Padre Zanotti, accusato di abusi e maltrattamenti: “Sono io la vittima, lui era ossessionato da me”
La parte offesa è un giovane straniero per tre anni ospite della comunità gestita dal frate cappuccino. Secondo la procura il religioso chiedeva sesso abusando della propria posizione
Antegnate. “La vittima ero io. Lui aveva una vera e propria ossessione nei miei confronti. Mi seguiva dappertutto, mi chiamava Papi, era gelosissimo e non voleva che gli altri mi parlassero”. Questa, in sintesi, è la versione fornita in aula da padre Antonio Zanotti, frate cappuccino di 78 anni, accusato di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di un giovane ospite straniero di una delle sue comunità.
Dopo aver trascorso tre anni nella comunità Oasi 7 di Antegnate, il ragazzo se n’è andato denunciando il frate che, secondo l’accusa, lo avrebbe costretto ad avere rapporti sessuali quasi tutti i giorni in cambio di regali e grosse somme di denaro, approfittando della sua situazione di estremo bisogno. Lo avrebbe maltrattato umiliandolo davanti agli altri e minacciato di cacciarlo se non soddisfaceva le sue richieste. Ci sono dei video, ripresi dalla vittima, nei quali si vede la mano del frate nelle parti intime del ragazzo.
Dal banco dei testimoni Padre Zanotti prima nega di averlo toccato, poi ammette: “Mi ha costretto, io non ero consenziente. Lui veniva spesso nella mia stanza e si denudava, metteva il suo organo genitale sulla mia scrivania mentre io scrivevo al computer. Era ossessionato dal sesso, girava nudo perché voleva far vedere che lui valeva qualcosa almeno in quel campo”.
“Una volta mi ha chiesto del Viagra – racconta il frate -. Diceva che non riusciva così, dopo ore di tormento, ho acconsentito e sono andato da un amico farmacista a chiedere le pastiglie. Gliele ho portate, ma erano bianche, invece lui voleva quelle blu. Ho chiamato un altro amico che fa il medico, mi ha fatto la ricetta e ho mandato mio fratello a comprarle. Gliene ho data una ma non succedeva nulla, così me ne ha chiesta un’altra e poi una terza. Mi ha preso il braccio e mi ha messo la mano nelle sue parti intime, voleva che lo stimolassi per avere un’erezione”.
Il ragazzo in quell’occasione ha filmato tutto: “Lui diceva che per eccitarsi doveva guardare un video pornografico sul cellulare e invece aveva attivato la videocamera”, spiega l’imputato.
“Io non riuscivo a controllarlo, avevo paura, lui mi minacciava anche di morte. Mi rubava tutto, soldi, orologi, ori, vestiti. Andava e veniva come voleva. A volte spariva per giorni, poi tornava sempre. Nessuno lo sopportava, era davvero ingestibile, avevano tutti paura di lui”, racconta il frate. Spesso l’imputato portava la vittima in vacanza con sé: “Siamo stati insieme a Malta, in Grecia, due volte in India dove ho aperto una comunità. Lo portavo con me per non lasciarlo agli altri, dato che nessuno riusciva a domare il suo carattere”.
Padre Zanotti gestiva 21 comunità “ero sempre in giro. Avrò dormito ad Antegnate in totale due o tre mesi, tra il 2015 e il 2018”. Quindi, negli altri mesi, la vittima veniva comunque gestita dagli altri operatori della comunità. “Un paio di volte è venuto in camera mia e mi ha detto che voleva dormire con me nel letto matrimoniale. Io non volevo, ma lui insisteva e diceva che se non accettavo si sarebbe ucciso. Cosa dovevo fare? Veniva a letto in mutande ma poi, quando di notte mi svegliavo, lui non c’era più. In quelle occasioni mi rubava tutto ciò che avevo in camera”.
Una versione diametralmente opposta a quella fornita dal giovane. Nel fascicolo è presente anche una chiavetta con la registrazione di un colloquio avuto dal frate nel 2020 con la sua guida spirituale, nella quale, incalzato, ammetteva parte degli addebiti, soprattutto dopo essere stato messo davanti alle immagini. Diceva però di essere stato costretto.
A ogni prestazione sessuale, secondo quanto gli viene contestato, veniva corrisposta una somma compresa tra i cento e i cinquecento euro, bottiglie di alcolici, quadri, lingotti d’oro. In un paio di occasioni gli aveva fatto avere cifre elevate: 10mila euro una volta, 20mila un’altra.
Nonostante il suo temperamento ingestibile, come lo ha definito il frate, il giovane non sarebbe mai stato cacciato via. Sarebbe rimasto in comunità per un paio d’anni senza fare nulla, mantenuto, con vitto e alloggio gratuiti: “Perché io non caccio via nessuno”, ha detto il cappuccino. Poi il ragazzo sarebbe stato assunto dalla cooperativa sociale alla quale si appoggiava la comunità, ricevendo uno stipendio di 1.200 euro.
Padre Antonio Zanotti ha già patteggiato 4 anni in un altro procedimento, che lo vedeva imputato per la truffa dell’accoglienza dei migranti.
Nella prossima udienza, fissata per il 14 maggio, verranno sentiti due testi della difesa e si procederà poi con la discussione.


