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Monsignor Viganò: “Perché Papa Francesco è stato rivoluzionario”

Il vicecancelliere della Pontificia accademia delle scienze e della Pontificia accademia delle scienze sociali con specifica competenza per il settore della comunicazione, ricorda il pontefice scomparso nella mattina di lunedì 21 aprile

“Papa Francesco aveva uno stile di essenzialità e sobrietà: nel suo magistero è stata importante la Parola, ma anche i gesti hanno avuto un ruolo fondamentale”. Così monsignor Dario Viganò, vicecancelliere della Pontificia accademia delle scienze e della Pontificia accademia delle scienze sociali con specifica competenza per il settore della comunicazione, ricorda il pontefice scomparso nella mattina di lunedì 21 aprile.

Le esperienze vissute in questi anni sono tante, in modo particolare in occasione dei viaggi compiuti dal Santo Padre e dagli incontri con lui: abbiamo intervistato monsignor Viganò chiedendogli di raccontarci qualche aneddoto che porterà nel suo cuore e condividere alcune riflessioni su questa figura straordinaria che tanto ha dato alla Chiesa e al mondo.

Perché Papa Francesco è stato un pontefice rivoluzionario?

Per lo stile che ha caratterizzato il suo magistero. All’indomani della sua elezione a pontefice, ci siamo resi conto che ci trovavamo di fronte a un passaggio nella modalità con cui il Papa si presentava al mondo. Era il primo Papa argentino, il primo Papa gesuita e il primo a prendere il nome di Francesco. Aveva uno stile di essenzialità e sobrietà che si è potuto cogliere sin dall’inizio del suo primo discorso: sulla soglia di San Pietro salutò esclamando “Fratelli e sorelle, buonasera!”, chiese di pregare per lui e diede la benedizione. Sin dall’inizio del suo pontificato, abbiamo cominciato a confrontarci con una modalità di comunicazione molto diretta. Ricordo che era stimolante accompagnarlo nei viaggi perché dovevamo rendere la comunicazione flessibile.

Che cosa intende?

La comunicazione si adattava alla sua modalità comunicativa. Ogni viaggio era indimenticabile: ricordo, per esempio, quando in Terra Santa si recò al Santo Sepolcro e andò nei territori palestinesi e a Betlemme. Non era previsto da nessun protocollo, ma dopo pranzo volle salire sulla papamobile e a un certo punto chiese all’autista di fermarsi affinché potesse scendere e toccare il muro di separazione. Dopo aver appoggiato la mano sulla superficie, rimase in silenzio e in preghiera. Era un momento particolarmente complesso dal punto di vista della gestione, anche per gli operatori del Centro Televisivo Vaticano, ma fu un gesto fortemente simbolico.

I gesti sono stati fondamentali nel pontificato di Francesco

Sì, nel suo magistero sicuramente è stata importante la Parola, ma anche i gesti hanno avuto un ruolo molto forte. Oltre al raccoglimento davanti al muro di separazione in Terra Santa, pensiamo alla preghiera solitaria durante l’emergenza Covid oppure a quando si recava nelle carceri. Il Giovedì Santo, quando nella Coena Domini lavava i piedi ai detenuti, inginocchiandosi ripetendo l’atto compiuto da Gesù servo. Inoltre, penso al gesto con cui dava la benedizione al pancione delle donne in dolce attesa: il suo magistero è stato gravido di gesti dall’elevato valore simbolico, fino alla conclusione della sua vita. La domenica di Pasqua, cioè il giorno prima di morire, ha dato la benedizione a quel popolo che gli era stato affidato e ha fatto il giro in papamobile per salutare i fedeli.

La mattina dopo, invece, è venuto a mancare: la notizia della sua morte ha colpito tutti

Pensavamo tutti che avesse superato il periodo più critico dopo il ricovero per la polmonite, invece per lui era il momento massimo di consumazione: stava dando tutto per il suo popolo, per il popolo che gli era stato affidato. Ha dimostrato che la forza del successore di Pietro e la fragilità umana non sono elementi alternativi: non è vero che serve prestanza fisica, ma una forza che è data dallo spirito. Papa Francesco ha mostrato che è possibile essere a capo della chiesa cattolica e costituire un riferimento mondiale non solo per i cattolici pur mostrando la fragilità del corpo.

Ha avuto una forza straordinaria

È una forza che non consiste nella performanza ma una forza profondamente radicata nel mistero di Dio.

Le condizioni di Papa Francesco sembravano migliorare, domenica era in Piazza San Pietro e il lunedì è morto

Penso che quel senso di smarrimento che percepiamo in maniera diffusa nasca da qui. Abbiamo visto un Papa ricoverato per un mese e mezzo, che poi ha salutato i fedeli dall’Ospedale Gemelli ed è tornato in Vaticano, lo abbiamo ritrovato a San Pietro, fino a quando domenica ha dato la benedizione ed è stato in papamobile tra la sua gente. Si pensava che avrebbe continuato a stare fra noi, con qualche fragilità e lentezza, invece nel mistero della Pasqua se n’è andato. Ha vissuto la sua Pasqua in unione con quella di Cristo.

Monsignor Viganò e Papa Francesco

Dall’inclusione delle persone omosessuali all’accoglienza delle coppie separate, nel corso del suo pontificato, Papa Francesco ha toccato molti temi. Qual è la sua eredità?

Nel corso del suo pontificato Papa Francesco ha toccato molto temi. Alcuni hanno carattere sociale, tipici di una certa riflessione sull’umanità e sull’ecosistema, come l’ecologia, la fraternità, i migranti e l’accoglienza. Altri sono morali, come l’inclusione delle persone omosessuali e dei separati. Entrambi si radicano in quello che disse il giorno dopo l’elezione: voleva una chiesa povera per i poveri, semplice senza sovrastrutture, in grado di ascoltare e non solo di insegnare. Ha saputo trattare queste tematiche le cui soluzioni a volte hanno fatto discutere, mettendosi in ascolto anche di chi tradizionalmente non è cattolico praticante e più in generale di chi sta effettuando un percorso di ricerca spirituale.

Questi tratti sono indelebili?

Credo di sì. La Chiesa non è mai uno stagno ma un fiume che presenta sempre acqua fresca. Vedremo cosa lo Spirito Santo suggerirà ai cardinali. Il nuovo pontefice sicuramente interpreterà quanto fatto da Papa Francesco e ci metterà del suo, come se fossero anelli che si legano fra loro.
Papa Francesco ha saputo parlare alla società contemporanea e guardare alle esigenze del nostro tempo.
Con il suo operato ha mostrato come il Vangelo possa essere una parola di buona notizia anche per la società contemporanea. Ha specificato che la chiesa non è una Ong, ma con la sua azione professa Gesù Cristo. Aveva un profondo radicamento al Vangelo ma si poneva in ascolto della cultura di oggi.

Monsignor Viganò e Papa Francesco

Per concludere, ha un ricordo particolare con il Papa?

Moltissimi. Sono stato accanto a lui in tante occasioni, nei viaggi e in numerosi incontri. Resta la certezza che fosse un uomo radicato nel mistero di Dio e proprio per questo era capace di osservare ciò che il presente dava e puntare sulla creatività pastorale, nella consapevolezza che è il Signore che guida la chiesa.