Logo

Temi del giorno:

Cantieri per la viabilità, Colleoni: “Mobility manager fondamentali, nei prossimi mesi servirà una grande tolleranza”

Il docente ordinario di studi urbani, delegato rettorale sui temi della sostenibilità e del mobility management dell’università Bicocca di Milano illustra il ruolo: “Si occupa della cosiddetta mobilità sistematica, cioè quella casa-lavoro dei dipendenti. Il suo obiettivo è fare in modo che questi spostamenti siano il più possibile sostenibili”

Bergamo. Continua l’avvicinamento ai mesi più caldi sul fronte mobilità. Un antipasto lo sta già dando la chiusura del sottopasso di via San Bernardino in uscita dalla città, che anticipa la chiusura totale di giugno e che durerà ben nove mesi. Per questo motivo Palazzo Frizzoni ha pensato di convocare una serie di tavoli di lavoro per informare la popolazione e trovare insieme soluzioni per contenere i danni.

In Italia ci sono circa 32 milioni di persone che fanno mobilità sistematica, circa il 54% della popolazione. Di questi, circa il 70% si sposta per motivi di lavoro e 62% degli spostamenti avviene almeno tre volte a settimana. Nel caso di Bergamo, uno studio commissionato dall’Agenzia per la Mobilità ha mostrato che la mobilità sistematica è ancora più alta della media nazionale. Bergamo, infatti, è ancora oggi una provincia di lavoratori, e gli spostamenti per lavoro rimangono molto consistenti.

Il Comune di Bergamo sta sfruttando gli interventi legati al Pnrr per realizzare importanti lavori di riqualificazione e manutenzione delle strade, ma ha anche ben chiari i disagi alla mobilità che incideranno sulla quotidianità dei bergamaschi nei prossimi mesi. Per arginare al massimo i problemi, la giunta sta anche lavornado per rafforzare il ruolo del mobility manager, informare i cittadini e individuare soluzioni che rendano la mobilità più fluida.

Ne abbiamo parlato con il professor Matteo Colleoni, docente ordinario di studi urbani, delegato rettorale sui temi della sostenibilità e del mobility management e quindi mobility manager dell’università Bicocca di Milano, nonché membro del tavolo di lavoro voluto dall’assessorato alla Mobilità.

Ci può spiegare chi è e quali sono i compiti del mobility manager?

Il mobility manager è una figura prevista dalla normativa. I mobility manager aziendali – non esisteva ancora quello d’area – sono stati introdotti da un decreto ministeriale del 1998, noto come decreto Ronchi. Nel corso del tempo, dal 1998 a oggi, questa figura è sempre rimasta in vigore, con una serie di modifiche. Le più importanti sono la Legge 34 del 2020 e la Legge 77 del 2020, che hanno precisato i ruoli sia del mobility manager aziendale che di quello d’area, distinti e affidati a due soggetti diversi.

Il mobility manager aziendale deve essere nominato in tutte le aziende, o anche enti pubblici, con più di cento dipendenti, ma solo se si trovano in determinati comuni: capoluoghi di regione, capoluoghi di provincia, città metropolitane e comuni con più di 50.000 abitanti. Allo stesso tempo, i comuni sopra i 50.000 abitanti devono nominare il mobility manager d’area. Le due figure hanno compiti diversi.

Il mobility manager aziendale si occupa della cosiddetta mobilità sistematica, cioè quella casa-lavoro dei dipendenti. Il suo obiettivo è fare in modo che questi spostamenti siano il più possibile sostenibili: considerate che i trasporti contribuiscono per circa il 30% alle emissioni totali di CO₂, quindi è un tema centrale. Il mobility manager aziendale deve anche rendere la mobilità più accessibile possibile, cioè deve facilitare gli spostamenti casa-lavoro. Per fare questo, il mobility manager aziendale redige ogni anno un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (Pscl). Questo piano deve essere redatto entro la fine dell’anno, approvato dagli organi competenti dell’ente o dell’aziende e trasmesso entro quindici giorni al mobility manager d’area.

Il mobility manager d’area, invece, è spesso un dipendente comunale. Deve censire i mobility manager aziendali del territorio, ricevere e valutare i Pscl, supportare e formare i mobility manager aziendali e raccogliere i dati di origine-destinazione.

I mobility manager aziendali devono raccogliere questi dati, che in futuro dovranno essere trasmessi al Ministero dei Trasporti, in particolare alla Direzione per il Trasporto Pubblico e all’Osservatorio sul Trasporto Locale e Sostenibile. L’obiettivo è creare un sistema informativo utile per la pianificazione delle politiche pubbliche. È un sistema molto specifico, ma fondamentale. Finalmente abbiamo delle figure operative che si occupano in maniera strutturata della mobilità sistematica, una componente che finora è stata poco presidiata ma che è molto rilevante.

In vista dell’intensificazione dei lavori previsti per i prossimi mesi, cosa consiglierebbe ai mobility manager e, soprattutto, ai cittadini?

Prima che ai mobility manager direi alle aziende di nominare il mobility manager e di metterlo nelle condizioni di lavorare. Poi, una volta nominato gli direi che deve contattare il mobility manager d’aria per non sentirsi solo, coordinarsi con gli altri mobility manager e dirigere il piano spostamento casa-lavoro perché così facendo contribuisce a migliorare la mobilità sua dei dipendenti e della città in generale.

Ai cittadini direi che la mobilità è loro. Che la città è loro. Che devono uscire dalla logica della competizione. Non dimentichiamoci che il grande vantaggio delle città, che è la più bella costruzione delle società umane, è proprio la convivenza. Si deve rispettare l’uso condiviso dallo spazio e vanno rispettate le regole, da parte di tutti. Soprattutto vanno rispettate le regole di velocità e gli incidenti vanno portati a zero nel tempo più stretto possibile. Tutti devono capire che gli interventi infrastrutturali sono interventi migliorativi di cui poi beneficeranno. Io stesso abito a Bergamo e ci tengo che la mia città sia una bella città, preservata bene e mi piacerebbe trasmettere questo sentimento positivo agli altri cittadini perché accolgano le infrastrutture con giusto rispetto. È grazie ad esse che poi ci spostiamo e ci fanno accedere agli spazi e alle attività che ci piacciono.