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Anziana buttata dalla finestra: “Fu spinta, nessun dubbio sulla responsabilità della domestica”

Secondo i giudici, che hanno condannato Krystyna Mykhalchuk a 18 anni, il quadro è chiaro. Fondamentali le dichiarazioni dei testimoni oculari

Bergamo. Non ci sono dubbi, né alternative plausibili: Rosanna Aber, 80 anni, fu uccisa. A scriverlo nero su bianco sono i giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Bergamo, che hanno depositato le motivazioni della sentenza con cui lo scorso mese di gennaio hanno condannato Krystyna Mykhalchuk, 28enne ucraina, a 18 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dal nesso teleologico e dall’abuso di relazioni domestiche.

Secondo i giudici, “è provato oltre ogni ragionevole dubbio che Rosanna Aber sia stata volontariamente spinta fuori dalla finestra dall’unica persona presente in casa, cioè l’odierna imputata, che ha reso dichiarazioni contraddittorie e aveva un movente chiaro e attuale”.

A inchiodare l’ex collaboratrice domestica sono soprattutto due ragazzi, testimoni oculari diretti di quanto accaduto nella tarda mattinata del 22 aprile 2023. I due si trovavano in prossimità dell’incrocio tra via Einstein e piazzale della Scienza, a Bergamo, quartiere Colognola, poco prima delle 13.35, quando hanno udito delle urla provenire dall’alto. Quello che hanno visto – scrive la Corte – “è una scena inequivocabile”: una donna sul davanzale della finestra al quarto piano, “quasi sdraiata sul fianco destro, con il volto rivolto verso l’interno della stanza, in evidente tentativo di rientrare o afferrare qualcosa. Poi la caduta, con un movimento che appariva forzato”.

Pochi istanti dopo, una donna bionda si è affacciata alla stessa finestra, chiedendo cosa fosse accaduto. Era Krystyna Mykhalchuk.

La giovane ucraina, che in quel momento era l’unica persona in casa con l’anziana, secondo i giudici ha fornito “una verità camaleontica”, modificata più volte a seconda dell’interlocutore. A due donne disse che stava pulendo il bagno e di aver tentato di afferrare la datrice di lavoro per un braccio; ad altri testimoni riferì invece di trovarsi nel corridoio e di non essersi accorta di nulla.

Non solo: a qualcuno disse di aver chiamato lei stessa i soccorsi, ad altri che si era limitata a gridare dalla finestra. Un comportamento che per i giudici non lascia dubbi: “Tutte le contraddizioni che l’imputata ha tentato maldestramente di ricomporre nell’esame dibattimentale costituiscono un indizio preciso, inequivoco e concordante con l’ulteriore quadro probatorio”.

Alla base dell’omicidio, secondo la Corte, c’è un movente economico ben definito: la volontà di nascondere un furto appena scoperto. Rosanna Aber, proprio quella mattina, si era accorta della sparizione di 2mila euro dal proprio conto corrente, prelevati in tre tranche, due da 600 euro e una da 800, con il bancomat personale. Somma poi utilizzata da  Krystyna, per sua stessa ammissione, per l’acquisto di Gratta e Vinci e per il gioco alle slot machine.

L’imputata, già protagonista di episodi simili in passato (furti al compagno della madre e a un altro datore di lavoro), temeva una denuncia penale che avrebbe compromesso il rinnovo del permesso di soggiorno. Da qui, secondo l’accusa, la decisione di eliminare la testimone scomoda.

Respingendo in modo netto le tesi della difesa, la Corte ha escluso categoricamente l’ipotesi del suicidio e quella di una caduta accidentale. Rosanna Aber – sottolineano i giudici – “aveva scarpe e borsetta in mano, la stanza era in perfetto ordine, non c’erano segni sul letto o sulle sedie che facessero pensare a un tentativo di arrampicata sul davanzale, peraltro troppo alto rispetto alla sua statura di 1,55 metri”.

Escluso anche un malore: “Se così fosse stato, sarebbe caduta sul pavimento, non dalla finestra”. Inoltre, pochi giorni dopo sarebbe partita per Tenerife con la sorella e il cognato, viaggio che aveva regolarmente prenotato.

Con queste motivazioni, la Corte ha confermato la gravità delle responsabilità a carico della 28enne, condannandola a 18 anni di reclusione. Ora la difesa deciderà se presentare ricorso in appello.

rosanna aber