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Perché siamo fortemente interessati alle vicende interne della Chiesa cattolica?

Nel tempo della globalizzazione, con le sue accelerazioni e le sue frenate, chi si occupa della “costruzione della città umana”?

È probabile che tra una settimana venga annunciato, dall’alto della Loggia di San Pietro, un Francesco II o un Benedetto XVII o un Giovanni XXIV… Perché siamo fortemente interessati alle vicende interne della Chiesa cattolica?

Per la seguente semplice ragione. Sotto i nostri occhi, nel giro di soli 100 giorni, l’ordine geopolitico uscito dalla seconda guerra mondiale, conclusa sul fiume Elba l’8 maggio di ottant’anni fa, è saltato definitivamente.

A partire dal 1989 siamo passati dal bipolarismo al multilateralismo ordinato e al disordine mondiale di questi anni. L’invasione russa della Crimea nel 2014 e, a seguire, dell’Ucraina il 24 febbraio 2022 hanno certificato ufficialmente al disordine. Trump lo ha pienamente assunto come strategia. Il disordine consiste nel fatto che ciascuno Stato diventa lupo per ogni altro lo Stato.
Pertanto gli organismi internazionali di governance o, almeno, di composizione bilanciata degli interessi nazionali si sono svuotati di poteri.

L’Onu, in particolare, ha cessato di essere lo strumento di costruzione di un ordine universale, fondato sui diritti umani e sulla democrazia, ed è stato ridimensionato a sigla di una pluralità di Imperi e di Stati-nazione in competizione. Noi Europei eravamo abituati a considerare la pace come la condizione naturale e dovuta della nostra grande penisola euroasiatica. Ma la guerra è tornata. Era stata confinata nell’angolo delle possibilità remote, oggi oscilla tra possibilità e probabilità. L’alternativa pace/guerra è sul nostro tavolo.

Ora, a questo punto, su questa pianeta disordinato, conflittuale, in riarmo vertiginoso, chi rappresenta gli interessi universali della specie umana, il suo futuro e il suo destino?
Certamente non i singoli Stati o Imperi, l’un contro l’altro armati. Nel tempo della globalizzazione, con le sue accelerazioni e le sue frenate, chi si occupa della “costruzione della città umana”?
Il Concilio Vaticano II – 11 ottobre 1962 – 8 dicembre 1965 – ha collocato la Chiesa cattolica sul terreno di questa sfida. Prima di allora il cattolicesimo poteva essere o una “religione-Stato o una “religione degli Stati”, come continuano ad esserlo l’Islam, l’Induismo, persino il Buddismo – almeno quello in versione birmana – lo Shintoismo, le correnti integraliste dell’Ebraismo… Per la Chiesa post-conciliare, invece, “la costruzione della città umana” non avviene a partire dallo Stato nazionale, ma muove dall’umanità dell’umano.

San Pietro - Santa Sede - vaticano - foto nostre

Il compito della Chiesa non è la formazione del “cittadino dello Stato-nazione”, ma dell’uomo come tale. Il cittadino seguirà o dovrebbe. L’universalismo e il globalismo ne sono la prima conseguenza. Qualcuno lo dovrebbe spiegare meglio a Trump, quando annuncia che Dio è con lui o a Salvini, quando si aggira con la capanna del presepe sotto l’ascella.

Promotore conseguente di questa scelta conciliare è stato Paolo VI. Nell’Enciclica “Populorum Progressio” – 26 marzo 1967 – descrisse la Chiesa come “rerum humanarum peritissima”, espertissima nelle cose che riguardano gli esseri umani.  La nuova Chiesa si sforza di accompagnare il tormentato e sempre reversibile processo storico di umanizzazione dell’homo sapiens. Questa vocazione, di cui la Chiesa cattolica si auto-investe, nasce da una visione dell’uomo, dell’umanità e della storia, che non è il prodotto di un’elaborazione antroposofica o di una filosofia morale.
Non è soltanto umanesimo radicale plenario. Nasce dalla fede religiosa, i cui dogmi fondamentali furono stabiliti nel 325 nel Concilio di Nicea, oggi Iznik, a sud di Istanbul: l’incarnazione di Dio attraverso il Cristo nella Storia e la resurrezione di Cristo.

Essi promettono al credente che la vita ha un significato e che la Storia non è un Caos insensato. Quello della speranza è il messaggio più necessario oggi, in tempi di nichilismo e di pretese dell’Homo-Deus. Come a dire: la vita umana e la vicenda dell’homo sapiens sono colme di speranza. Questa “la buona notizia”. Va controcorrente. Il futuro Papa continuerà ad annunciarla.


giovanni cominelliGiovanni Cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano. Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.