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La premurosa nonna Michelle (Hélène Vincent) vive la sua tranquilla pensione in un piccolo villaggio della Borgogna, vicino alla migliore amica Marie-Claude (Josiane Balasko). Michelle non vede l’ora di trascorrere l’estate con il nipote Lucas, ma quando sua figlia Valérie (Ludivine Sagnier) e Lucas arrivano a casa le cose iniziano a prendere una strana piega e nulla sembra andare per il verso giusto

Titolo: Sotto le foglie

Titolo originale: Quand vient l’automne

Regia: François Ozon

Paese di produzione / anno / durata: Francia / 2024 / 102 min.

Sceneggiatura: François Ozon

Fotografia: Jérome Alméras

Montaggio: Anita Roth

Suono: Evgueni & Sacha Galperine

Cast: Hélène Vincent, Josiane Balasko, Ludivine Sagnier, Pierre Lottin, Garlan Erlos, Sophie Guillemin, Laurent, Paul Beaurepaire, Sidiki Bakaba, Pierre Le Coz, Michel Masiero, Vincent Colombe, Marie-Laurence Tartas

Produzione: Foz, France 2 Cinema, Playtime

Distribuzione: BIM distribuzione

Programmazione: Conca Verde Bergamo

Una messa in discussione dei rapporti e delle identità, in un luogo rurale all’apparenza solare che nasconde però più di un’ombra. Si avvicina ad una sorta di polar agreste François Ozon nel suo “Sotto le foglie”, al cinema dal 10 aprile. Una pellicola in cui ritornano i cambi di identità nei personaggi, ma anche una topica flessibilità dei generi del racconto nel mostrare la vita di Michelle (Hélène Vincent) in un piccolo villaggio della Borgogna. La donna si gode la pensione, facendo lunghe passeggiate con l’amica Marie-Claude (Josiane Balasko), in attesa del nipote. Quando la figlia della donna, Valérie (Ludivine Sagnier), arriva a casa, proprio insieme al figlio Lucas, gli eventi iniziano a prendere una strana piega, tra funghi velenosi raccolti da Michelle (e mangiati dalla figlia) ed il ritorno di Vincent (Pierre Lottin), figlio di Marie-Claude, appena uscito di prigione.

Nei colori caldi delle inquadrature fisse dei paesaggi si nasconde il freddo di rapporti mai indagati fino in fondo. Rapporti che nascondono sensi di colpa e risentimenti, a causa di un passato complicato che sembra nascondersi “sotto le foglie” dell’autunno della vita. Un passato segnato da errori imperdonabili, nascosto nell’ambiente umido del bosco, dove nulla è come sembra. Si torna a “L’uomo nel bosco” di Guiraudie, alle sue pulsioni, a funghi che possono curare o uccidere. La tensione nel rapporto tra madre e figlia deflagra infatti dopo che viene servita una quiche di funghi rivelatisi tossici, lasciando allo spettatore l’interpretazione di un gesto volontario o accidentale. Un fattore scatenante che segna morte o vita rinnovata, come quella delle due donne protagoniste (non casuale il riferimento alla figura di Maria Maddalena) o di Vincent, che diventa barista una volta uscito di prigione.

Mutazioni di identità e di ruoli familiari che segnano una rinascita, cambi di vita radicali che chiedono però una resa dei conti con colpe impossibili da espiare. Rapporti disfunzionali, specchio di una società caotica che si riflette nell’impossibilità di un confronto, soprattutto tra generazioni. Un passato che ritorna, spesso nelle pieghe del racconto, che il regista sembra lasciare, a volte, volutamente fuori campo, in una struttura ad intreccio ben calibrata che, per completarsi, necessità dell’attenzione e della visione attiva dello spettatore.

Una visione che si muove sempre tra dramma, giallo e mélo, nella costante mutevolezza del cinema di Ozon che, anche attraverso la ben calibrata complessità emotiva dei singoli personaggi, traccia il ritratto di una Francia rurale capace di essere ospitale e pericolosa allo stesso tempo, forse vittima di quelle pulsioni che non si curano dei rapporti, mentre sedimentano il pericolo proprio “sotto le foglie” di un passato impossibile da decomporre.