Il ricordo
|“Papa Francesco: un enigma di doni che il tempo e la Storia sveleranno”
Monsignor Tino Scotti ha trascorso trentuno anni in Vaticano e otto a fianco di Papa Bergoglio. A Roma era capo ufficio dell’archivio della Segreteria di Stato della Santa Sede
Il mondo celebra Papa Francesco nel giorno della sua scomparsa. Eppure per monsignor Tino Scotti, 70 anni, trentuno dei quali trascorsi in Vaticano e otto a fianco di Papa Bergoglio, Francesco “resta un enigma di doni che il tempo e la Storia sveleranno. C’è ancora tutta una ricchezza di qualità che scopriremo con il tempo. Papa Francesco aveva una vasta cultura teologica, letteraria, filosofica. Si presentava sempre con semplicità, non ha mai fatto sfoggio della sua cultura, ma era un fine intellettuale. Basti pensare che era amico di Jorge Luis Borges, lo aveva portato a parlare nella sua scuola a Buenos Aires”.
Monsignor Scotti ho trascorso 8 anni a fianco di Papa Francesco a Casa Santa Marta. Fino al 2021 quando poi è tornato a Bergamo.
A Roma era capo ufficio dell’archivio della Segreteria di Stato della Santa Sede. “Ero cappellano delle suore di Santa Marta e celebravo la Messa del mattino, quando venne eletto e decise di vivere a Casa Santa Marta abbiamo iniziato a celebrare insieme la Messa”.
Dopo la celebrazione eucaristica del mattino, Papa Francesco e monsignor Scotti si dividevano per i loro impegni, poi si ritrovavano ogni pomeriggio alle 16.
“Papa Francesco era una persona straordinaria. Aveva un carattere forte, un temperamento deciso, era severo verso se stesso. Verso gli altri molto gentile, educato, spiritoso: capace di intessere relazioni con straordinaria facilità” racconta monsignor Scotti. “Un lavoratore infaticabile, impressionante. Non ha mai fatto un giorno di vacanza, se aveva del tempo libero andava a visitare malati ed anziani soli. Come un vecchio parroco. Alle 5 del mattino era già in piedi e la sera alle 9.30 di solito si ritirava. Si è speso con tutto se stesso per il Papato, è stato davvero un pastore attento e paziente. Un altro aspetto che molti non conoscono è la sua povertà, la sobrietà come cifra di vita: un paio di scarpe, un giubbotto. Era coerente e viveva i grandi valori anche nei più piccoli gesti. Un uomo profondo dedito alla preghiera. La sera, verso le 19 si ritirava ancora nella cappella in Santa Marta e pregava fino alle 20, all’orario di cena”.
A quell’ora con il vassoio in mano si metteva in coda alla mensa di Santa Marta. “Non è stato facile all’inizio convivere con il Papa – spiega monsignor Scotti -, ma Francesco era abituato a condividere, a vivere in comunità: non ha mai vissuto da solo. Per questo ha scelto di non vivere da solo nell’appartamento apostolico. Ricordo un anno, a Pasqua, dopo la benedizione Urbi et Orbi scese in mensa. Eravamo in pochi rimasti in Santa Marta, tutti avevano raggiunto le proprie famiglie, al termine del pranzo si alzò e volle lavare i piatti. Per lui era normale, perché aveva sempre vissuto così, partecipando alla vita della comunità”.
“Ha sempre preferito impegnarsi in prima persona, non delegando alla Curia – prosegue monsignor Scotti -. Non ha mai voluto segretari stabili, non voleva che il potere li distogliesse dal compito di servire con umiltà. Mangiava con il personale di servizio di Casa Santa Marta e amava questi momenti perché gli permettevano di ascoltare e toccare con mano la vita reale delle persone. Era anche molto generoso, a quanti compivano gli anni regalava sempre un vasetto di marmellata o un sacchetto con dei cioccolatini”.
Ora che non c’è più resta il suo esempio come eredità. “Non sarà facile anche perché ha tracciato una via precisa da seguire, lontano da sfarzi e da lussuosi servizi – aggiunge il monsignore bergamasco -. Lo avevo sentito al telefono una settimana fa, lo avevo trovato bene. Non immaginavo un crollo così repentino. La domenica pomeriggio, Papa Francesco era solito ascoltare la musica, in particolare la lirica, le arie di Puccini o di Verdi, e poi telefonava a tante persone, amici e parenti. Aveva un momento di attenzione per tutti. Detestava invece la corte del Vaticano o quegli appuntamenti accademici: voleva una Chiesa povera che fosse madre e parlasse a tutti”.



