Il ritorno dell’inflazione nel 2025: cause, impatti e strategie per proteggere i risparmi
L’inizio del 2025 ci ha messo di fronte ad una sfida economica che non possiamo ignorare: il ritorno dell’inflazione. Dobbiamo quindi prepararci a gestire un fenomeno che potrebbe influenzare significativamente i nostri risparmi e il nostro stile di vita
Si chiude un’altra settimana corta (lunedì 21 aprile i mercati erano chiusi), ma che ha visto dati macro economici importanti sia per i mercati dell’Europa che quelli degli Stati Uniti.
Contrariamente alle previsioni il PMI manifatturiero dell’Europa di aprile è risultato maggiore delle attese (48.7 punti contro 47.4 atteso) e maggiore del dato di marzo (48.6), pur continuano a stazionare al di sotto dei 50 punti che, come noto, indica recessione. Sorpresa anche per il PMI servizi, minore delle attese (49.7 punti contro 50.4) e in flessione rispetto al dato di febbraio (51.0). Manifattura dell’Europa che tiene, ma che necessita di ulteriori conferme, e servizi che calano.
Stesso trend per i PMI statunitensi di aprile: Manifattura, pari a 50.7 punti, maggiore delle attese (49.0) e in crescita rispetto ai 50.2 punti di marzo e Servizi, pari a 51.4 punti, minore delle attese (52.8) e in calo rispetto ai 54.4 punti di marzo.
Settimana dove tutto il clamore sui dazi, la discussione sui grandi problemi che affliggono l’economia statunitense è stata quasi del tutto messa in secondo piano. In particolare, negli ultimi cinque anni il deficit fiscale è raddoppiato rispetto al suo intervallo storico, alimentato da una crescita della spesa pubblica doppia rispetto al tasso di crescita dell’economia. Quando il debito cresce due volte più velocemente dell’economia, è solo questione di tempo prima che inizino a sorgere problemi nel finanziamento del debito pubblico, come abbiamo visto con il recente comportamento insolito del mercato obbligazionario mentre le preoccupazioni di recessione e inflazione (di cui parleremo più diffusamente nel seguito della nostra analisi) aumentavano insieme alle preoccupazioni sui dazi.
A livello di indici, la settimana ha visto l’indice della large caps, FTSE MIB, chiudere con una performance del 3.80%, quello dei titoli star, FTSE ITALIA STAR, del 4.23% e quello delle micro caps, FTSE ITALIA GROWTH, del 3.09%
A livello di titoli, spicca la performance di STM (+13.74%), nonostante i risultati del 1Q25 in flessione rispetto a quelli del 1Q24, ma superiori a quelli medi attesi dagli analisti. I ricavi sono scesi del 27.3% a 2.52 miliardi di dollari. In flessione la marginalità lorda che si è ridotta al 33.4% (41.7% nel 1Q24 e 37.7% nel 4Q24), a causa principalmente del mix di prodotto e, in misura inferiore, di maggiori oneri da sottoutilizzo della capacità produttiva e di un prezzo di vendita più basso. STM stimava una marginalità nell’ordine del 33.8%. Per l’intero 2025 il management prevede di mantenere il piano di spese in conto capitale nette tra 2 e 2.3 miliardi di dollari, principalmente per dare attuazione al ridisegno della struttura manifatturiera.
Secondo miglior titolo della settimana, Mediobanca (+12.23%), sia grazie al miglioramento del rating a lungo termine (unsecured) da parte di S&P Global Ratings portandolo a “BBB+” (dal precedente “BBB), confermando l’outlook “stabile” e il rating a breve termine “A-2”, sia alle attese per l’operazione di OPS lanciata da MPS.
Medaglia di bronzo per MPS (+9.75%), sia grazie alle attese relative all’OPS lanciata su Mediobanca, sia all’incremento della partecipazione all’8.996% da parte di Banco BPM (dal 5.003% precedente).
I tre peggiori titoli della settimana registrano tutti variazione contenute. Peggior titolo della settimana Campari, che flette dell’1.15%, quale effetto del pagamento del dividendo pari a 0.065 euro per azione. Variazione negativa anche per Leonardo (-0,82%), che ritraccia leggermente dopo la forte crescita registrata nei primi 15 giorni di aprile.
Terzo peggior titolo della settimana, Banca Mediolanum (0.62%), quale effetto del saldo dividendo di 0.63 euro per azione (l’acconto di 0.37 euro era stato distribuito lo scordo novembre).
Come dicevamo, analizziamo il contesto di inflazione che potrebbe accelerare nel 2025. L’inflazione non è solo un termine economico astratto, ma una realtà che tocca direttamente le nostre tasche. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a segnali preoccupanti: i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati, il costo della vita è cresciuto e il potere d’acquisto delle famiglie ha subito pressioni sempre maggiori.
Ma non dobbiamo e non possiamo farci cogliere impreparati. Occorre analizzare le cause che potrebbero scatenare questa nuova ondata inflazionistica e gli impatti concreti sulla nostra vita quotidiana. Ma soprattutto, mettere in campo strategie efficaci per proteggere i nostri risparmi.
Le cause dell’Inflazione nel 2025
Nel 2025, ci troviamo di fronte a quella che potremmo definire una “tempesta perfetta” di fattori che contribuiscono all’aumento dell’inflazione. Non è un singolo elemento a preoccuparci, ma una
combinazione di forze che stanno spingendo i prezzi verso l’alto. Le politiche monetarie espansive degli ultimi anni, unite alla ripresa post-pandemia, hanno infatti creato un terreno fertile per la crescita inflazionistica.
Stiamo assistendo ad una serie di pressioni globali che non possiamo ignorare. Le tensioni geopolitiche continuano ad influenzare i mercati delle materie prime e le interruzioni nelle catene di
approvvigionamento continuano a creare colli di bottiglia nella produzione. Non crediamo che questi fattori siano temporanei, ma stanno invece ridisegnando il panorama economico mondiale e dobbiamo essere pronti ad affrontarli.
Oltre a questo, stiamo anche osservando con particolare attenzione l’aumento della domanda aggregata.
Con la ripresa economica in pieno svolgimento, i consumatori hanno ripreso a spendere e le imprese ad investire con rinnovata fiducia. L’incremento della domanda aggregato, sebbene positivo per l’economia nel suo complesso, sta contribuendo a spingere verso l’alto i prezzi in molti settori chiave. È un fenomeno che tocchiamo con mano ogni giorno, dal supermercato alle bollette energetiche.
Le politiche monetarie in transizione
Non possiamo sottovalutare l’impatto delle decisioni delle banche centrali. Le politiche monetarie che hanno sostenuto l’economia durante le recenti crisi stanno gradualmente cambiando, ma gli effetti di anni di tassi bassi e stimoli monetari crediamo che continueranno a farsi sentire ancora per un po’ di tempo. Siamo entrati in una fase delicata, dove il bilanciamento tra crescita economica e controllo dell’inflazione diventerà sempre più cruciale per il nostro futuro finanziario.
Gli impatti dell’inflazione
L’inflazione si sta avvicinando come un’onda che rischia di travolgere i nostri risparmi e dobbiamo essere consapevoli delle sue conseguenze. Il primo e più evidente impatto che dobbiamo affrontare è la progressiva erosione del potere d’acquisto delle nostre famiglie. Quello che oggi ci permette di fare una spesa completa, domani potrebbe non bastare più per riempire il carrello. È come se i nostri soldi si “sciogliessero” lentamente nel tempo, perdendo la loro capacità di acquistare beni e servizi.
I tassi di interesse rappresentano un’altra fronte di preoccupazione. Le banche centrali, nel tentativo di contenere l’inflazione derivante dai dazi e/o da costi (p.e. energia), potrebbero sospendere la riduzione dei tassi o addirittura aumentarli, rendendo più costosi mutui e prestiti. Chi ha un mutuo a tasso variabile potrebbe vedere le rate mensili aumentare considerevolmente, mentre chi sta pensando di acquistare casa potrebbe trovarsi di fronte a condizioni di finanziamento meno favorevoli.
Anche sul fronte degli investimenti, dobbiamo prepararci a cambiamenti significativi. I portafogli potrebbero subire scossoni importanti, con alcuni strumenti finanziari che rischiano di perdere valore reale nel tempo. I rendimenti delle obbligazioni con una duration lunga, tradizionalmente considerate investimenti sicuri, potrebbero rivelarsi particolarmente volatili in questo scenario inflazionistico. È come se stessimo giocando a scacchi su una scacchiera in continuo movimento, dove le regole del gioco cambiano costantemente.
In mezzo all’incertezza, emerge una cosa certa: non possiamo ignorare l’impatto dell’inflazione. L’aumento generalizzato dei prezzi rischia infatti di ampliare le disuguaglianze economiche, colpendo in modo particolare le fasce più deboli della popolazione. Chi vive di reddito fisso o pensione potrebbe trovarsi in seria difficoltà nel mantenere il proprio tenore di vita. Questo ci spinge a riflettere non solo sulle strategie individuali di protezione del risparmio, ma anche sulla necessità di soluzioni collettive per affrontare questa sfida economica.
Nel quadro complessivo, non dobbiamo dimenticare i cambiamenti strutturali che stanno plasmando la nostra economia. La transizione verde, la digitalizzazione e i cambiamenti demografici stanno tutti contribuendo a creare pressioni sui prezzi. Stiamo quindi assistendo ad una trasformazione fondamentale del modo in cui produciamo e consumiamo e questo ha un costo che si rifletterà inevitabilmente sull’inflazione. La sfida sarà gestire questi cambiamenti minimizzando l’impatto sui prezzi al consumo.
Strategie per Proteggere i Risparmi
In tempi di incertezza economica, proteggere i risparmi dall’inflazione diventa una priorità assoluta. Non possiamo permetterci di rimanere passivi mentre il valore del nostro denaro si erode giorno dopo giorno. È giunto il momento di agire con determinazione e intelligenza per salvaguardare il nostro futuro finanziario.
Ecco le strategie principali che possiamo adottare per difenderci dall’inflazione:
– investimenti in beni rifugio come oro e metalli preziosi;
– titoli di stato indicizzati all’inflazione;
– diversificazione geografica del portafoglio e tra le diverse asset class;
– investimenti nel mercato immobiliare;
– allocazione in fondi comuni bilanciati;
– sottoscrizione di polizze assicurative con protezione del capitale.
La chiave del successo sta nella pianificazione strategica e nell’equilibrio. Nessuno sa con certezza che cosa ci riserva il futuro, ma possiamo prepararci. Non dobbiamo farci prendere dal panico e concentrare tutti i nostri risparmi su un’unica soluzione. Al contrario, è fondamentale distribuire il rischio su diversi strumenti finanziari, mantenendo sempre una parte di liquidità per le emergenze. Questo approccio ci permetterà di navigare con maggiore sicurezza attraverso le turbolenze dei mercati.
Se non si conoscono l’economia e la finanza crediamo che sia meglio affidarsi ad un consulente finanziario che possa guidarci nelle scelte più adatte al nostro profilo di rischio e ai nostri obiettivi. Ricordiamoci che non esiste una strategia universale: ciò che funziona per alcuni potrebbe non essere la soluzione migliore per altri. L’importante è mantenere un approccio razionale e informato, evitando decisioni affrettate dettate dall’emotività del momento.
Investire in Beni Rifugio
In un periodo di crescente inflazione, occorre anche guardare con particolare attenzione ai beni rifugio.
Quegli investimenti che storicamente hanno dimostrato di mantenere o aumentare il loro valore anche nelle fasi più turbolente dell’economia. L’oro, al quale abbiamo dedicato un articolo il 6 aprile scorso (clicca qui per leggere), continua a brillare come uno dei beni rifugio per eccellenza, rappresentando da millenni una riserva di valore affidabile contro l’erosione del potere d’acquisto.
Ma non è solo l’oro a meritare la nostra attenzione. Altri metalli preziosi come l’argento e il platino stanno emergendo come alternative interessanti, soprattutto considerando il loro crescente utilizzo nelle tecnologie green e nell’industria. La domanda industriale, unita al loro valore intrinseco, li rende particolarmente attraenti in un contesto inflazionistico come quello che potrebbe prospettarsi nel 2025.
Ma anche le altre materie prime (rame, caffè, cotone, etc) rappresentano un’altra categoria di beni rifugio importante. Pensiamo alle risorse energetiche, ai metalli industriali e alle commodity agricole: questi asset tendono a beneficiare dell’inflazione poiché i loro prezzi si muovono spesso in parallelo con l’aumento generale dei prezzi. Inoltre, la loro scarsità naturale e la domanda costante li rendono particolarmente resistenti alle pressioni inflazionistiche.
Ma attenzione: investire in beni rifugio richiede una strategia ponderata e ben diversificata. Non stiamo quindi dicendo di convertire tutti i risparmi in oro e/o materie prime, ma piuttosto di considerare questi asset come parte di un portafoglio bilanciato. La chiave sta nel trovare il giusto equilibrio, allocando una percentuale degli investimenti in questi beni, mantenendo sempre e comunque un occhio attento alla liquidità e alle esigenze finanziarie di breve termine.
Azioni e fondi Indicizzati
In un periodo di crescente inflazione, le azioni e i fondi indicizzati rappresentano uno degli alleati più preziosi per proteggere il capitale. L’esperienza insegna infatti che le aziende solide hanno la capacità di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi finali, mantenendo così i loro margini di profitto e, di conseguenza, il valore delle loro azioni. È proprio questa caratteristica che rende il mercato azionario un’efficace protezione contro l’inflazione.
Per quanto riguarda invece i fondi indicizzati, questi offrono un approccio intelligente e diversificato all’investimento azionario. Replicando l’andamento di indici come il FTSE MIB o l’S&P 500, questi strumenti ci permettono di partecipare alla crescita dell’intero mercato con costi di gestione contenuti. Non dobbiamo essere esperti di finanza per comprendere il loro vantaggio, ma per sceglierli in funzione della nostra avversione al rischio, è sempre bene affidarsi al proprio consulente finanziario. Acquistando infatti quote di un fondo indicizzato, otteniamo automaticamente un’esposizione diversificata su centinaia di aziende.
Particolarmente interessanti sono i settori che storicamente hanno dimostrato una maggiore resilienza durante i periodi inflazionistici. Pensiamo alle utilities, alle aziende del settore energetico e ai beni di consumo di prima necessità. Nel lungo periodo queste società tendono a mantenere una performance stabile anche quando i prezzi salgono, poiché forniscono servizi e prodotti essenziali di cui non possiamo fare a meno, indipendentemente dal contesto economico.
È fondamentale, tuttavia, mantenere un approccio equilibrato nella costruzione del portafoglio azionario e non farsi guidare dall’emotività o dalle mode del momento. La chiave sta nella selezione di ETF e fondi indicizzati che rispecchino la nostra propensione al rischio e i nostri obiettivi di investimento a lungo termine. Ricordiamoci sempre che l’investimento in azioni, pur rappresentando un’eccellente protezione contro l’inflazione, richiede pazienza e quindi una prospettiva di lungo periodo per dare i suoi frutti migliori.
Conclusione
In questo viaggio attraverso le sfide dell’inflazione del 2025, abbiamo esplorato insieme le molteplici sfaccettature di un fenomeno che richiede la massima attenzione. Non possiamo permetterci di
sottovalutare l’impatto che l’inflazione avrà sui risparmi e sul futuro finanziario. La chiave del successo risiede nella preparazione e nell’azione tempestiva. La diversificazione del portafoglio, l’investimento in beni rifugio e la scelta oculata di azioni e/o fondi indicizzati possono costituire un solido scudo contro l’erosione del potere d’acquisto. Non esiste una strategia universale, ma un mix personalizzato di soluzioni che si adattano alle nostre specifiche esigenze e obiettivi.
Ricordiamoci comunque che:
– l’informazione è il nostro primo strumento di difesa;
– la diversificazione resta la strategia regina per minimizzare i rischi;
– l’adattabilità e la prontezza nel modificare le nostre strategie sono fondamentali.
Il 2025 porterà certamente delle sfide, ma siamo ora equipaggiati con gli strumenti necessari per affrontarle. Non lasciamoci paralizzare dalla paura dell’inflazione, ma trasformiamola in un’opportunità per ripensare e ottimizzare la gestione dei nostri risparmi. Il futuro appartiene a chi si prepara oggi. Manteniamo un approccio proattivo, continuiamo ad aggiornarci
e, soprattutto, agiamo con determinazione per proteggere e far crescere il nostro patrimonio. Insieme al nostro consulente finanziario possiamo trasformare questa sfida in un trampolino verso una maggiore sicurezza finanziaria.
La strada è tracciata: sta a noi percorrerla con saggezza e determinazione, ricordando che ogni crisi porta con sé anche nuove opportunità di crescita e apprendimento.
Antonio TognoliHo iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.


