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Il Tar vieta la caccia su 475 valichi montani lombardi, Macconi: “Serve una riforma radicale della legge”

Storico pronunciamento del Tar che vieta l’attività venatoria su circa il 70% del territorio della Lombardia: Regione bocciata e condannata al pagamento delle spese processuali

La Lega Abolizione Caccia esulta, la Regione Lombardia un po’ meno: è una sentenza storica quella pronunciata venerdì 2 maggio dalla 4^ sezione del Tar della Lombardia che, al termine di un lungo contenzioso tra l’associazione animalista e il Pirellone, ha disposto l’applicazione del divieto di attività venatoria su 475 valichi montani e in un raggio di almeno mille metri dagli stessi.

“Da quasi 33 anni – spiega la LAC – la Regione Lombardia disapplicava una esplicita disposizione statale (art. 21, comma 3°, della legge 157/92), che impone di precludere la caccia sui valichi montani, soprattutto al fine di tutelare il passaggio degli uccelli migratori. I valichi montani lombardi sono stati, nel frattempo, illecitamente occupati da migliaia di appostamenti fissi e temporanei per la caccia all’avifauna migratrice, con grave danno decennale al nostro patrimonio faunistico”.

Il Tar ha anche condannato la Regione e il Consiglio Regionale al pagamento delle spese di giudizio (per circa 4.000 euro) in favore della Lega Abolizione Caccia che ha già annunciato di volersi rivolgere alla magistratura contabile, affinché “sia riconosciuto il danno erariale provocato da decenni di inerzia regionale. Salvi per i prossimi anni milioni di animali selvatici grazie a questo risultato”.

Sul caso è intervenuto il consigliere regionale bergamasco di Fratelli d’Italia, Pietro Macconi: “Avevamo appena gioito per i risultati ottenuti sulle cacce in deroga, e subito dobbiamo ricrederci: siamo alle solite. La giustizia ha colpito ancora con una sentenza durissima, che abolisce la caccia su circa il 70% del territorio lombardo, ovvero nei cosiddetti ‘valichi’ e nelle aree circostanti. La legge 157/1992 sembra avere come obiettivo principale quello di ostacolare l’attività venatoria in Italia. Con un’impostazione eccessivamente prescrittiva e restrittiva, ha finito per offrire strumenti interpretativi capaci di limitare ulteriormente una pratica storicamente regolamentata e radicata nei nostri territori. Quattrocentosettantacinque (475) valichi lombardi chiusi alla caccia: non se ne può più. È difficile comprendere come una categoria di cittadini civicamente onesti e rispettosi delle regole riesca a sopportare simili provvedimenti, che a molti appaiono persecutori. La virtù più esercitata dai cacciatori, ormai, sembra essere la pazienza: non solo quella legata all’attività venatoria, ma anche quella verso un sistema giudiziario sempre molto attento nei loro confronti e una politica sempre più distratta”.

“Nonostante tutto, anche questa situazione sarà affrontata alla radice con determinazione, intervenendo sulle disposizioni legislative che hanno consentito un simile esito giuridico – conclude Macconi -. Ci eravamo preparati: abbiamo predisposto un piano su due direttrici. La prima riguarda il ricorso al Consiglio di Stato; la seconda prevede modifiche alla legge nazionale in materia. È ormai evidente che questa legge va cambiata in modo radicale. Anche chi le leggi le scrive è stanco di schermaglie giuridiche ‘buone solo per allungare il brodo, affinché il cuoco non risponda mai davvero della qualità dei piatti serviti'”.