscuri che svelano il corpo del performer. La danza è portatrice di una diversità reale e lascia spazio a molteplici letture. A seguire un incontro con l’artista con traduzione in LIS. INFO Pay What You Want: 15 €, 10 € o 5 €. Consigliato l’acquisto del biglietto online su www.lab80.18tickets.it.
Giovedì 8 maggio, alle 21.00, nella Sala dell’Orologio di Palazzo della Libertà (CULT! Diffusione culturale) verrà proposta la performance “Trance of Ecstasy” di Emmanuel Ndefo, con Emmanuel Ndefo e Femi Adebajo. All’interno di una camera da letto, due uomini cercano di esplorare quali siano i limiti dell’intimità maschile e se sia mai possibile superarli. Il lavoro è una composizione coreografica di fantasie represse, di contatto, di abbracci e di vicinanza. Sullo sfondo: immagini e suoni tratti dal caos e dalla vitalità della città di Lagos, in Nigeria, e le restrizioni in materia di omosessualità. Il lavoro si ispira al testo di Ellen Waterman “Naked Intimacy: Eroticism, Improvisation and Gender” in cui l’erotismo è il regno del nostro desiderio più urgente, che porta alla trasgressione dei confini, all’identificazione estatica con altr* e, in ultima analisi, a un confronto con se stess*. A seguire incontro con gli artisti con traduzione in LIS INFO L’incontro si svolgerà in lingua inglese con traduzione consecutiva e traduzione in LIS. Pay What You Want: 15 €, 10 € o 5 €. Consigliato l’acquisto del biglietto online su www.lab80.18tickets.it.
Tutto il programma del festival è disponibile online su orlandofestival.it


