Polemiche sollevate per la decisione di mantenere un profilo basso in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. Il giornalista bergamasco Paolo Berizzi:”Un’assurdità, un paradosso e il trionfo dell’ipocrisia”
Provincia. “È questo il fiore del partigiano morto per la libertà”. Così recita “Bella ciao“, la canzone simbolo della lotta al nazifascismo e dei partigiani. Ed è quello che celebriamo venerdì 25 aprile 2025, in occasione dell’80° anniversario della Liberazione. La festa della democrazia, della pace e della fine di un regime tiranno, in favore della giustizia. Un fondamento etico, che ci ricorda ogni anno quale popolo vogliamo essere e che la libertà dev’essere difesa ogni giorno.
Eppure, la rilevanza etica della festività sembra essere oscurata da una tragedia che si è imbattuta sul nostro paese negli ultimi giorni: la morte di Papa Francesco.
Decisioni che hanno suscitato non poco malcontento. Il motivo? In uno Stato laico, quale dovrebbe essere l’Italia, una ricorrenza importante come la Liberazione dal nazifascismo sembrerebbe volutamente offuscata da un’altra notizia, per quanto triste e devastante.
“Trovo che sia un’assurdità, un paradosso e il trionfo dell’ipocrisia”. Questo è il commento di Paolo Berizzi, giornalista del quotidiano la Repubblica e saggista, che ha condotto numerose inchieste sul neofascismo.
“Non occorre essere maliziosi per sospettare che questo invito alla sobrietà – continua Berizzi – sia un modo strumentale per silenziare il 25 Aprile. La data chiave e fondante della storia della nostra Repubblica antifascista”.
Una data da sempre poco gradita da Fratelli d’Italia, a partire dalla sua leader Giorgia Meloni. Leader di un partito che porta sul suo simbolo la fiamma che arde sulla tomba di Mussolini a Predappio e, i cui esponenti, non si sono mai dichiarati antifascisti. Un valore, l’antifascismo, che dovrebbe essere condiviso da tutti i cittadini italiani, fondante della nostra Costituzione.
“Io la definirei una vera e propria operazione-sobrietà. Gli eredi della fiamma non avendo nulla da festeggiare, faranno di tutto per osteggiare questa ricorrenza – prosegue -. In queste ore decine di sindaci italiani si sono adeguati a questo invito, e altri lo faranno. Non solo, vanno oltre il concetto di sobrietà annullando gli eventi e le manifestazioni già previste. Questa non è sobrietà, ma revisionismo puro”.
Un tentativo revisionista grave, come sostenuto da Berizzi, di manomettere la storia con profonde ricadute sociali agli occhi dei più giovani. Il vero sogno del partito della fiamma? Spegnere il 25 aprile e trascinarlo nell’oblio.
“La figura di Papa Francesco e la Festa della Liberazione non sono affatto incompatibili – precisa il giornalista -. Anzi, credo che per quello che il suo Pontificato ha rappresentato, se c’è una figura di Papa quanto più vicino a quella del partigiano della Chiesa, è stato proprio Papa Francesco. Usare la morte di un Papa criticato in modo aspro da chi oggi chiede la sordina per la sua morte, mi sembra un’ipocrisia da farisei”.
Per gli eredi di quella storia fascista e per tutti coloro che non riescono a dichiararsi antifascisti, questa giornata “non è una festa, ma una giornata di lutto”.
Sono state numerose le dichiarazioni dei sindaci coinvolti, costretti a fronteggiare il disappunto di associazioni e cittadini indignati. “La mia impressione è che si vergognino di dichiararsi antifascisti, e quindi si rifugiano in giustificazioni e spiegazioni spesso piuttosto acrobatiche – conclude Berizzi -. Dalle loro parole non emerge sobrietà, ma un ottuso revisionismo. Tutti si adeguano a una linea imposta dall’alto, che ha più il sapore di un diktat che di un invito. È evidente che i sindaci appartenenti a questo schieramento politico hanno un solo obiettivo: conformarsi e soffocare le celebrazioni”.
Celebrare il 25 Aprile non è solo un atto di memoria, ma una presa di posizione. Ogni scelta, ogni parola e ogni silenzio raccontano da che parte si sceglie di stare.