Lo scenario
|Le pmi bergamasche alla sfida della quotazione: un grande passo per competere, attrarre capitali e costruirsi il futuro
Le esperienze positive di Fae Technology e IMD, quotate all’Euronext Growth Milan, come segnale che anche una Pmi può sfruttare questa strada per aumentare il proprio livello di competitività
Un’opportunità strategica per le imprese che desiderano aumentare il proprio livello di competitività, ottenere nuove risorse finanziarie, attrarre capitali e consolidare il posizionamento in un mercato globale sempre più dinamico e sfidante: queste le prospettive che può aprire alle Pmi la quotazione sul mercato Euronext di Milano, tematica al centro dell’ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Valore infinito – A ogni impresa la propria governance”, organizzato da Confindustria Bergamo.
Perché oggi le aziende si quotano? “Innanzitutto per rafforzare la capacità competitiva – conferma Anna Lambiase, CEO IR TOP Consulting – Poi per finanziare il passaggio generazionale, finanziare la crescita e aprire il capitale mantenendo il controllo e l’autonomia gestionale. La quotazione ha effetti benefici su brand e reputation, garantendo un grande ritorno mediatico e visibilità a livello nazionale e internazionale. L’impresa può tenere ben saldo il controllo del capitale, permettendo di accogliere risorse finanziarie e nuovi soci con l’obiettivo di mantenere il governo dell’impresa. Questa è la principale differenza con l’ingresso di un private equity, l’assenza di ingerenza gestionale che è un elemento molto forte e sentito nelle Pmi”.
Euronext Growth Milan è il mercato di Borsa Italiana dedicato alle Pmi, caratterizzato da un approccio regolamentare equilibrato tra le esigenze delle imprese (che chiedono semplicità nel processo e requisiti minimi di ammissione, con un flottante minimo del 10%) e degli investitori (che guardano trasparenza informativa e un business model efficace).
“Il mercato è una vetrina importante per l’azienda – aggiunge Lambiase – molte società hanno così raggiunto un’ottima visibilità e poi sono state acquisite da private equity internazionali. Oltre il 40% delle società quotate hanno ricavi inferiori ai 20 milioni di euro, quindi sono operazioni perfettamente alla portata. Per la prima volta quest’anno il Governo ha deciso di stanziare tramite Cassa Depositi e Prestiti la creazione di fondi di investimento dedicati a investire sul mercato azionario su target con raccolta di almeno 10 milioni: manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma sarà una grande opportunità”.
Esistono però anche incentivi fiscali, uno nazionale e uno regionale, che possono favorire nuove quotazioni. Il primo è un credito di imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per l’operazione di Ipo, mentre il secondo riguarda società con sede legale in Lombardia, chiamato “quota Lombardia”: un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, sommabile con l’incentivo precedente.
Tra chi questo percorso di quotazione l’ha già affrontato con successo ci sono AnielloAliberti, Ceo di Imd International Medical Devices, e Gianmarco Lanza, Ceo di Fae Technology.
“Siamo quotati dal luglio 2023 – spiega Aliberti, a capo di un’importante realtà da 142 dipendenti e 40 milioni di fatturato, attiva nello sviluppo, produzione e distribuzione di un’ampia gamma di sistemi di diagnostica per X-ray- Siamo arrivati, tramite una serie di acquisizioni, a creare il gruppo Imd che poi ci ha permesso di quotarci. In cinque anni di presidenza della Piccola Industria abbiamo affrontato spesso il tema del passaggio generazionale e della credibilità finanziaria: elementi che hanno avuto un peso nella nostra scelta. Ho iniziato il percorso allevando le mie prime linee, che oggi hanno 43-44 anni: tutti sono arrivati da giovani, crescendo in azienda. Con grande merito ho destinato loro il 2% dello stock option e oggi sono molto legati all’impresa”.
Il percorso verso la quotazione non è stato semplice: “La decisione è sempre in capo all’imprenditore, che deve rendersi conto che non è immortale – sottolinea Aliberti – Serve però fare una selezione e crescere persone che poi siano in grado di prendersi responsabilità e prendere decisioni: il passare il testimone è sempre lo scoglio più difficile. Ci abbiamo messo 7-8 mesi per quotarci, l’elemento fondamentale è la scelta dell’advisor: non tutti sono uguali, così come la banca di riferimento. Vanno scelti sulla base delle esigenze aziendali. Innanzitutto va fatta un’analisi sulla quotabilità o meno: ci ha aiutato molto fare riunioni con tutti i dipendenti, nelle quali ho visto nei miei collaboratori un interesse spropositato. I costi possono sembrare elevatissimi, ma in realtà non lo sono: bisogna capire se vuoi portare avanti quella cultura aziendale che ti fa crescere”.
Risale al 2022 invece la quotazione di Fae, azienda da 77 milioni di euro di fatturato, che impiega 280 persone e registra un tasso di crescita annuale del 66%, specializzata nel design, nello sviluppo di PoC, nella progettazione industriale, nella prototipazione, nella produzione e nella fornitura di soluzioni nel settore dell’elettronica embedded e prodotti elettronici custom.
“Abbiamo sempre avuto voglia di crescere, anche guardando ad esempi più grandi di noi – racconta Lanza – Ho sempre avuto la fortuna di aver trovato persone che hanno sposato la mia visione. Operiamo in un settore molto pervasivo, rimanendo dietro le quinte investendo su un cliente che ci trascina nella sua crescita. La volontà di fare aggregazione partendo da una realtà che non generava molta cassa è stato un momento di svolta: abbiamo poi prediletto un percorso che ci lasciasse una certa indipendenza. Abbiamo avviato il percorso di quotazione a fine 2021 e ci siamo trovati con una serie di eventi nel mercato, tra cui inizio della guerra in Ucraina e crisi del governo Draghi, che hanno freezato il mercato. Eravamo un po’ all’arrembaggio in quel periodo e ci siamo appoggiati a un advisor che aveva come obiettivo quello di quotare quante più aziende possibili. Poi lo abbiamo cambiato, perché bisogna anche capire i momenti”.
“Vivere la realtà da quotato in un modo o nell’altro significa sottoporsi a una pressione costante verso il miglioramento – aggiunge Lanza -: ci quotammo con 21 milioni di ricavi, 37 milioni di piano industriale a tre anni e quest’anno abbiamo chiuso a 77 milioni. Abbiamo posizione finanziaria netta smezzata, con debito pari allo 0,4% dell’Ebidta, performando 1% in più rispetto alle stime: però la pressione ci faceva pesare il milione in meno che non siamo riusciti a ottenere”.
Dalla quotazione nel 2022 all’ingresso l’anno seguente di un fondo istituzionale francese, che oggi detiene l’11%: “Poi abbiamo fatto un’acquisizione per ogni anno, dando continuità alla strategia di crescita per linee esterne – sottolinea il Ceo di Fae – Non è una questione di ‘se’, ma di ‘quando’: il nostro obiettivo è aggregare il maggior numero possibile di eccellenze tecnologiche che facciano un piccolo business e nel nostro gruppo possano scalare quel valore in modo più ampio. Le possibilità sono infinite”.
“La crescita non è solo di impresa – chiosa Marco Manzoni, vicepresidente di Confindustria Bergamo -, ma anche di ecosistema ed è quello che come territoriale vogliamo stimolare”.


