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Dalla crisi della mascolinità agli incel in Adolescence: il cyberbullismo preoccupa anche a Bergamo
A destra, una scena di Adolescence (Photo Netflix). Nei riquadri, da destra, le professoresse Alberta Giorgi e Arianna Mainardi

Dalle comunità dei celibi involontari alle manifestazioni di cyberbullismo: l’odio verso le donne cresce online, con riflessi anche nella nostra provincia

“La morte è troppo bella per il malvagio parassitismo delle donne”, “Ogni vittima di femminicidio prendeva in giro un uomo poco attraente”. E ancora: “Non posso più provare pena per nessuna donna. Mi sento piuttosto soddisfatto quando le vedo soffrire”. Sono solo alcuni dei commenti che si trovano nei forum più estremisti degli incel, dove l’odio verso le donne non è solo un sentimento ma un vero e proprio credo. Si tratta di zone grigie della rete, in cui la misoginia cresce grazie rabbia e frustrazione.

La comunità dei celibi involontari (incel) è parte di un ecosistema più ampio, la manosfera. Una rete online di gruppi antifemministi e razzisti, spesso legati a ideologie di estrema destra, in cui milioni di uomini vedono il proprio fallimento nelle relazioni sessuali non come una casualità, ma come un destino segnato fin dalla nascita.

La colpa non è mai individuale, ma esterna: la genetica, che rende alcuni inevitabilmente non attraenti; la selezione sessuale femminile, basata su un’idea distorta dell’ipergamia; un sistema sociale che, in passato, avrebbe imposto vincoli alle donne, garantendo agli uomini più possibilità di entrare in una relazione.

“In questo quadro si parla di ‘crisi della mascolinità’, una visione che tuttavia non considera la persistenza delle disuguaglianze di genere e accusa le donne per i comportamenti maschili – spiega Alberta Giorgi, professoressa di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Bergamo -. Non si tratta di una percezione sbagliata delle dinamiche di genere, ma di una mancanza di strumenti educativi e relazionali per vivere le relazioni affettive. Una carenza che favorisce fenomeni di radicalizzazione”.

Le comunità incel fanno parte di una cultura più ampia di risentimento maschile, con cui spesso condividono ideologie e visioni del mondo. Si basano su vecchi discorsi sulla mascolinità, usando argomenti che ‘biologizzano’ i rapporti tra uomini e donne. In questa prospettiva, le interazioni sociali e affettive sarebbero governate da leggi naturali che stabiliscono l’attrattività di una persona. Non ci sono basi scientifiche, è un approccio ereditato da ideologie misogine che ignora la complessità delle dinamiche sociali e culturali. C’è una differenza importante rispetto al maschilismo tradizionale: i celibi involontari associano la virilità al loro definirsi “maschi beta”, rafforzando il senso di esclusione.

I social media hanno un ruolo centrale nella diffusione di queste ideologie con algoritmi che, dando visibilità a determinati contenuti, amplificano messaggi polarizzati e creano le cosiddette ‘eco-chambers’, spazi digitali in cui opinioni simili si rafforzano reciprocamente. Avviene così un processo di normalizzazione, per cui contenuti estremi o radicali iniziano a entrare nel dibattito pubblico.

“Quando si parla del ruolo della sfera online nella diffusione di ideologie misogine, il Gamergate  (Campagna online di minacce e molestie, incentrata sul sessismo e l’anti-progressismo nella cultura dei videogiochi) emerge come esempio emblematico – osserva Arianna Mainardi, ricercatrice in Sociologia dei processi culturali e comunicativi dellUniversità di Bergamo -. Il fenomeno dimostra chiaramente la non neutralità degli spazi digitali, che partecipano attivamente alla costruzione di visioni stereotipate e polarizzate”.

All’interno di queste comunità le interazioni promuovono conformismo e sostegno reciproco. “I membri si sostengono a vicenda – continua Giorgi -. Creando un ambiente dove le ideologie estremiste non solo sono tollerate, ma addirittura incentivate. Un altro fattore che contribuisce è la mancanza di una vera educazione alle emozioni – prosegue -. Viviamo in una cultura in cui l’aver commesso stupri o molestie non influisce sulla carriera di una persona; un atteggiamento che non condanna adeguatamente comportamenti gravi, contribuisce alla diffusione di ideologie misogine”.

Secondo l’8ª edizione della ‘Mappa dell’intolleranza’ di Vox, l’odio online è in costante crescita e le donne risultano la categoria più colpita dall’hate speech per l’ottavo anno di fila. Un rapporto di Amnesty International Italia, il ‘Barometro dell’Odio 2024’, conferma questa tendenza: oltre il 15% dei contenuti analizzati è offensivo, discriminatorio o incita all’odio.

Nel caso degli incel, l’odio si concretizza in diverse forme di violenza: dai discorsi che incitano a gesti estremi, alle molestie e minacce verso le donne, fino alla celebrazione di delitti di massa, i cui responsabili vengono lodati come martiri.

La miniserie NetflixAdolescence , che in pochi giorni ha registrato milioni di visualizzazioni, ha contribuito a rendere visibile il fenomeno degli incel. Ma le radici di questo tema sono ben più lontane di quanto sembri.

adolescence incel netflixUna scena di Adolescence. Photo Netflix

Nel 2014 il 22enne Elliot Rodger in California uccise 6 persone, ne ferì 14 e poi si tolse la vita. Nel suo manifesto, “My Twisted World”, Rodger descriveva il proprio odio verso le donne che lo avevano rifiutato e verso gli uomini che, a suo dire, ottenevano attenzioni che a lui erano negate. Il manifesto è diventato un punto di riferimento per la comunità incel, il suo nome venerato nei forum più radicalizzati.

Uno studio condotto dall’Unione Europea nel 2021 e la ricerca di Moonshot, un’organizzazione specializzata nella prevenzione dell’estremismo online, hanno messo in luce come il fenomeno incel sia presente in diversi Paesi europei. L’analisi di Moonshot sul forum incels.is tra il 2017 e il 2020 ha rilevato una forte presenza di utenti in Germania, Francia, Svezia e Italia, dimostrando la natura transnazionale del fenomeno.

Secondo il report Ue, l’Europa è percepita come un ambiente ostile a causa dei suoi valori femministi e progressisti. Nei forum sono attaccate con astio le politiche di parità di genere, la libertà sessuale femminile e il diritto all’aborto. Il contesto italiano non fa eccezione: nei forum più radicali, l’odio misogino si mescola a teorie complottiste e nazionaliste. L’immigrazione è vista come una minaccia alla “disponibilità” di donne, mentre la cultura italiana, ritenuta troppo “cavalleresca”, viene accusata di alimentare l’ipergamia femminile.

Secondo i dati della sesta indagine HBSC 2022 Lombardia, il fenomeno del cyberbullismo tra gli adolescenti è in crescita, sia a livello regionale che locale. Lo studio, coordinato dall’OMS, analizza lo stato di salute e il contesto sociale dei ragazzi e delle ragazze tra gli 11 e i 17 anni, con l’obiettivo di supportare le politiche di prevenzione e promozione del benessere giovanile.

I risultati raccolti mostrano un progressivo aumento delle vittime di cyberbullismo nel tempo. Se nel 2018 il 91% degli studenti dichiarava di non aver mai subito atti di cyberbullismo, nel 2022 la percentuale è scesa all’86%. Un dato che fotografa un trend preoccupante, soprattutto tra i più giovani. Entrando nel dettaglio, il confronto tra le edizioni 2017-2018 e 2021-2022 evidenzia un incremento significativo delle segnalazioni: tra gli 11enni, le vittime sono passate dall’11% al 16%; tra i 13enni, dal 7% al 14%; tra i 15enni, dal 6% all’8%. Sono soprattutto le ragazze a denunciare più frequentemente episodi di cyberbullismo.

Anche il territorio bergamasco non è immune al problema: l’89,98% degli studenti riferisce di non aver mai subito episodi di cyberbullismo nei due mesi precedenti all’indagine. Tuttavia, il 7,71% afferma di essere stato vittima una o due volte, lo 0,97% due o tre volte al mese, e lo 0,61% circa una volta alla settimana.

Una nota positiva arriva però dalla fascia 15-17 anni: in provincia di Bergamo, i ragazzi dichiarano meno episodi, sia come vittime che come autori, rispetto alla media regionale.

I dati regionali confermano il clima ostile nelle interazioni digitali. La violenza online, anche quando si limita a fenomeni di bullismo quotidiano, è l’ambiente in cui, nei casi più estremi, nascono processi di radicalizzazione.