La recensione
|“Atalanta. Una vita da Dea”: tra emozioni e ricordi, lo stretto legame tra squadra e città
Il documentario di Beppe Manzi intreccia storia passata e presente della squadra bergamasca, racchiusa simbolicamente nei sette giorni che dalla delusione della finale di Coppa Italia hanno portato al trionfo in Europa League
Titolo: Atalanta. Una vita da Dea
Regia: Beppe Manzi
Paese di produzione / anno / durata: Italia / 2025 / 100 min.
Sceneggiatura: Beppe Manzi, Massimo Vavassori
Produzione: Oki Doki Film, Officina della Comunicazione, Atalanta B.C.
Distribuzione: Nexo Studios
Programmazione: Capitol Bergamo, Auditorium Piazza Libertà, Teatro Lottagono Bergamo, Cineteatro Boccaleone, UCI Cinema Orio, Iride-Vega Costa Volpino, Cineteatro Gavazzeni Seriate, Arcadia Stezzano, Treviglio Anteo spazioCinema, Starplex Romano di Lombardia, Aurora Grumello del Monte, Cinema Branzi, Nuovo Cineteatro Albino, Cinema Oratorio Ardesio, Cineteatro S. Fedele Calusco, Loverini Gandino, Parrocchia Nembro, Auditorium San Zeno Osio Sopra, Forzenigo Villa d’Ogna, Sala della Comunità Calcinate, Cinema Teatro Nuovo Chiuduno, Garden Clusone, Centrale Leffe, Sala della Comunità Osio Sotto, Cinema Agorà Petosino, Cineteatro Rivellini Romano di Lombardia, Cinema Teatro Nuovo Trescore Balneario, Cineteatro Cagnola Urgano, Cinema Trieste Zogno, Oratorio Stezzano
L’immedesimazione di una squadra in una città e di un’intera città in una squadra è la connessione che traspare nelle immagini di “Atalanta. Una vita da Dea”, documentario diretto da Beppe Manzi e prodotto da Oki Doki Film, Officina della Comunicazione e Atalanta Bergamasca Calcio, distribuito al cinema da Nexo Studios fino al 20 aprile.
Una coproduzione che segna il debutto di una società professionistica di calcio come parte attiva di un prodotto cinematografico, nel racconto per immagini dei sette giorni più importanti della storia della compagine bergamasca, nel maggio dello scorso anno. “Bergamo è l’Atalanta e l’Atalanta è Bergamo”, commentano Antonio e Luca Percassi, presidente ed amministratore delegato della squadra. Un legame fondamentale con il territorio, che accompagna la “Dea” ad essere da “regina delle provinciali” (per le presenze nella massima serie, escludendo le squadre dei capoluoghi e le vincitrici dello scudetto) a “regina d’Europa”.
Una Dea che nasce, che diventa storia, attraverso la narrazione di alcuni di quelli che l’hanno fatta, quella storia, grazie proprio a quel legame con il territorio che dai campi di Zingonia porta a Dublino. Manzi mostra le immagini di una settimana, dalla sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Juventus del 15 maggio, passando per la vittoria in campionato a Lecce del 18 maggio (che porta l’aritmetica qualificazione alla Champions League) fino alla vittoria contro il Bayer Leverkusen (22 maggio), imbattuto da 51 partite, con un 3-0 netto nella finale di Dublino che consacra l’Atalanta vincitrice dell’Europa League, il maggior risultato della sua storia.
Una Storia che passa attraverso le voci dirette di alcuni dei protagonisti, a cominciare da quella di Antonio Percassi e da quel 4 giugno 2010, quando, da ex calciatore, ritorna di nuovo presidente, con la squadra retrocessa in serie B e l’ormai famoso “An ghà de turnà so’ sobet se nò diente mat!”. Spazio quindi alle altre voci della società, con il figlio e amministratore delegato Andrea Percassi ed il co-chairman Stephen Pagliuca. Testimonianze e ricordi seguiti da quelli dell’allenatore del trionfo, Gian Piero Gasperini, e dei calciatori, dai capitani “bergamaschi” Marten De Roon, Rafael Tolói e Berat Djimsiti all’eroe della finale, Ademola Lookman, insieme a Matteo Ruggeri, Charles De Ketelaere, Marco Pasalic, Isak Hien, Gianluca Scamacca, Davide Zappacosta, Giorgio Scalvini, Marco Carnesecchi, Da Silva Éderson, Sead Kolasinac e Francesco Rossi.
Il filo comune che intreccia tutte le testimonianze è proprio lo stretto legame della squadra con la città, suggellata simbolicamente dalle immagini della benemerenza civica consegnata a De Roon, ma anche dai ricordi di alcune figure storiche, come Glenn Strömberg e Pierluigi Pizzaballa, portiere che vinse la Coppa Italia nel 1963. Una storia che si intreccia, anche attraverso la testimonianza di Mino Favini (storico responsabile del settore giovanile) tra programmazione e lavoro quotidiano, segnato anche dall’ammodernamento dello stadio e del centro sportivo di Zingonia.
Ricordi storici uniti alle recenti celebrazioni, con forse un’abbondanza di parole, che si ritrovano nelle immagini emozionanti (sicuramente per i tifosi) capaci di donare un certo coinvolgimento. Una menzione necessaria allo split-screen delle due semifinali, quella contro l’Olympique Marsiglia nel 2024 e contro il Malines nel 1988, capace di trasmettere emozioni della storia passata e presente, così come le diverse visuali della città. Panoramiche come quella iniziale dell’Ospedale Papa Giovanni, dal terribile periodo del lockdown, legato alla figura di Josip Ilicic. Si intrecciano ancora nomi, testimonianze, storie, anche attraverso le voci di giornalisti ed opinionisti. Si passa da un momento di dolore ad uno di gioia, con il Progetto Neonati Atalantini. Una maglia dell’Atalanta per ogni bambino nato a Bergamo: un legame di emozioni da trasmettere tra generazioni. Emozioni che traspaiono nel film di Manzi, che verrà amato dai tifosi (ma che rimane un po’ in superficie), riuscendo a narrare “una vita da Dea” che guardi al futuro, a quel legame generazionale che vede la dea di nuovo neonata, pur con una storia centenaria. “Nome: Dea. Nata il: 17 ottobre. Ore: 19.07”. Didascalismo necessario per immagini e parole che intrecciano passato, presente e futuro, dedicate “a chi ha detto ‘ti porto all’Atalanta’ e a chi lo diremo”.


