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Piazzale Goisis, il calcio è un gioco: l’identità di un popolo non è uno scherzo

Una persona come Lodovico Goisis oggi è merce rara: oscurarne la memoria a vantaggio di una ricorrenza calcistica non è solo triviale, ma diseducativo

Bergamo. Da che mondo e mondo, fare i benefattori conviene pochino: dato il proverbiale egoismo degli uomini, donare al prossimo è spesso un’operazione inutile, quando non deleteria. La riconoscenza, tanto per capirci, è merce rara: e massime di questi tempi, in cui l’amore per la pecunia parrebbe aver soppiantato qualunque altro sentimento.

Qui da noi, gente pratica, un peculiare affetto per il valsente è cosa normale e conclamata: se, poi, questa deprecabile tendenza a prediligere l’interesse si coniuga con la fede calcistica, potete stare certi che ne uscirà qualcosa di sgradevole. E, infatti, così è andata nel caso dei lavori di risistemazione del piazzale antistante lo stadio, di cui, all’ombra del Campanone, si sta discutendo piuttosto animatamente.

Già l’impianto sportivo che ospita le partite della Dea aveva subito, nel tempo, delle significative variazioni onomastiche: dedicato, in origine, a un giovane martire fascista, è stato poi riconsacrato agli atleti azzurri e, recentemente, ha assunto il nome dello sponsor principale dell’Atalanta, ossia quella Gewiss il cui fondatore ci ha già felicitato di Chorus Life, nonché, modestia a parte, di una via a lui dedicata. I vecchi bergamaschi, naturalmente, hanno continuato imperterriti a chiamare “Brumana” il vecchio glorioso stadio, alla faccia di tutte le ordinanze e di tutte le commissioni: vox populi vox dei, verrebbe da dire.

Oggi, però, il demonietto che sovrintende alla sacra fame dell’oro ne ha combinata un’altra: una bella fetta di piazzale Goisis, ovvero la piazza antistante la curva sud dello stadio, definita, opportunamente, “priva di denominazione”, sta per essere intitolata alla vittoria dell’Atalanta in Europa League, “Piazzale 22 maggio 2024”. Insomma, una vittoria nel football sta per diventare una ricorrenza storica, come il 20 settembre o il 24 maggio. La cosa sarebbe ridicola, se, dalle parti di Palazzo Frizzoni, non mostrassero di averla presa molto sul serio.

piazzale GoisisIl momento dell'inaugurazione del nuovo piazzale Goisis

Sorvolo sul gusto urbanistico delle giunte bergamasche, che, da un po’ di tempo, sembrano avere assunto come modello per piazzali ed allestimenti Piazza Tien An Men: disboscare, piastrellare e recintare, creando spianate desertiche degne di De Chirico. Qui parliamo di memoria di una comunità. E il nostro povero Goisis, cancellato e vilipeso, di quella comunità fu certamente esponente illustre, nonché filantropo e benefattore: per capirci, la maggior parte dei terreni nella zona dello stadio e di Monterosso era sua e suo il progetto di riutilizzo del bellissimo monastero dei Celestini, la cui torre campanaria sfida, con la sua sobria eleganza, l’esibizione muscolare dell’arena percassiana.

Altri tempi e altri uomini, mi direte. Certamente, ma proprio perché gente come Lodovico Goisis oggi è merce rara, crediamo che oscurarne la memoria, a vantaggio di una ricorrenza calcistica, sia cosa non solo triviale, ma anche diseducativa, visti e considerati questi tempi di oblio e di eclissi dei valori che hanno fatto Bergamo quella magnifica città che è (finchè dura).

Certo, l’Atalanta porta soldi e visibilità: perfino Giorgio Gori, da sindaco, barattò la sua fede milanista per un improvvisato amore atalantino. Sono cose che contano, in politica. Ma noi, che politici non siamo, ci permettiamo di suggerire che il ricordo, sia pure un tantino sbiadito, di un bergamasco che tanto diede alla sua città (in realtà, era originario di Comun Nuovo, ma poco cambia) in termini di donazioni e di impegno, meriti di essere conservato e non messo in un angolo, è il caso di dirlo, da una eclatante vittoria europea dei nostri calciatori.

Opinioni, certamente: tuttavia, sull’onda di questa decisione, si rischia di modificare in chiave pecuniaria l’intera odonomastica cittadina. In fondo, che utilità ha avere delle strade intitolate a Guido Sylva o ai fratelli Calvi? Potremmo, previo sgancio di palanche, intitolarle alla Salumeria Pippotti o alle autolinee Bizzoccheri. Tanto, per la gente cambierebbe poco e nelle casse comunali entrerebbero regalie in abbondanza. Forse, esageriamo, ma vorremmo che il messaggio passasse forte e chiaro: il calcio è un gioco, mentre l’identità di un popolo non è uno scherzo. E si fonda sul ricordo dei grandi del passato, non su quello di un goal.

Lasciate, dunque a Goisis quel che è di Goisis: all’Atalanta potete intitolare qualcosa d’altro. Magari, uno stabilimento.

marco cimminoMarco Cimmino

*Marco Cimmino è uno storico bergamasco, classe 1960. Specializzato nello studio della guerra moderna, fa parte della Società Italiana di Storia Militare. Ha all’attivo numerosi saggi storici, prevalentemente sulla Grande Guerra e collabora con diverse testate, nazionali e locali. Per Bergamonews ha curato, in precedenza, una storia a puntate della prima guerra mondiale e una storia dell’Unione Europea.