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Ex Istituto Sacro Cuore, sopralluogo della sindaca: “Un progetto ambizioso, un modello di welfare innovativo”

La prima cittadina in visita al cantiere dell’edificio che, riqualificato, diventerà un punto di riferimento per i quartieri a nord della città, Monterosso, Conca Fiorita, Valtesse, Redona e anche Borgo Santa Caterina

Bergamo. La nuova vita dell’ex Istituto Sacro Cuore. Prende il via il “Villaggio di Comunità” di Bergamo nello storico complesso delle Figlie del Sacro Cuore, un luogo fino a qualche anno fa dedicato all’educazione dei giovani, grazie alla sinergia tra il Comune di Bergamo  e laRegione Lombardia, trovando una nuova destinazione d’uso.E il frutto delle geometrie e di una visione che prende forma lo si vede chiaramente dall’avanzamento dei lavori, gli stessi che la sindaca Elena Carnevali ha potuto vedere con i suoi occhi nel sopralluogo fatto nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 10 aprile.

Il progetto, promosso dal fondo City Regeneration Fund (Re-City) gestito da Redo, intende riqualificare il complesso immobiliare risalente agli anni ’60, e trasformarlo in un Villaggio di Comunità, attraverso l’insediamento di nuovi servizi, di funzioni ad elevato impatto sociale e il rafforzamento degli enti del terzo settore bergamasco. 

L’area di 14mila metri quadri diventerà un punto di riferimento per i quartieri a nord della città, Monterosso, Conca Fiorita, Valtesse, Redona e anche Borgo Santa Caterina. In campo una serie di partner pubblico-privati, con il Comune in testa grazie alla strategia europea “Spazi-are”, progetto del Comune di Bergamo che è stato capace di intercettare ben 15milioni di euro di fondi europei gestiti da Regione Lombardia.

Il Comune di Bergamo acquisirà l’immobile da Redo Sgr che, attraverso il fondo “Re-City”, per la riqualificazione del comparto ha investito 20milioni di euro. Il Comune – ricorrendo al “contratto di vendita di cosa futura” – a fine lavori acquisterà il nuovo polo scolastico dell’infanzia 0-6 anni (asilo nido e scuola materna), il parco che resterà a disposizione della città, uno spazio polivalente per il quartiere e la Casa della comunità che sarà gestita dall’Asst Papa Giovanni, e per la quale la Regione ha dato un contributo di 1,6 milioni di euro.

Ci sarà spazio anche per una Residenza sanitaria per disabili per circa 30 ospiti, gestita dalla cooperativa Lavorare insieme, 15 alloggi protetti per persone fragili, a cura della cooperativa La Bonne Semence, 30 appartamenti di housing sociale che saranno venduti in regime convenzionato con il Comune, e un bar. Verranno conservati la chiesa e gli alloggi per le suore. La Casa di Comunità offrirà una serie di servizi importanti per tutto il quartiere e non solo, considerata proprio la posizione strategica della struttura. E avranno un focus particolarmente dedicato alle famiglie: vaccinazioni, ambulatori infermieristici, un punto unico per i prelievi. Una formula modulata secondo le esigenze e le richieste dei cittadini, valutato in base anche alle cure primarie.

“La visita al cantiere del Villaggio di Comunità, progetto di grande rilevanza che sta prendendo forma nel cuore della città e si sta affermando sempre più come punto di riferimento per la comunità – così la sindaca Elena Carnevali -. Un progetto ambizioso, che ha l’obiettivo di integrare funzioni sociali, sanitarie e sociosanitarie all’interno di un modello di welfare innovativo, pensato per rispondere alle esigenze di salute e benessere dei cittadini, in particolare dei più piccoli, degli anziani e dei soggetti vulnerabili. Unendo la rigenerazione urbana alla creazione di nuovi spazi di inclusione sociale, il Villaggio ospiterà un un nuovo polo dell’infanzia 0-6, servizi di housing sociale per anziani e soggetti fragili, servizi di carattere sociosanitario e socioassistenziale e una residenza sociale per persone con disabilità. Si tratta di una partnership virtuosa tra enti pubblici come il Comune di Bergamo e l’ASST Papa Giovanni XXIII, Redo SGR, che gestisce il fondo City Regeneration Fund (Re-City), e il terzo settore bergamasco, con il supporto di Regione Lombardia. Un esempio concreto di come la collaborazione e l’innovazione possano dare vita a soluzioni efficaci per la cura delle fragilità”.