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Il vescovo Francesco: “L’ecologia integrale non è solo connessioni, ma prospetta condivisioni”
La messa celebrata al Mercato Ortofrutticolo di Bergamo

Monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, ha celebrato nel pomeriggio del 1° maggio la messa al Mercato Ortofrutticolo in occasione del giorno di San Giuseppe Lavoratore

Bergamo. Lo spunto, il punto di partenza è il lavoro. Non potrebbe essere altrimenti nella giornata celebra la festa dei lavoratori, il 1° maggio, per la Chiesa si celebra San Giuseppe lavoratore. Eppure monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, parte da qui per tracciare nell’omelia della messa celebrata al Mercato ortofrutticolo un disegno più ampio dove al centro di tutto sta l’Uomo. Come nel disegno di Leonardo da Vinci, l’uomo vitruviano, l’essere umano è misura di tutte le cose, ma non finisce in sé stesso o schiavo di esse. L’uomo non è soggetto in quanto tale per il proprio lavoro, la propria occupazione. Ed esce dallo schema del tempo per rimetterlo al cuore dell’Universo dove Dio lo ha posto.

“Non è bastata la globalizzazione, non è sufficiente la connessione, è necessaria la condivisione: la speranza è dono di Dio e frutto della condivisione – afferma il vescovo Francesco – . È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni”. E aggiunge: “L’ecologia integrale non è solo una questione di connessioni, ma prospetta le condivisioni: non solo ognuno mette del suo, ma lo mette per un bene più grande del suo, che garantisce anche il suo”.
Da qui l’invito ad uscire dagli schemi: “È una visione integrale, che tiene insieme l’etica del lavoro, la sostenibilità ambientale e un’economia capace di includere e non escludere”.


Lavoro povero

“Avere un impiego oggi non è più condizione sufficiente per vivere in maniera dignitosa. Molte famiglie non reggono l’aumento del costo della vita. È necessaria una protezione sociale sempre più avvertita dalle persone in condizione di fragilità” rimarca il vescovo Francesco. Il lavoro povero si monsignor Beschi si concentra sullo “Sfruttamento dei più deboli. Per questo è necessaria una comunità che crei una protezione sociale per i vulnerabili e i marginali, per gli “scarti” e scartati, di coloro che sono impiegati nella cosiddetta “economia informale”.

E si sofferma sul tema della comunità capace di includere, capace “di abbattere disuguaglianze e disparità”. Una comunità che si prende cura dell’altro e l’orizzonte si sposta sugli infortuni sul lavoro, a quanti muoiono o si ammalano nei posti di lavoro. “L’insicurezza sul lavoro diventa allora anche insicurezza sociale – prosegue il vescovo Francesco -. Oggi le persone che lavorano sono più sole. Eppure il lavoro è un’azione generativa, una relazione sociale essa stessa generatrice di legami di cui dobbiamo prenderci cura. Per questo vogliamo intendere il lavoro come una speranza che non è mai individuale, ma è la costruzione di comunità che dice no all’idolatria del denaro, all’economia dello scarto, alla corruzione che altera le regole, alla mafia, alle tangenti, all’evasione fiscale. Per questo diventa un obbligo morale la cura delle relazioni, nel segno della dignità e non solo del risultato”.


Lo spreco scandaloso

“Il cibo non è una merce: è vita, è relazione, è diritto – evidenzia sull’altare posto al centro del Mercato Ortofrutticolo -. È scandaloso non vedere il cibo come un bene universale e trattarlo invece come merce soggetta a speculazioni. Il mercato è un luogo in cui ciò che viene dalla terra finisce sulla tavola e diventa nutrimento, diventano beni e frutti per l’uomo e per tutti. La “mano invisibile” del mercato non è sufficiente a risolvere i gravi problemi oggi sul tappeto. È la nostra mano visibile che deve completare l’opera di con-creazione di una società equa e solidale e continuare a seminare speranza. Infatti, ‘i segni dei tempi, che racchiudono l’anelito del cuore umano, bisognoso della presenza salvifica di Dio, chiedono di essere trasformati in segni di speranza’. Nell’anno che celebra il Giubileo della Speranza sia davvero un tempo di riposo della terra, dell’uomo, della società. Il lavoro sia veramente umano e lo sia per tutti!”.