“Dopo il lavoro”, a Orlando la performance di Giulia Scotti che riflette sul reale valore della persona
Alla Fondazione Serughetti La Porta un luogo sospeso diventa Centro per l’impiego, in cui la finzione scenica porta un gruppo di persone al confronto sui molteplici significati del lavoro, tra il dovere necessario e la gratificazione personale
Bergamo. Esiste altro dopo il lavoro? Da questa domanda e dalle sue molteplici declinazioni nasce “Dopo il lavoro”, una performance di Giulia Scotti che verrà proposta martedì 6 maggio (19.30) alla Fondazione Serughetti La Porta, all’interno della programmazione della dodicesima edizione di Festival Orlando.
“Scriverò di come mi sono sentito piccolo e inferiore di fronte a chi è cresciuto nella sicurezza economica, perché per quanto io mi sia messo alla prova, cercando di dimenticare gli insegnamenti del capitalismo, una parte di me crede ancora che il valore economico sia la misura di una persona”. Un passaggio di “Chav: solidarietà coatta” di D. Hunter, che riflette sul valore della persona, ad oggi strettamente legato al rapporto con il lavoro ed il denaro. Una riflessione che Giulia Scotti, insieme a Gaia Rinaldi, hanno tradotto attraverso la loro performance, nata in seguito all’incontro con un gruppo di persone over 60 (Lena Merafina, Miryam Ascari, Rossana Anelli, Angelo Carbone, Michele Tamburella, Diana De Lorenzo, Elena Crisan, Laura Giardo, Federica Sorella, Piera Fasson, Maria Luisa Raimondi, Isabella Zanzoni, Maria Elisa Zanzoni), già in pensione, che ormai hanno concluso il proprio percorso lavorativo. “Un cambio di prospettiva, dopo una mia personale condizione di disoccupazione, che vede un confronto con una condizione di disoccupazione invece desiderata e legittima – spiega Giulia Scotti – Una situazione in cui manca il senso di colpa che io provavo, invece, nel mio periodo da disoccupata”.
Lo spazio in Fondazione Serughetti La Porta si trasforma in luogo neutro che diventa sala di un centro per l’impiego, un luogo di finzione scenica che permetterà al pubblico di essere parte attiva della performance.
Un luogo quasi sospeso, in cui il “dopo il lavoro” assume molteplici significati, sia a livello strettamente cronologico sia per quanto riguarda scale di valori e di priorità. “Ci sono persone in fase di dopo-lavoro, ma, inevitabilmente, entra in campo anche una questione più valoriale, pensando al rischio della generazione dei trenta-quarantenni di identificarsi strettamente e solo con la propria professione. Nel momento in cui non si è soddisfatti da quel lato, si avverte una mancanza di senso, come se non esistesse altro rispetto al lavoro”.
Un lavoro che, per essere vissuto in maniera compiuta, dovrebbe distaccarsi dall’ottica del dovere per avvicinarsi a quella della gratificazione personale. “Io vorrei un lavoro che non sia vissuto solo come fonte di reddito, ma che mi possa corrispondere intimamente – spiega ancora Scotti – . Credo anche che sia una trappola pericolosa, finire per identificarsi totalmente con quello che si fa, anche se appagante. Credo che sia un pensiero riduttivo, anche rispetto al fatto di essere inseriti in un contesto più complesso, per cui è bene ragionare su larga scala per non essere egoriferiti”.
Un contesto, quello del mondo del lavoro, in cui ritrovare anche una diversa declinazione del fallimento, tema della dodicesima edizione di ORLANDO. “Il fallimento ha a che fare un po’ sia con il mio personaggio, sia con gli altri – spiega ancora Scotti – in modo diverso, sono tutti dei personaggi falliti quelli che vediamo durante la performance. Anche il pubblico, che viene in qualche modo interpellato. Il contesto del centro per l’impiego pone tutti in una condizione simile: ci immaginiamo di essere delle persone che non hanno un lavoro e che si presentano in questo spazio per ottenerne uno. Quella che si verifica, a livello di dispositivo, è un po’ una gara: per ottenere un posto, bisogna dimostrare di valere più degli altri. Il fallimento e l’inciampo si manifestano nel tentare di dover rispondere a questa logica, che ci chiede di essere iperproduttivi, di essere efficienti, di non palesare le fatiche, ma di essere sempre pronti. Io sono convinta che la sfida sia proprio sabotare questo tipo di domanda, trovando una misura che sia a metà rispetto all’idea del super essere umano che viene ormai imposta dalla società. Serve augurarsi che anche il termine ‘fallimento’ non debba per forza avere un’accezione negativa, facendo sì che non si debba fuggire dal fallimento, ma che possa essere accettato come fatto possibile. In questo fallimento della perdita del lavoro, ci può essere una sensazione data da un’esperienza soggettiva, ma anche da una rilettura sociale dell’evento, come se avvertissi che socialmente ciò poteva essere letto come fallimento: a livello soggettivo, forse, l’avrei vissuta con meno giudizio. Mi sono sentita in una società in cui perdere il lavoro sia declinato come fatto che segna una persona attraverso l’errore: credo che ci possa essere un altro modo di vivere il fallimento”.
Una logica che, a partire proprio dal testo di D. Hunter, riflette anche sulla logica capitalista dell’iperproduttività per poterla, in qualche modo, sovvertire. “Pur essendo molto lontani dal poter immaginare una società che non sia capitalista, sono convinta però che si possa lottare dall’interno per allargare un po’ le maglie del sistema in cui ci troviamo, sovvertendo un po’ la logica che ci chiede di essere iperproduttivi. La questione di ‘dopo il lavoro’, se sostenuta, potrebbe proporre un modello diverso. C’è un’onda di nuove generazioni che chiede di non vedere corrisposto il proprio valore solo in base al lavoro che svolgono, ma anche rispetto ad una tutela della persona in quanto tale.
All’interno della programmazione di Festival ORLANDO, lunedì 5 maggio continua la proposta di ORLANDO SHORTS 2025 (dalle 17.00 alle 21.00), rassegna di cortometraggi queer presso Performatorio – centro per le arti performative. La selezione, avvenuta presso gli spazi di Ink Cub, è stata curata da un gruppo di persone under 25. L’accesso è possibile in qualsiasi momento durante gli orari di apertura, nello spazio di Performatorio (in collaborazione con Ink Club, Performatorio e Florence Queer Festival). Ingresso libero. I cortometraggi sono in versione originale con sottotitoli in italiano e sottotitoli SDH, che includono la descrizione degli elementi sonori presenti nel video. Tali sottotitoli agevolano la comprensione e sono pertinenti alla cultura sorda.
Sempre lunedì 5 maggio, alle 18 alla Sala dell’Orologio di Palazzo della Libertà (CULT! diffusione culturale), viene proiettato “Shadow” di Bruce Gladwin. Primo lungometraggio, dal tono ironicamente oscuro, della compagnia teatrale Back to Back Theatre, SHADOW utilizza una combinazione di elementi drammatici e documentaristici per raccontare la storia di un gruppo di attivist* con disabilità intellettiva che organizza un incontro pubblico sugli impatti futuri dell’intelligenza artificiale.. A seguire incontro a cura di Mabel Giraldo con traduzione in LIS e per concludere aperitivo. In collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università degli studi di Bergamo (ingresso libero con posti limitati).
Martedì 6 maggio, oltre alla performance “Dopo il lavoro” di Giulia Scotti (Fondazione Serughetti La Porta, 19.30, Pay What You Want: 15 €, 10 € o 5 €. Consigliato l’acquisto del biglietto online su www.lab80.18tickets.it), alle 21.30 alla Sala dell’Orologio al Palazzo della Libertà verrà proiettato “Un couteau dans le coeur” di Yann Gonzalez. Nell’estate parigina del 1979, Anne, una produttrice di film porno gay, disperata per la rottura del legame con la montatrice delle sue pellicole, Loïs, decide di girare un nuovo film per riconquistarla. Il set verrà però funestato da un* serial killer con un passato misterioso. Tra atmosfere oniriche e luci al neon, Un couteau dans le cœur porta alla centro dello schermo la cultura marginale del cinema porno gay anni ‘70 e le persone che l’hanno abitata. INFO Pay What You Want: 7 €, 5 € o 3 €. Consigliato l’acquisto del biglietto online su www.lab80.18tickets.it
Tutto il programma del festival è disponibile online su orlandofestival.it


