Caso Fedocci, il giornalista smentisce la giudice Sommazzi dopo l’archiviazione del Csm
La denuncia dell’inviato del Tg5 sottoposto a indagine patrimoniale senza saperlo: “Tutti gli esposti contro la giudice Sommazzi sono stai archiviati dal CSM in pochissimo tempo nonostante il magistrato si sia difeso affermando cose non vere. Il giurista Maniaci avverte: a rischio indagine chi ha relazioni con persone divorziate con figli minori
Vi ricordate la vicenda che sei mesi fa indignò l’opinione pubblica riguardante il giornalista del Tg5 Enrico Fedocci sottoposto ad un invasivo accertamento patrimoniale ordinato da una giudice del Tribunale di Como senza che questi fosse informato, che avesse la possibilità di opporsi al provvedimento in una causa tra ex coniugi di cui lui era terzo estraneo?
Beh, gli esposti presentati al CSM, al Consiglio Giudiziario della Corte d’Appello sono stati tutti archiviati. Addirittura il Consiglio Superiore della Magistratura ha deliberato – con l’eccezione di un membro che si è astenuto – che non è possibile sanzionare la giudice con il trasferimento anche perché la stessa è stata già trasferita da Como a Milano a domanda. C’è di più: il Garante della Privacy, a cui il giornalista milanese aveva chiesto un intervento sollecito, invece, si è definito incompetente “sulle decisioni assunte dall’Autorità Giudiziaria”, così non ha neanche esaminato il fascicolo. Fedocci ha quindi analizzato le ragioni che hanno portato alle archiviazioni e si è reso conto che le decisioni sono state assunte sulla base di macroscopiche inesattezze nelle relazioni difensive del magistrato oggetto degli esposti: prima fra tutte che lui e la fidanzata fossero “conviventi con lo stesso stato di famiglia”. Cosa non vera, visto che la coppia non è legata da alcun vincolo giuridico. Un cittadino si aspetterebbe che la magistratura verificasse nel dettaglio elementi simili… Macché. Per far sì che le toghe rivedessero la propria decisione relativamente alla giudice oggetto dell’esposto il giornalista ha così inviato gli stati di famiglia a chi aveva la delega disciplinare, ma tutto ciò è stato inutile.
È stato Fedocci stesso a decidere di raccontare nelle scorse ore a Radio Lombardia come fosse andata a finire la sua vicenda.
Bergamonews si era occupato della questione a novembre scorso, quando il caso giudiziario che vede vittima il giornalista (che a lungo si occupò nella nostra città del giallo di Yara) esplose a livello nazionale.
Fedocci, nel corso della puntata di “Pane al pane” condotto da Nicoletta Prandi, ha spiegato come ogni iniziativa a carico della ex giudice del Tribunale di Como, presso il CSM e presso il Ministro della Giustizia Carlo Nordio fosse stata archiviata. “Sulla base di informazioni non esatte inserite dalla Giudice Sommazzi nelle sue reazioni difensive – spiega ora Fedocci che ha analizzato parola per parola le giustificazioni fornite dal magistrato, da pochi mesi trasferito dal tribunale di Como a Milano – al CSM, al Consiglio Giudiziario e al Ministro Nordio: “La giudice dice che io non mi sono opposto all’ordinanza. Non è vero – commenta Fedocci – l’ho fatto nell’unico modo possibile per me: scrivendole una PEC poche ore dopo la fine dell’udienza e completamente ignorata.”
Il giornalista del Tg5, durante la puntata in onda su Radio Lombardia, è ancora più preciso: “Sempre la stessa giudice definisce me e la mia fidanzata nelle sue memorie al CSM e al Ministro come due persone “conviventi”. Omettendo, però, di specificare alle due autorità che non siamo conviventi ai sensi della Legge Cirinnà, visto che noi abbiamo due stati di famiglia differenti. E che lei stava a casa mia nei giorni in cui lavorava a Milano, passando il resto del tempo nella sua città natale. Leggendo le spiegazioni della ex giudice del Tribunale di Como a Nordio si capisce il contrario. È solo per questo che Nordio ha chiuso la questione senza prendere provvedimenti.” Un argomento spinoso sul quale, al di là del clamore mediatico, hanno voluto vederci chiaro anche gli avvocati milanesi che hanno organizzato un convegno su questa singolare decisione della Giudice Sommazzi.
Ospite dell’approfondimento radiofonico anche il Professor Arturo Maniaci, titolare della Cattedra di Diritto Privato della Statale di Milano che, durante la sua intervista, ha citato l’ordinanza della Cassazione del 21 marzo 2025 numero 7583: “Necessaria l’esistenza di uno stabile legame affettivo di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale ai sensi dell’articolo 1 comma 36 della legge 20 maggio 2016 numero 76 per fare accertamenti bancari sul convivente”, ha aggiunto il giurista, concludendo: “Se la procedura della giudice fosse corretta tutti coloro che si accingono ad avere una relazione – anche superficiale – con una persona divorziata con figli minori dovrebbero stare attenti agli accertamenti patrimoniali ordinabili senza avere nemmeno il diritto di esserne informati. Tutto alle loro spalle”.
A proposito degli esposti presentati contro la Giudice Sommazzi – tutti archiviati ha spiegato Fedocci – il giornalista del Dubbio, Giovanni Maria Jacobazzi, ha chiosato con amarezza: “E’ ciò che succede quasi sempre. Il 98,6 per cento degli esposti al CSM viene chiuso senza conseguenze disciplinari per il magistrato. Per questo il Governo vuole modificare anche la parte che riguarda i procedimenti disciplinari delle toghe che, al momento, vengono sanzionate in casi rarissimi che si contano sulle dita di una mano”. Ironia della sorte anche il Garante della Privacy a cui Fedocci aveva chiesto un intervento ha alzato le mani senza neanche esaminare la questione: “Non interveniamo su decisioni prese dall’Autorità Giudiziaria” ha scritto l’autority. Un’eccezione che fa riflettere: la magistratura è l’unica istituzione del nostro Paese a restare fuori dalla giurisdizione del Garante.




