Il ricordo
|Papa Francesco voleva una Chiesa viva che accettasse correre dei rischi
Francesco amava iniziare dei processi perché voleva una Chiesa viva che accettasse correre dei rischi. La sua scomparsa apre ora un processo decisivo per la vita dei cristiani. È un tempo da vivere nella preghiera, nell’unità e nella fiducia
Papa Francesco ci ha lasciato il 21 aprile 2025, all’età di 88 anni, dopo averci dato la benedizione e consegnato un ultimo messaggio Urbi et Orbi, il giorno prima, domenica di Pasqua.
A ragione, la Chiesa si sente orfana e ciò vuol dire che la Chiesa è famiglia, comunità, appartenenza, sentimenti.
La Chiesa si sente orfana e allo stesso tempo grata.
Citando la rivista La Civiltà Cattolica, voglio esprimere gratitudine per i tanti gesti e parole che non ci hanno lasciato indifferenti, che ci hanno spronato e incoraggiato a essere cristiani coerenti. Papa Francesco ha annunciato il Vangelo con la sua parola, accompagnata dalla forza dei suoi gesti.
Pensando a questi gesti, non dimentichiamo la sua vicinanza ai rifugiati e ai migranti, di cui sono stati esempio il viaggio a Lampedusa, il primo del pontificato, e quello all’isola di Lesbo.
Non dimentichiamo la sua vicinanza ai malati o le sue visite in carcere.
Non dimentichiamo la preghiera del 27 marzo 2020, nei giorni bui della pandemia, in una Piazza San Pietro vuota e con il suono delle sirene delle ambulanze in sottofondo.
Non dimentichiamo l’impegno per la pace, la fratellanza e lo sviluppo umano integrale, oppure la cura per la casa comune, coinvolgendo le altre chiese e confessioni cristiane, le altre religioni e i leader mondiali credenti e non credenti. Non dimentichiamo i molti viaggi apostolici, privilegiando le periferie e appellando alla riconciliazione.
Non dimentichiamo i gesti di accoglienza alla vita nascente, benedicendo le madri in attesa.
Non dimentichiamo nemmeno il tempo dedicato ad ascoltare le vittime degli abusi sessuali e tutto quanto ha fatto per debellare questa piaga dalla vita della Chiesa.
Francesco, inoltre, ha arricchito il vocabolario ecclesiale con delle espressioni che rimangono nella nostra memoria grata: pensiamo alla Chiesa ospedale da campo, alla Chiesa in uscita e nelle frontiere, ai pastori con odore di pecore, al Dio che non si stanca mai di perdonare. Queste e altre espressioni provenivano dalla sua profonda convinzione che la Chiesa non può che essere missionaria, annunciando e rendendo concreta la misericordia di Dio.
Ed ancora, i quattro principi della vita sociale per la Chiesa spiegati nella Evangelii Gaudium, 1 Il tempo è superiore allo spazio, 2 L’unità prevale sul conflitto, 3 La realtà è più importante dell’idea, 4 Il tutto è superiore alla parte.
Siamo anche grati a papa Francesco per aver diffuso la pratica del discernimento e della sinodalità nel governo e nella vita della Chiesa. Per tanti motivi, potremmo dire che egli ha usato un linguaggio concreto e visivo e ha praticato una visibilità che ha parlato ai cuori e alle menti. Il Popolo di Dio lo ha amato perché lo ha compreso.
Papa Francesco è stato molto criticato all’interno della Chiesa da parte di chi lo ha accusato di relativismo e comunismo. Critiche di chi non ha una vera vita spirituale e non ha compreso la profondità del suo messaggio radicato nel Vangelo. Confondere il dialogo interreligioso, cercare e valorizzare i “semi del divino” in ogni religione e cultura e su quelli costruire una fratellanza universale è la logica di Dio. E di applicare il discernimento applicato alle regole morali che è saper incarnare il vero bene nella situazione specifica di una persona. Accusato da quelli che ha definito “i rigidi” legati più alla forma esteriore e alla regola che al vero bene delle persone in una dinamica evolutiva.
Impegnarsi per i poveri, gli esclusi, i migranti, frutto di quella che lui chiama l’economia “dello scarto”, che produce scarti e sfruttati, non è comunismo. Il difendere la dignità dell’uomo e la sua promozione “integrale” non è comunismo. Denunciare la Tecnocrazia che interpreta gli uomini solo come mezzi e strumenti finalizzati alla produzione e al tornaconto personale in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più sfruttati, non è comunismo, ma il risvolto concreto di una fede vera, matura, alla sequela del Signore Gesù che non rimane nello spiritualismo disincarnato, non è comunismo.
È il Vangelo vissuto.
Un’altra critica che ha segnato il suo pontificato è per aver continuamente denunciato il “clericalismo” che caratterizza ancora la mentalità di tante parte della Chiesa istituzionale, cioè quella forma di potere e controllo fondata sul ruolo del sacerdote quando non è vissuto come servizio in umiltà.
Criticato da una parte di Chiesa istituzionale per i suoi gesti “desacralizzanti” radicati nel Signore Gesù che vive la sua “divinità” spogliando se stesso e facendosi servo (Fil. 2,5) la cui regalità non si caratterizza nelle vesti e simboli del potere ma nel lavare i piedi con un grembiule e morire in croce senza più neanche la tunica.
Francesco amava iniziare dei processi perché voleva una Chiesa viva che accettasse correre dei rischi. La sua scomparsa apre ora un processo decisivo per la vita dei cristiani. È un tempo da vivere nella preghiera, nell’unità e nella fiducia. Sappiamo che il Signore Gesù, il Risorto, è presente nella barca della Chiesa, la spinge in mare aperto e la guida attraverso l’azione del suo Spirito. È un tempo per essere davvero Chiesa.
I frutti di tutto ciò che Papa Francesco ha messo in moto nella Chiesa si vedranno e comprenderanno nella loro potenza negli anni futuri.
Io sollecito a leggere le bellissime Encicliche e Lettere apostoliche ma anche le omelie e i discorsi dai quali emergono la profonda spiritualità al cui centro c’è il promuovere e valorizzare l’uomo veicolando l’amore misericordioso di Dio liberando il messaggio del Vangelo da ideologie, sovrastrutture, strumentalizzazioni e da una tradizione mortifera se non sa rinnovarsi ed incarnarsi nel presente.
Come gesuita voglio segnalare i tanti articoli dedicati a papa Francesco pubblicati nelle nostre pagine della Civiltà Cattolica. Abbiamo selezionato e segnalato nel nostro sito web alcuni di questi testi.
Francesco Cavallini SJ


