“Dilexit nos”
|Don Fabrizio Polini: “Nell’ultima enciclica di Papa Francesco la tenerezza della fede e la centralità del cuore”
“Dilexit nos”, quarta Enciclica di Francesco, ripercorre tradizione e attualità del pensiero “sull’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo”. Barzana dal 4 all’11 maggio sarà la tappa del Pellegrinaggio internazionale delle reliquie di Santa Margherita Maria Alacoque. Unica tappa Italiana a 350 anni dalla prima apparizione nell’anno giubilare dedicato al Sacro Cuore
Nella mattina di lunedì 21 aprile inaspettata è giunta la notizia della morte di Papa Francesco. Ciò che temevamo si è concretizzato anche se ci eravamo illusi potesse essere slittato l’appuntamento con la morte vista la ripresa dalla degenza e dalla malattia che lo accompagnava da tempo. Come fu per Giovanni Paolo II ci eravamo abituati a vedere un Papa anziano e con i segni dell’età e della malattia ed era di speranza e incoraggiamento vederlo lì a salutare le persone a benedire e ad esserci. I medici dicono che Papa Francesco ha compiuto una scelta quella di darsi completamente per il suo popolo e incarnando fino alla fine lo spirito ignaziano a “morire combattendo sul campo”!
Fino alla fine senza risparmiarsi, senza lamentarsi e con coraggio per infondere speranza e continuare ad essere un punto fermo in mezzo a tanti cambiamenti e disordini.
Ma da dove prendeva questa forza e questa determinazione? Dal suo rapporto quotidiano con il Padre attraverso Gesù alimentato dalla preghiera, dai sacramenti e dagli incontri con il suo popolo
sofferente. Un Papa che, come fu il nostro Papa Giovanni XXIII, sarà ricordato come vicino alla gente soprattutto ai più soli e fragili, capace di parlare a tutti in modo particolare a chi la fede sembra averla persa o semplicemente perché scoraggiato dalla gerarchia e dall’istituzione.
Un Papa coraggioso nel denunciare i mali della società e attento coniare slogan e neologismi che facilmente vengono memorizzati da tutti, un Papa pastore che odora di pecora. Un Papa che sognava una Chiesa in uscita, ospedale da campo senza paura di sbagliare, meno potente forse ma sicuramente più vera e più umana.
Sorprende che proprio la sua ultima Lettera Enciclica, il grado massimo di importanza che un pontefice può dare ai propri scritti, diventi ora il suo testamento spirituale dove condensa ciò che
lo ha animato per anni e ciò che spera per la sua Chiesa. Possiamo benissimo intravvedere in filigrana la spiritualità di Papa Francesco che da buon gesuita è molto attento alle mozioni del
cuore e al loro discernimento. Si parla della devozione al Sacro Cuore di Gesù nell’Enciclica evidenziando come una società dominata dalla logica dello scarto, schiava dai meccanismi cinici e
perversi del mercato e dell’economia, degli algoritmi e dalla dimensione “smart” ha smarrito la capacità di porre un freno alle smodate passioni istintuali che ci animano.
Il cuore, nella mentalità biblica, non è la sede delle emozioni, spesso sono passeggere e fuorvianti, ma dei sentimenti, cosa ben diversa perché frutto di una scelta e di una riflessione, ed è nel cuore che si conosce la realtà e si formulano le decisioni importanti. Dopo il romanticismo si è cancellata la facoltà conoscitiva e decisionale del cuore per lasciare solo quella emotiva mentre oggi anche questa sembra persa perché non ci si stupisce più e non ci si commuove più. Dice, infatti, Papa Francesco nell’Enciclica: “Vedere piangere le nonne, senza che questo risulti intollerabile, è segno di un mondo senza cuore”.
Ritornare al cuore è la capacità non solo di reagire in modo “sano” di fronte alle sofferenze e alle ingiustizie ma anche il ritrovare parole e gesti per dire la fede in Dio per dargli calore e colore e renderla personale vicina e mia. La devozione al Sacro Cuore ha nutrito la vita di santi dalla seconda metà del seicento fino alla metà del ‘900 ed era parte integrante della vita della chiesa. Chissà a quanti è capitato di vedere nelle case dei nonni un quadretto o una statua del Sacro Cuore ma senza saperne il perché. O di aver sentito che il primo venerdì del mese è importante celebrare l’Eucarestia comunicandosi dopo essersi confessati così come vedere in quel giorno che in diverse Parrocchie si propone l’adorazione Eucaristica. Non sminuire la fede dei semplici e ritornare a compiere questi gesti di fede è l’invito di Papa Francesco per alimentare la nostra relazione con dio attraverso Gesù e per imparare da Lui ad amare pur nella fatica, nel dubbio, negli scoraggiamenti di ogni giorno. Non dimentichiamo che è l’unica devozione, quella del Sacro Cuore, chiesta dallo stesso Gesù a chiedere a Santa Margherita Maria Alacoque, è lui non solo a chiedere che venga fatta ma che venga anche fatta conoscere e che trovi il modo di essere vissuta da quante più persone possibili. Infatti consegna alla santa questo compito e all’ordine dei
gesuiti, in particolare a padre Claudio La Colombière padre spirituale della santa, di fornire consistenza teologica la messaggio.
Ecco perché diventa ancora più importante e straordinario il Pellegrinaggio internazionale delle Reliquie di Santa Margherita Maria Alacoque che farà tappa a Barzana dal 4 all’11 maggio, unica tappa Italiana a 350 anni dalla prima apparizione nell’anno giubilare dedicato al Sacro Cuore. Si veste di maggior rilievo perchè adesso diventa il modo concreto per attualizzare il sogno di Papa Francesco e per portare avanti suo testamento spirituale.
Pensate che l’intera conferenza episcopale Irlandese ha organizzato in tutto lo stato un pellegrinaggio come il nostro al termine del quale tutti i vescovi durante una solenne celebrazione consacreranno l’Irlanda al Sacro Cuore.
Sarà una settimana intensa quella organizzata a Barzana fra celebrazioni, presiedute da diversi vescovi, catechesi sulla devozione al Sacro Cuore tenute da professori della Facoltà Teologica di Milano e di Padova e tanti altri momenti di preghiera per riportare tutti noi ad approfondire e interiorizzare la devozione al Sacro Cuore che come disse Papa Benedetto XVI racchiude in sé la sintesi di tutta fede cristiana che volge verso il mistero pasquale.
Invito tutti a prendere visione del programma e ad organizzarsi per poter essere presente ad alcuni momenti così da tenere viva dentro di noi non solo la memoria e il ricordi di Papa Francesco ma di dare corpo al suo sogno assorbendone la spiritualità che lo ha animato nel dono di sé fino all’ultimo gesto quello del giorno di Pasqua salutarci con la benedizione del Signore.
Don Fabrizio Polini*
parroco di Barzana


