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Il lavoro oggi: una nuova prospettiva
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La trasformazione socio-ecologica richiede una ristrutturazione delle catene di valore esistenti, coinvolgendo aziende e dipendenti in un percorso di innovazione

Bergamo. Il 22 aprile si terrà alla Fiera dei librai di Bergamo la presentazione del volume Laburismo Cattolico, scritto da Flavio Felice e Roberto Rossini. Questo evento costituisce un’occasione importante per riflettere sul lavoro aldilà della sua concezione tradizionale come mero fattore di produzione. Troppo spesso, il lavoro è visto come un mezzo per massimizzare l’efficienza e il profitto, ma questa visione rischia di svalutare l’aspetto umano e sociale che gli è insito.

Le sfide del nostro tempo – dalla crisi climatica alle trasformazioni demografiche, dalla pandemia di Covid-19 alla trasformazione digitale – impongono una riconsiderazione del ruolo del lavoro nella società. È necessario ripensare il rapporto tra economia, lavoro e natura, nonché quello tra Stato, economia di mercato e società civile. Gli sviluppi economici e politici, comprese le scelte degli Stati Uniti, potrebbero determinare cambiamenti strutturali nel mondo del lavoro, influenzando sia i sistemi pensionistici che l’attrazione di nuove generazioni di lavoratori.

Inoltre, la trasformazione socio-ecologica richiede una ristrutturazione delle catene di valore esistenti, coinvolgendo aziende e dipendenti in un percorso di innovazione. Le imprese sono chiamate a bilanciare la necessità di profitto con l’esigenza di soddisfare i bisogni dei dipendenti, motivandoli e costruendo un rapporto di fiducia. Infine, il cambiamento di mentalità nella popolazione rispetto al valore del lavoro retribuito non può essere ignorato. Sempre più persone cercano un senso e un valore nel proprio lavoro, spesso dando vita a nuove opportunità operative.

In sintesi, il lavoro oggi non può essere ridotto a un mero fattore economico, ma deve essere riappropriato della sua dimensione umana e sociale. Questa riflessione costituisce un’urgente necessità per costruire un futuro più equilibrato e significativo.


catena di montaggio - industria - getty immagine

Il Lavoro oltre il salario: verso una società delle attività

Il rapporto fiduciario tra le persone e le aziende è un tema centrale nella società contemporanea, ma spesso il concetto di lavoro viene limitato all’ambito della retribuzione. Molto frequentemente, il lavoro viene equiparato a un’occupazione remunerata, intesa come attività legata al mercato, finalizzata alla produzione di beni e servizi. Tuttavia, questa visione ristretta non tiene conto delle attività non retribuite, come il lavoro di cura, quello sociale o legato ad attività non profit, che hanno un valore intrinseco e contribuiscono al benessere collettivo.

È necessario ampliare la definizione di lavoro, superando la dicotomia tra lavoro dipendente e autonomo, e considerando tutte le attività umane che trasformano sé stesse e l’ambiente circostante. Il concetto di “società del lavoro” dovrebbe cedere il passo a quello di “società delle attività”, dove ogni forma di agire umano, indipendentemente dalla retribuzione, sia riconosciuta e valorizzata. Questo approccio consente di recuperare la dignità del lavoro, non più legata esclusivamente al salario, ma al piacere di esercitare la propria individualità e il proprio carattere sociale.

Una possibile obiezione è che il lavoro moderno include forme di riconoscimento e accesso a diritti e tutele. Tuttavia, questo modello crea una subordinazione che limita la creatività e l’intraprendenza. La “società delle attività” potrebbe sembrare un’utopia, ma offre una prospettiva concreta per superare la dicotomia tra tecno-pessimismo e tecno-ottimismo, incoraggiando un approccio realistico alle nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale, ad esempio, potrebbe liberare l’agire umano dalla dipendenza, favorendo un agire più soddisfacente e significativo.


savino pezzotta foto agenzia Fotogramma

* Savino Pezzotta, bergamasco, sindacalista e politico italiano, è stato segretario nazionale della Cisl.