Il vescovo Beschi: “La giustizia sia baluardo contro ogni forma di prevaricazione”
Monsignor Beschi, come ogni anno, ha portato il suo saluto al personale del palazzo di giustizia: “Il diritto del debole sia custodito come quello del più forte”
Bergamo.Che rapporto esiste tra la speranza e l’esercizio della giustizia? Lo ha chiesto il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, nella riflessione fatta lunedì mattina nell’aula della Corte d’Assise del tribunale di Bergamo, davanti ai magistrati e al personale di via Borfuro. Come ogni anno il Monsignore ha portato un saluto e gli auguri di buona Pasqua in un incontro che ormai è diventato una tradizione molto apprezzata da tutti coloro che nel palazzo di giustizia ci lavorano.
Il vescovo è stato accolto dal presidente del tribunale Vito di Vita (presente anche il suo predecessore Cesare De Sapia, fresco di pensione), dall’avvocato Ennio Bucci in rappresentanza dell’ordine e dal dirigente del tribunale Sergio Cammarano.
Il presidente Di Vita ha ricordato la particolarità della Pasqua 2025, anno del Giubileo e del ventennale della morte di Papa Giovanni Paolo II. Ha poi aggiunto: “Il fatto che papa Francesco si sia ripreso e domenica abbia parlato alla folla ci fa pensare a un messaggio di pace – ha dichiarato -. Pace che in questo anno risulta difficile augurare, visti i conflitti in Ucraina e in Palestina. E anche in Italia episodi di violenza, che purtroppo chi come noi si occupa di diritto penale vede tutti i giorni, non danno tranquillità. La parola di pace che il nostro vescovo ci potrà oggi dare, sarà di sicuro sollievo per tutti”.
La speranza a cui ha fatto riferimento monsignor Beschi ha diverse forme: “La prima è la speranza di vedere un esito favorevole della propria istanza. Una speranza di tutti, non solo di coloro che vengono coinvolti direttamente nella giustizia, chi per per lavoro e chi perché diventa in varia misura parte di un processo. C’è una speranza più ampia, ovvero che la verità e il diritto siano custoditi rispetto ad ogni forma di prevaricazione. Questa è una speranza forte e doverosa, ma non ci basta. Noi speriamo che la giustizia non rappresenti in nessun modo l’istinto della vendetta. Lo dico perché credo che la vendetta sia ahimè un sentimento diffuso in questa epoca, non solo a livello personale, ma anche a livello di clima sociale. E qui l’esercizio della giustizia diventa un baluardo”.
C’è anche la speranza che “il diritto del debole sia custodito come quello del forte, che la giustizia sia per tutti. Infine la speranza nella giustizia superiore, che possa rappresentare un’istanza morale”.
In conclusione del suo intervento monsignor Beschi ha letto la bolla di indizione del Giubileo, che i vescovi di tutto il mondo, per volere del Papa, sono chiamati diffondere.





