“La Provincia e il presidente Gandolfi fanno bene a cercare una sintesi tra le diverse richieste del territorio, quello è il ruolo di un ente che deve favorire il dialogo tra le diverse zone omogenee e gli interessi organizzati della bergamasca che siedono al Tavolo Bergamo 2030 – così Rossi -. L’idea che le risorse per le infrastrutture vadano agli amici dei consiglieri regionali o a chi alza di più la voce è sbagliata e porta solo a inutili conflitti. Dall’Isola alle Valli servono risposte dal Ministero che pare più interessato al Ponte di Messina. Malanchini? Quello a Gandolfi e’ stato un attacco fuori luogo per nascondere una verità che è sotto gli occhi di tutti: la Lega ha già deciso di spendere più di cento milioni per l’autostrada Bergamo-Treviglio, quella è la sua priorità per la pianura, quella l’idea di sviluppo che sta perseguendo sulla testa di un territorio che invece è contrario. Idea alla quale ci opponiamo, come dimostra l’impegno del consigliere provinciale Erik Molteni, vero riferimento della pianura, e il suo lavoro di ascolto dei sindaci, delle associazioni e del mondo agricolo. La Lega ha tradito il metodo dell’autonomia e della condivisione territoriale inaugurato anni fa dal presidente Maroni, col quale, insieme a Giorgio Gori e Matteo Renzi, col supporto dell’assessore Sorte e del deputato Sanga, firmammo il “Patto per la Lombardia”, che ha permesso al territorio di decidere autonomamente le proprie priorità. Grazie a quella stagione abbiamo finanziato diverse opere infrastrutturali nella provincia di Bergamo, tutte decise dal territorio, che voglio ricordare brevemente: rondò ell’A4 a Bergamo, raddoppio della linea ferroviaria Ponte San Pietro-Montello, collegamento ferroviario per l’Aeroporto di Orio al Serio, variante alla SS 42 a Verdello, nuovo ponte a Taleggio, protezioni antivalanga a Isola di Fondra e Branzi, nuova stazione ferroviaria all’ospedale di Bergamo.
Se solo si seguisse quel metodo, oggi la Nuova Cremasca potrebbe essere realizzata con le risorse regalate alla Bergamo-Treviglio, senza prevederla come opera compensativa dell’interporto di Cortenuova che nasce da un’iniziativa privata senza alcun dialogo col territorio. Bene quindi gli Stati Generali sulle infrastrutture – conclude Rossi – ma senza dimenticare che, parallelamente, ci sarebbe bisogno di una conferenza provinciale sul clima e del rilancio delle zone omogenee per dare veramente voce ai Sindaci e ai territori. Sul primo tema è molto positivo che su spinta dei Sindaci arriverà in Consiglio Provinciale un ordine del giorno contro l’inceneritore di Montello: dev’essere chiaro ai cittadini che quell’ipotesi è figlia delle deroghe concesse da Regione Lombardia alle quali ci opponiamo con forza. Sul secondo tema, anche da Sindaco del territorio, voglio dire che l’Isola bergamasca non si ferma a Ponte San Pietro, e che servono risposta sulla dorsale dell’Isola e sul riordino della viabilità attorno al nuovo ponte sull’Adda. Spero che agli Stati Generali ci sia l’opportunità anche per far sentire la nostra voce”.
Pronta e secca la replica del diretto interessato che certo non le manda a dire a Rossi, con un tono tra il piccato e l’ironico, pungolando il sindaco di Bonate Sopra proprio sulle sue presunte velleità rispetto alla carica tutt’oggi ricoperta da Gandolfi, quella di presidente di via Tasso. Facendo riferimento ad una foto, postata da Rossi sulla sua pagina di Facebook e realizzata con l’intelligenza artificiale in cui lui ha la fascia blu, da numero uno della Provincia, e il boss di Upi quella tricolore, da sindaco. A parte invertite, praticamente. “Rossi che difende Gandolfi? Sicuramente Pasquale sarà più preoccupato dei complimenti di Rossi che delle mie critiche – spiega Malanchini -. Starà facendo gli scongiuri. Fatico sinceramente a comprendere le parole di Rossi e soprattutto non mi è chiaro a che titolo oggi intervenga. Tanto per smentirlo, non ricordo un solo atto significativo della sua presidenza che non fosse, per usare un eufemismo, un’ossequiosa riverenza verso il sindaco di Bergamo e i suoi capi politici, che oggi ritroviamo in parte anche nel centrodestra. Ricordo invece molti tavoli di lavoro inutili, senza risultati concreti, e un G8 dell’Agricoltura in cui si ignorò volutamente il Distretto Agricolo della Bassa Bergamasca, penalizzando la pianura a vantaggio di un’agricoltura ‘radical chic’ che coltiva fragoline sui colli. Malanchini riprende la posizione della Lega rispetto all’attuale guida della Provincia: “Non abbiamo mai sostenuto Rossi, abbiamo invece sostenuto Gandolfi come figura di garanzia di un accordo territoriale. Ma essere garanti di un ampio accordo, e su questo penso che Gandolfi abbia meritato, non significa evitare di decidere. Al contrario serve capacità di sintesi, come auspica anche lo stesso Rossi. Sintesi significa scegliere, stabilire priorità, non portare al Ministero un libro dei sogni sapendo che le risorse disponibili sono inferiori alle aspettative”.
Il Pd avrebbe portato a un Governo di centrosinistra un pacchetto da due miliardi di euro sapendo che poi il Governo avrebbe dovuto scontentare la maggior parte delle istanze? Noi no. Noi abbiamo le idee chiare: la Provincia deve fare sintesi con il territorio, la Regione continuerà a operare in una logica di sussidiarietà per sostenere comuni e province. Mi spiace che il solo porre una questione politica, quella delle priorità, abbia generato tanto timore e malumore tra i rappresentanti della politica bergamasca. Ma per me saper prendere decisioni è l’ABC della politica. Se il territorio fa la sua parte e definisce le sue priorità, la Regione farà la propria, come ha sempre fatto, potendo contare su un Ministro come Matteo Salvini che ha dimostrato attenzione concreta per Bergamo e per la Lombardia. Basta con i Patti per Bergamo e gli Stati generali della politica politicante che si limita a discutere. Siamo stati eletti per decidere, non per fare salotto. Detto questo, la questione della Bassa rimane aperta. Riconosco a Gafforelli e Gandolfi una particolare attenzione verso quest’area, ma alla luce dei cambiamenti degli ultimi anni, bisogna fare molto di più”.