Un amore finito sulla Nuova Cremasca? Scoppia la coppia Gandolfi-Malanchini
Volano gli stracci e non solo in Provincia
Bergamo. “La Nuova Cremasca s’ha da fare”. Eccome. Al punto tale, non solo da essere al centro di un incontro, istituzionale, tra i vertici della Provincia, i sindaci della Bassa Bergamasca interessati, quelli dell’area sud est, e alcuni consiglieri regionali, ma anche di un acceso scambio di opinioni tra il presidente di via Tasso, Pasquale Gandolfi, e uno degli uomini simbolo della Lega del territorio, Giovanni Malanchini, rappresentante del Carroccio al Pirellone e della Delegazione Italiana del Comitato delle Regioni in Europa. Un vertice, quello andato in scena nel pomeriggio di lunedì 7 aprile, che, sulla carta, sembrava essere totalmente asettico e innocuo, capace di fare sintesi tra le parti: una mera restituzione dell’impegno della Provincia rispetto allo studio, obbligatorio per legge, volto a realizzare due ipotesi alternative al progetto della Nuova Cremasca.
“DocFap”, questo il titolo corretto di un documento, già finito sui tavoli degli amministratori del territorio e votato per preferenza dagli stessi, che, in sostanza, racconta di due ipotesi alternative al disegno originario dell’opera, rispettivamente di 80 e 140 milioni di euro. Ma ad accendere gli animi non sono state né le cifre, né le propensioni per l’una o l’altra soluzione, quanto le parole dette da Gandolfi che hanno scatenato la reazione di Malanchini. I toni si sono infatti alzati quando il numero uno di via Tasso ha raccontato dell’importanza dell’intervento, presentato insieme a Mauro Bonomelli, delegato del Pd alla Viabilità, e a Francesco Micheli, delegato in quota Lega per le Grandi Opere, definandolo “uno tra le priorità dell’impegno della Provincia”. Una, ma non l’unica. E apriti cielo. Una fase che, così si racconta, avrebbe fatto sobbalzare dalla sedia il politico della Lega che, di contro, presa la parola, avrebbe messo i puntini sulle i alle parole del Presidente, correggendo il tiro: “La Nuova Cremasca è la priorità”.
E vai di botta e risposta tra i due politici che non le sono mandate a dire, ciascuno a suo modo, più muscolare uno, più ecumenico l’altro, ciascuno “con il suo stile”, come è stato più volte ribadito, facendo andare in scena un “siparietto” che non si è esaurito certo in un solo round. Con la sala della Provincia improvvisamente diventata un ring di dialettica non certo tenera dove, a fare da contorno al simil contest, ci hanno pensato, in veste di spettatori non paganti, gli amministratori locali.
Primo round con Gandolfi sugli scudi che, al grido di quale fosse l’opera più importante, ha ribadito il grande lavoro fatto dalla Provincia non solo rispetto alla Nuova Cremasca, ma anche rispetto alle tante altre opere necessarie e rispondenti del bisogni del territorio, peraltro promesse dallo stesso ministro Matteo Salvini nella sua ultima uscita pubblica in bergamasca, come le curve del Ponte della Selva, la variante di Cisano e chi più ne ha, più ne metta. Secondo round con Malanchini pronto a “rimettere” il presidente al suo posto, invitato a ricordarsi che il suo compito è quello di lavorare per soddisfare le istanze del territorio, lasciando da parte protagonismi e scelte personalistiche. E una difesa finale dello stesso Gandolfi pronto a ribadire proprio la volontà di ascoltare la provincia, in ogni sua forma e richiesta, per il bene collettivo.
Nè vinti né vincitori in quel del palazzo di via Tasso. Tantomeno una vittoria ai punti. Solo una sala attonita che, arrivata con carta e penna per prendere appunti sulla Nuova Cremasca, si è trovata di fronte a una diatriba che, probabilmente, con la viabilità, aveva davvero poco a che fare. Vecchie o nuove ruggini? Quel che è certo è che tra Malanchini e Gandolfi l’intesa è nata proprio in Provincia, con il leghista primo sponsor del Piddino insieme a Christian Invernizzi. Toccherà vedere se proprio lì, dove è sbocciata l’intesa, è anche finita. Un amore finito sulla Cremasca? Staremo a vedere.




