Intervento umanitario
|Myanmar: un Paese ferito al cuore, Cesvi in prima linea per portare aiuto
I primi giorni di aprile hanno visto la consegna di un primo carico di di aiuti alimentari con 1.500 sacchi di riso da 5kg da distribuire alle famiglie più colpite. Successivamente è arrivato, mercoledì 9 aprile a Yangon, un aereo cargo umanitario in collaborazione con l’Unione Europea, con le prime 55 tonnellate di aiuti che Cesvi, con oltre 20 anni di presenza in Myanmar
A poco più di due settimane dal devastante terremoto che ha sconvolto il Myanmar, la terra non smette di tremare – una nuova forte scossa di magnitudo 5,6 registrata domenica 13 aprile vicino a Mandalay – e la situazione nel Paese rimane drammatica. In questo scenario di crescente fragilità, Cesvi, organizzazione umanitaria nata nel 1985 a Bergamo, è presente fin dalle prime ore dell’emergenza, impegnata a fornire assistenza umanitaria vitale alle comunità più vulnerabili.
Nonostante le immense difficoltà logistiche e la complessità di raggiungere le aree più remote, il team di Cesvi si è attivato con tempestività. Attraverso rapide analisi sul campo e incontri diretti con la popolazione colpita, l’organizzazione ha immediatamente valutato l’entità del bisogno. I primi giorni di aprile hanno visto la consegna di un primo carico di di aiuti alimentari con 1.500 sacchi di riso da 5kg da distribuire alle famiglie più colpite. Successivamente è arrivato, mercoledì 9 aprile a Yangon, un aereo cargo umanitario in collaborazione con l’Unione Europea, con le prime 55 tonnellate di aiuti che Cesvi, con oltre 20 anni di presenza in Myanmar, è già impegnata a distribuire, in particolare nelle regioni di Sagaing e dello Shan meridionale. Il carico includeva 1.000 tende familiari, 1.600 kit per riparare i rifugi di emergenza, 1.600 teli impermeabili, 1.600 set da cucina, 1.000 lampade solari, 1.000 torce solari e 96mila pastiglie per purificare l’acqua: oggetti fondamentali per la sopravvivenza di chi ha perso tutto e si prepara ad affrontare l’imminente stagione delle piogge. Domenica è arrivato un secondo carico da 17 tonnellate di aiuti umanitari anch’esse in distribuzione. Attualmente, i camion di Cesvi hanno raggiunto le zone dello Shan meridionale, con la priorità di sostenere quelle comunità che non hanno ancora ricevuto alcun tipo di supporto. L’obiettivo è di raggiungere con il secondo carico le regioni dello Shan meridionale, Mandalay, Sagaing e Nay Pyi Taw e distribuire beni essenziali ad almeno 3.520 famiglie, per un totale stimato di 15.100 persone
Un’emergenza umanitaria di proporzioni allarmanti
La portata della crisi umanitaria in Myanmar è sconcertante. Le stime dell’Ocha parlano chiaro: oltre 2 milioni di persone necessitano urgentemente di assistenza. Questa cifra si somma ai circa 20 milioni di birmani che già vivevano in condizioni di vulnerabilità prima del sisma, un quadro preesistente già critico, ora drammaticamente aggravato dal disastro naturale.
Il terremoto ha generato un’ondata di nuovi sfollati, stimati intorno alle 200mila persone (Aha Centre). Queste persone cercano rifugio in alloggi di fortuna, spesso inadeguati e incapaci di offrire una protezione efficace. La necessità di tende e strutture sicure per ripararsi dalle intemperie è una priorità assoluta per garantire loro condizioni di vita dignitose.
Le conseguenze del sisma sulle infrastrutture abitative sono devastanti, con oltre 50mila case danneggiate o completamente distrutte. A questo si aggiunge il pericolo costante delle scosse di assestamento. Un’ulteriore, terribile, complicazione è rappresentata dalla presenza di mine antiuomo in molte delle aree più colpite, spostate inavvertitamente dal terremoto ed esponendo le famiglie in fuga al rischio di esplosioni.
Le condizioni igienico-sanitarie precarie rappresentano un’altra grave minaccia. Molte famiglie sono costrette a dormire all’aperto, esposte al caldo estremo e alle piogge stagionali, aumentando esponenzialmente il rischio di contrarre malattie trasmesse da zanzare come dengue e malaria.
I bambini sono tra i più colpiti. Già prima del sisma, oltre il 50% viveva in povertà e quasi la metà degli adolescenti non frequentava la scuola. Oggi, molti hanno perso la casa, la scuola, i riferimenti familiari, e alcuni hanno visto morire i propri cari sotto le macerie. Le conseguenze psicologiche di questo trauma sono profonde, soprattutto nei più piccoli.
Una corsa contro il tempo: ogni aiuto fa la differenza
Il Myanmar sta vivendo una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi anni. L’imminente arrivo della stagione delle piogge rischia di peggiorare ulteriormente una situazione già drammatica.
In questo contesto critico, ogni aiuto è vitale. Grazie al sostegno di tutti coloro che sono al fianco di Cesvi in questa emergenza, l’organizzazione continua a portare avanti la sua azione sul campo con l’obiettivo di garantire un supporto rapido ed efficace alle persone che hanno perso tutto. Dona ora per sostenere l’intervento di Cesvi in Myanmar e offrire un futuro di speranza a chi ha disperatamente bisogno di aiuto.
Cesvi opera in Myanmar dal 2001, con progetti volti a rafforzare la resilienza delle comunità rurali più vulnerabili e promuovere lo sviluppo sostenibile, in particolare nella Dry Zone. L’organizzazione è al fianco delle popolazioni locali su molteplici fronti: sicurezza alimentare, mezzi di sussistenza e inclusione economica (con particolare attenzione alle donne), educazione in contesti di emergenza, protezione dei minori e adattamento ai cambiamenti climatici attraverso il recupero ambientale e la creazione di asset comunitari.
Nella Dry Zone, Cesvi sostiene famiglie vulnerabili attraverso aiuti economici per la realizzazione di opere di conservazione del suolo, riabilitazione di stagni per la raccolta dell’acqua e riforestazione. Nel Southern Shan, supporta centinaia di piccoli agricoltori nella transizione verso un’agricoltura orticola sostenibile, mentre nelle aree colpite dal conflitto garantisce l’accesso all’educazione a migliaia di bambini esclusi dal sistema scolastico. Promuove inoltre l’empowerment economico femminile attraverso la creazione di microimprese per la trasformazione di prodotti alimentari e la formazione finanziaria delle donne in ambito rurale.






