Il 1° maggio “Uniti per un lavoro sicuro”: il tema sicurezza al centro della giornata
La manifestazione avrà inizio alle 9.30 dal piazzale della stazione della città e si concluderà, dopo un corteo, in piazza Vittorio Veneto con l’intervento di Riccardo Saccone, segretario generale Slc Cgil
Bergamo. Sempre più nelle cronache dei quotidiani si leggono tristi notizie: tragedie che raccontano di infortuni gravi o di morti sul lavoro. Un dato aumentato nel 2024 rispetto al 2023 e che purtroppo sembra destinato a salire. Per questo, il tema del 1° maggio “Uniti per un lavoro sicuro“, deciso da Cisl, Cgil e Uil, sarà la sicurezza sul lavoro spesso sottovalutata e poco considerata.
“È un tema primario da affrontare – sottolinea Francesco Corna, segretario generale Cisl Bergamo – soprattutto, perché abbiamo visto che con la ripresa dell’attività economica dopo la pandemia, c’è stato un aumento di decessi e infortuni”.
L’Inail ha certificato che, negli ultimi 12 mesi, le vittime sul lavoro nel nostro Paese sono state 1.090 rispetto alle 1.041 del 2023: 49 persone morte in più.
Un passo avanti in tema sicurezza è già stato fatto grazie al protocollo di intesa siglato con il Comune di Bergamo per la tutela dei lavoratori nei cantieri edili. Un piccolo progresso per contrastare ogni forma di irregolarità, assicurare il rispetto delle norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e promuovere condizioni dignitose per tutti i lavoratori del comparto costruzioni.
Nella giornata del 1° maggio, tra i temi più rilevanti che saranno trattati, vi sono la formazione ed informazione di tutti i lavoratori. Temi che non devono essere concepiti come meri adempimenti burocratici, ma processi partecipati e verificati nella reale comprensione dei contenuti.
La stabilizzazione dei rapporti di lavoro e la corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali rappresentano un’altra priorità, affrontata con l’obiettivo di ridurre il precariato e garantire occupazione stabile e dignitosa. Non solo: trasparenza e legalità sono fondamentali per contrastare fenomeni di caporalato e sfruttamento. Un contributo decisivo in questa direzione può arrivare dalla definizione di un codice degli appalti che limiti il ricorso ai subappalti a catena, evitando così sia il meccanismo del massimo ribasso sia la cancellazione degli oneri previsti per la sicurezza.
L’1 maggio si prospetta anche come l’occasione perfetta per diffondere una cultura della prevenzione in materia di sicurezza sul lavoro, che deve essere accompagnata da un sistema di controlli e ispezioni da parte degli Enti preposti.
La manifestazione prevede il ritrovo alle 9.30 al piazzale della stazione di Bergamo, dalle 10 un corteo per le vie della città e infine, in piazza Vittorio Veneto alle 11.30, Riccardo Saccone segretario generale Slc Cgil, terrà un intervento per conto di Cisl, Cgil e Uil. Inoltre, interverranno delegati delle rispettive categorie di appartenenza per portare il proprio contributo sul tema della sicurezza.
“I problemi che si riscontrano sul territorio – hanno dichiarato all’unisono Corna, Papaianni e Toscano – sono gli stessi che si hanno a livello nazionale anche se colpisce molto di più per l’elevato numero che si riscontra nella nostra provincia rispetto ad altre zone della Lombardia. Abbiamo necessità di avere maggiori ispezioni, di intensificare i controlli, di una formazione vera e concreta che parta fin dalle scuole e venga poi sviluppata in maniera seria e approfondita sui posti di lavoro e che non sia solo sulla carta. Senza dimenticare che il lavoro povero e sottopagato è una delle cause che si possono annoverare come elemento di scarsa sicurezza. Pensiamo ai subappalti a cascata che rappresentano una piaga vera perché gli ultimi della catena rischiano non solo un dumping contrattuale elevato, ma di non avere le stesse tutele che possono essere garantite ai lavoratori dell’azienda aggiudicatrice. Questo Primo maggio seve dunque per sensibilizzare ulteriormente i lavoratori e le persone perché è necessario l’impegno di tutti per far si che chi lavora rientri la sera dalle proprie famiglie. Perché non va dimenticato che dietro una vittima c’è sempre una persone e una famiglia. Sarà un Primo maggio di rivendicazione quello che faremo a Bergamo perché con tutta la tecnologia che abbiamo al giorno d’oggi non è possibile morire ancora di lavoro”.


