Il prezzo dell’oro: un’analisi in un contesto di incertezze geopolitiche e economiche
Si chiude una settimana che ha visto numerosi dati importanti per i mercati finanziari, sia in Europa che negli Stati Uniti. Tra questi sicuramenti i diversi PMI di marzo
Dall’inizio dell’anno il prezzo dell’oro è cresciuto del 20% circa. Una performance decisamente interessante rispetto sia alle azioni che alle obbligazioni. Perché è cresciuto così tanto? Quali sono i motivi? E soprattutto, potrebbe continuare a crescere nella situazione di forte incertezza attuale? A queste e altre domande tenteremo di dare una risposta.
Si chiude una settimana che ha visto numerosi dati importanti per i mercati finanziari, sia in Europa che negli Stati Uniti. Tra questi sicuramenti i diversi PMI di marzo. In Europa segnaliamo la sostanziale stabilità della manifattura il cui PMI continua stazionare sotto la soglia che indica recessione (sotto i 50 punti) e una ripresa dei servizi. Appena sopra la soglia dei 50 punti è invece risultata la manifattura degli Stati Uniti. E tutto questo senza considerare gli effetti tangibili dai dazi. Effetti le cui aspettative hanno però già cominciato a generare una forte volatilità nei mercati finanziari. Un assaggio di questo lo avevamo visto già nelle scorse settimane, ma venerdì si è scatenato quello che sembra più un “panic selling” che una normale volatilità. Ribadiamo che, nonostante la flessione del tasso di crescita del PIL sia statunitense, che dell’Europa, le rispettive economie rimangono in crescita, il che dovrebbe sostenere i mercati nel lungo termine.
A livello di indici, si chiude la peggior settimana degli ultimi tre anni. Il FTSE MIB lascia sul campo il 10,22%, il FTSE ITALIA STAR l’8,11%, mentre l’indice delle micro caps, FTSE ITALIA GROWTH, scende meno degli altri due e del 5,56%.
Miglior titolo di una difficile settimana SNAM (+1,30%). Gli investitori hanno apprezzato la vendita della partecipazione indirettamente detenuta in ADNOC Gas Pipelines, pari al 5,88% del relativo capitale sociale, a Lunate, un fondo di investimenti alternativi globali basato ad Abu Dhabi.
Medaglia d’argento per Italgas (+0,72%) a seguito del perfezionamento dell’acquisizione del 99,94% del capitale sociale di 2i Rete Gas da F2i SGR e Finavias.
Terzo miglior titolo Terna (+0,39%). In uno scenario di forte incertezza e volatilità, gli investitoti continuano ad apprezzare l’aggiornamento del Piano Industriale 2024-2028 che rafforza il concetto di duplice transizione – energetica e digitale, fondamentale per garantire una “just transition” equa e inclusiva per tutti gli stakeholder. Secondo il piano, Terna investirà in cinque anni 1.,7 miliardi di euro complessivi, con un aumento di 1.2 miliardi di euro (+7%) nello stesso arco temporale del precedente Piano. La sostenibilità degli investimenti si conferma elemento essenziale per la creazione di valore per l’azienda e per il sistema nel suo complesso. Oltre il 99% degli interventi di Terna, infatti, è considerato sostenibile secondo i criteri di ammissibilità introdotti dalla Tassonomia Europea.
Peggior titolo della settimana Bper Banca (-18,74%). In un momento in cui gli investitori riducono il rischio nei loro portafogli, tendono infatti ad apprezzare meno i titoli oggetto di speculazione dovuta al risiko bancario.
Secondo peggior titolo, Prysmian, che lascia sul campo il 18,49% proseguendo la fase negativa della scorsa settimana. Gli investitori, oltre a rimanere piuttosto freddi sia per l’aggiornamento del piano industriale sia per l’acquisizione di Channell per circa un miliardo di dollari, mossa che potenzia il business digitale del gruppo con un focus sui servizi integrati per i data center, hanno ancora il timore che i dazi di Trump possano mettere in pericolo l’intera redditività.
Terzo peggior titolo, MPS (-18,30%). Gli investitori, oltre alla riduzione della rischiosità media dei portafogli, cominciano anche ad esprime dubbi sull’effettiva possibilità per MPS di gestire un business come quello di Mediobanca.
Nell’incertezza, largo quindi al bene rifugio per eccellenza: l’oro. Analizziamone gli aspetti e le caratteristiche. Negli ultimi anni, il mercato dell’oro ha catturato l’attenzione di investitori e analisti come mai prima d’ora. La sua natura di bene rifugio quasi per definizione lo rende particolarmente interessante in tempi di incertezza economica e geopolitica. Oggi ci troviamo di fronte ad un panorama complesso, influenzato da fattori come le tensioni internazionali, le politiche fiscali e monetarie degli Stati Uniti, e le recenti misure protezionistiche adottate dall’amministrazione Trump.
In questo contesto, riteniamo essenziale comprendere come questi elementi si intersecano fra loro e quale impatto possono avere sull’andamento del prezzo dell’oro. Da un lato, ci sono segnali di preoccupazione per l’inflazione e l’instabilità geopolitica, mentre dall’altro le politiche monetarie della Fed stanno cambiando e potrebbero influenzare significativamente il mercato.
Oggi vorremmo analizzare il recente andamento del prezzo dell’oro, i fattori chiave che ne influenzano il valore e soprattutto le proiezioni per i prossimi 12 mesi. Attraverso una comprensione più profonda di questi elementi, possiamo prepararci a navigare in un mercato in continua evoluzione e a fare scelte di investimento più informate. Se sei interessati a scoprire come si comporterà l’oro nel prossimo futuro, continua a leggere.
Analisi dell’Andamento Recente del Prezzo dell’Oro
Negli ultimi due anni, abbiamo assistito ad un’evoluzione notevole del prezzo dell’oro fisico, che è arrivato a superare di slancio i 3.000 dollari l’oncia (LBMA). A partire dal 2020, l’aumento fino a 2.000 dollari l’oncia è stato in gran parte alimentato dalla pandemia di COVID-19 che ha spinto gli investitori a cercare rifugi sicuri per il loro capitale. Nel corso del 2021, il prezzo ha mostrato segni di assestamento, oscillando tra i 1.700 e i 1.900 dollari. È interessante notare come negli anni successivi, il rimbalzo del prezzo sia stato nuovamente influenzato da preoccupazioni legate all’inflazione e all’instabilità geopolitica, in particolare a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina.
Fattori Chiave che Influenzano il Prezzo dell’Oro
Diversi sono i fattori che influenzano il prezzo dell’oro, e occorre considerare ciascuno di essi per comprendere l’andamento del mercato. In primo luogo, la politica monetaria della Fed, che gioca un ruolo cruciale. Considerazioni geopolitiche a parte, da un punto di vista strettamente economico e finanziario, l’aumento dei tassi di interesse tende per esempio a rendere l’oro meno attraente per gli investitori, dato che aumenta il costo opportunità di detenere un bene privo di rendimento. Il contrario accade quando i tassi di interesse vengono abbassati, ma il processo è di solito molto più lento. Da mettere in conto che le tensioni geopolitiche, come i conflitti in Europa o in Medio Oriente e le relazioni tese tra Stati Uniti, Cina e Russia, possono spingere gli investitori a rifugiarsi nell’oro, aumentandone così la domanda.
Impatto delle Tensioni Geopolitiche sul Mercato dell’Oro
Le incertezze geopolitiche hanno storicamente avuto un impatto significativo sul prezzo dell’oro. È innegabile che in questo momento ci troviamo di fronte a numerose sfide, tra cui la guerra in Ucraina e le crescenti tensioni tra le grandi economie del mondo. Questi eventi non fanno che intensificare la richiesta di beni rifugio, con l’oro che si afferma come una scelta preferita. Comprendere come queste dinamiche si evolvono è essenziale, perché per questa via vengono alimentate l’instabilità e la volatilità dei mercati finanziari.
L’acquisto da parte delle banche centrali
Soprattutto le banche centrali della Cina e della Russia stanno acquistando grandi quantità di oro per diverse ragioni strategiche ed economiche. Ecco alcune delle motivazioni principali:
– Diversificazione delle riserve valutarie. Questi Paesi vogliono ridurre la loro dipendenza dal dollaro USA e da altre valute straniere, come l’euro. Acquistare oro permette loro di diversificare le loro riserve e proteggersi da eventuali fluttuazioni delle valute;
– Riduzione dell’influenza del dollaro USA. L’oro è considerato un asset “senza controparte”, ovvero non è legato a una specifica economia o governo. Sia la Cina che la Russia stanno cercando di
ridurre l’influenza economica e politica degli Stati Uniti a livello globale e il dollaro è un elemento chiave di questa influenza. L’acquisto di oro consente di costruire riserve indipendenti dal dollaro;
– Protezione contro le sanzioni internazionali. La Russia, in particolare, è stata soggetta a sanzioni economiche da parte di vari Paesi. L’oro è un mezzo per conservare valore e condurre transazioni senza dover utilizzare i sistemi finanziari globali dominati;
– Riserva di valore e stabilità. L’oro è storicamente considerato un bene rifugio in tempi di incertezza economica e geopolitica. Con l’aumento delle tensioni globali, molte nazioni vedono l’oro come un asset sicuro per proteggere il valore delle loro riserve;
– Gestione del rischio economico. Scenari come l’inflazione globale, il rallentamento economico e le incertezze legate ai mercati finanziari hanno spinto molti Paesi, incluse appunto Cina e Russia, a investire in asset più stabili come l’oro;
– Sfidare l’egemonia occidentale. La Cina e la Russia mirano a creare un sistema finanziario globale multipolare, riducendo la dipendenza dagli strumenti finanziari occidentali. Questo potrebbe
includere l’utilizzo dell’oro come base per sostenere le loro valute o per accordi internazionali;
– Sostegno alle valute nazionali. Acquistare oro può servire a sostenere la fiducia nelle valute nazionali (come il rublo o lo yuan). L’oro può essere utilizzato per garantire la stabilità della valuta e
aumentare la fiducia degli investitori.
Proiezioni del Prezzo dell’Oro per i Prossimi 12 Mesi
Le proiezioni per il prezzo dell’oro nei prossimi 12 mesi sono strettamente collegate ad una serie di fattori economici e geopolitici che richiedono un’attenta analisi. Al netto degli acquisti delle banche centrali (non sappiamo i piani di Cina e Russia), in uno scenario ottimista che vede la Fed ridurre i tassi di interesse di almeno 50 bps entro la fine dell’anno e una stabilizzazione delle tensioni geopolitiche, potremmo assistere ad una ripresa del prezzo dell’oro: gli analisti suggeriscono che il metallo prezioso potrebbe raggiungere gradualmente i 3.500 dollari l’oncia entro la fine dell’anno. Questo scenario è supportato dalla ripresa sostenibile della disinflazione.
Al contrario, se la Fed dovesse mantenere una politica monetaria restrittiva per via di una vischiosa inflazione e non tagliare i tassi di interesse, le tensioni internazionali non ridursi (come i conflitti in Europa e in Medio Oriente), il prezzo dell’oro potrebbe subire una flessione dai livelli raggiunti, nonostante continui ad essere visto come un bene rifugio. In questo caso, le previsioni indicano un possibile calo fino a circa 2.700 dollari l’oncia. È un panorama che potrebbe mettere in discussione la convenienza dell’oro come investimento sicuro, spingendo gli investitori a cercare alternative in un contesto economico incerto.
Sulla base delle attuali tendenze di mercato e delle aspettative relative alle politiche monetarie della Fed, e per quanto ci è dato di sapere sulle tensioni geopolitiche, riteniamo che il prezzo dell’oro potrebbe assetarsi in un intervallo compreso tra 2.900 e 3.200 dollari l’oncia nei prossimi 12 mesi. Questo range, sebbene variabile, riflette l’equilibrio tra una domanda sostenuta da preoccupazioni inflazionistiche, le pressioni esercitate da tassi di interesse di mercato e l’interesse delle banche centrali. L’osservazione attenta delle dinamiche di mercato sarà ovviamente cruciale per comprendere come questi fattori si intersechino e influenzino il futuro dell’oro.
Infine, è fondamentale considerare che le proiezioni non sono mai certe e possono cambiare rapidamente in risposta a nuove informazioni o sviluppi economici. Le incertezze geopolitiche, le decisioni politiche e i dati economici futuri possono tutti contribuire a influenzare il prezzo dell’oro. Pertanto, la cosa più importante è rimanere informati e pronti a rivedere le strategie di investimento, mantenendo sempre un occhio vigile sulle condizioni globali e sulle politiche monetarie e fiscali che potrebbero impattare sul mercato dell’oro.
Antonio Tognoli
Ho iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.


