La storia
|Papa Francesco, la dittatura militare in Argentina e quei “desaparecidos” salvati
Ripercorriamo il dramma dei ricercati che ha scosso profondamente la nazione sudamericana negli anni più bui e che ha visto Bergoglio impegnato in prima linea
Jorge Mario Bergoglio: un giovane provinciale dei Gesuiti, futuro papa, un uomo coraggioso, che negli anni della dittatura militare si trovò a operare in un contesto di paura e repressione. In silenzio, con discrezione, offrì aiuto a chi era in pericolo, cercando di proteggere vite umane senza clamore. I fatti raccontano una storia di coraggio nascosto e di scelte difficili.
Il 24 marzo 1976 in Argentina i militari prendono il potere. Iniziano sette anni di terrore. L’esercito rapisce e uccide decine di migliaia di persone: è il dramma dei “desaparecidos”. A Buenos Aires il gesuita Jorge Mario Bergoglio mette in salvo tutti i ricercati che può. Quel prete oggi è papa Francesco. Ora quanti furono aiutati da lui svelano come padre Jorge agiva in silenzio per la loro salvezza.
17 dicembre 1936 – Jorge Mario Bergoglio nasce a Buenos Aires da genitori emigrati dal Piemonte. Il padre, Mario, è impiegato nelle ferrovie; la madre, Regina Sivori, si occupa dell’educazione dei cinque figli.
11 marzo 1958 – Entra nel noviziato della Compagnia di Gesù.
13 dicembre 1969 – Viene ordinato sacerdote.
22 aprile 1972 – Emette la professione perpetua nella Compagnia.
31 luglio 1973 – Viene eletto superiore provinciale dei Gesuiti d’Argentina.
24 marzo 1976 – Una giunta militare capeggiata dal generale Jorge Videla depone con un golpe il governo di Isabel Peròn. Viene imposto un modello economico neoliberista e reso operativo un imponente apparato clandestino di repressione.
1977 – Si intensifica la “guerra sucia, sporca” contro i sospetti oppositori, perseguitati come “sovversivi”.
La repressione segue una prassi collaudata: sequestro, tortura, uccisione. Spesso i condannati, legati mani e piedi, vengono gettati vivi nel Rio de la Plata o dall’aereo nell’Oceano Atlantico. Nascono così i primi movimenti dei familiari dei “desaparecidos“, il più attivo è quello delle “Madri di Plaza de Mayo“.
1978 – Il regime ostenta i Mondiali di calcio organizzati in Argentina come simbolo della “pace” che regna nel Paese.
1980-1981 – Il generale Eduardo Viola succede a Videla e si contende con il capo della Marina, l’ammiraglio Eduardo Massera, la guida politica di una eventuale transizione verso un regime di democrazia formale.
1982 – Due giorni dopo una violenta protesta sindacale, il terzo capo della Giunta, il generale Leopoldo Galtieri, nell’intento di recuperare consenso con un’operazione spettacolare, ordina il 2 aprile l’occupazione militare delle Falkland-Maivinas, arcipelago britannico rivendicato dall’Argentina. Il Regno Unito reagisce infliggendo all’Argentina una rapida sconfitta. L’esito della guerra accelera la fine del regime. Nel mese di giugno assume la presidenza il generale Reynaldo Bignone.
1983 – Bignone indice elezioni democratiche per il 30 ottobre. Ne esce vittorioso il radicale Raùl Alfonsín che si insedia al potere. Il 10 dicembre annuncia il rinvio a giudizio degli ex comandanti delle giunte militari.
1984 – La giustizia militare prima e quella civile poi danno il via ai processi contro i militari accusati di aver violato i diritti umani. Per iniziativa del governo, una commissione speciale (Conadep), presieduta dallo scrittore Ernesto Sabato, accerta che i “desaparecidos” sono stati 8.900. Ma secondo ulteriori ricerche svolte dagli
organismi per i diritti umani, le persone scomparse sono 30 mila.
1985 – Videla e altri quattro ex comandanti vengono condannati a lunghe pene detentive (due di loro all’ergastolo) e incarcerati.
1986 – I processi contro altri militari provocano malumori nelle caserme.
1987 – Durante la Settimana Santa si verifica una sollevazione militare in appoggio ai militari che si rifiutano di deporre nei processi. Alcune settimane dopo il Congresso approva, su richiesta del presidente Alfonsín, una legge di “obbedienza dovuta” che sottrae i militari all’eventualità di un processo per i crimini commessi durante il
regime.
1988 – Gli ultranazionalisti “carapintadas” organizzano due sollevazioni militari, chiedendo la sospensione dei processi e il riconoscimento della “lotta contro la sovversione”.
La teoria è che in Argentina non ci sia stata una dittatura che ha ferocemente represso ogni dissidenza, bensì una guerra dura e necessaria tra movimenti sovversivi e un apparato militare che si sarebbe limitato a restaurare l’ordine contro i comunisti.
1990 – Il presidente Carlos Menem, succeduto ad Alfonsín nel 1989, concede l’indulto ai cinque ex comandanti condannati.
20 maggio 1992 – Dopo aver ricoperto vari incarichi in campo universitario e pastorale, Jorge Mario Bergoglio è nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires.
3 giugno 1997 – Viene nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires.
28 febbraio 1998 – Succede al cardinale Quarracino come arcivescovo della capitale argentina.
21 febbraio 2001 – Giovanni Paolo Il lo crea cardinale insieme all’arcivescovo di Torino Severino Poletto. È il concistoro dei primati: 44 cardinali.
2003 – Il Congresso argentino vota a favore della nullità della legge dell'”obbedienza dovuta”, che proteggeva dai processi i responsabili dei crimini perpetrati durante la dittatura. Il governo dell’Argentina è presieduto dal neoperonista Néstor Kirchner, appartenente all’ala sinistra del Partito Giustizialista.
2005 – Bergoglio viene eletto presidente della Conferenza episcopale argentina, carica cui viene confermato nel 2008.
18 aprile 2005 – Partecipa al Conclave in cui viene eletto Benedetto XVI. Secondo ricostruzioni attendibili, risulta il secondo eletto.
14 giugno 2005 – La Corte suprema argentina dichiara definitivamente nulle le leggi dell'”obbedienza dovuta” e del “punto finale”, riaprendo le porte all’accertamento della verità giudiziaria.
25 aprile 2007 – La Corte penale federale giudica incostituzionale la grazia, concessa nel 1990 dal presidente Menem a Jorge Rafael Videla e ad Emilio Eduardo Massera. Per i due restano valide le condanne del 1985 all’ergastolo.
8 novembre 2010 – Muore l’ammiraglio Massera, 85 anni, internato in un ospedale militare. Non si era più ripreso da un aneurisma cerebrale che lo aveva colpito nel 2004.
22 dicembre 2010 – Videla è nuovamente condannato all’ergastolo per la morte di 31 detenuti. Bergoglio non è mai stato interrogato.
Dopo il tramonto della dittatura le autorità argentine lo denunciano per presunta connivenza con i militari. Dopo un’indagine, un giudice argentino ha stabilito la sua innocenza.
5 luglio 2012 – A Videla viene comminata una nuova pena a 50 anni di reclusione per rapimento e sottrazione di identità perpetrati a figli di “desaparecidos”.
13 marzo 2013 – Bergoglio è eletto Papa e sceglie il nome di Francesco, primo vescovo di Roma a chiamarsi Francesco il santo di Assisi.
17 maggio 2013 – Videla muore improvvisamente in carcere a 87 anni. Sentenzia il magistrato Alicia Oliveira: “Bergoglio ha fatto espatriare tanti perseguitati, mettendo a repentaglio la sua vita. Aveva un’opinione terribile sulla dittatura, la stessa che avevo io”.


