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“The Trials (I Processi)”: confronto sulla giustizia sullo sfondo di un cambiamento climatico inarrestabile

Nell’ultimo spettacolo della Stagione di Altri Percorsi, ottima prova per i giovani attori dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano, guidati da Veronica Cruciani, che hanno messo in scena l’attuale e urgente pièce di Dawn King

Bergamo. Il teatro diventa aula di tribunale, i giovani attori dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano, dodici ragazzi chiamati a processare tre adulti, imputati di crimini contro il pianeta e la sostenibilità. Quindici minuti ciascuno, per decidere vita o morte del singolo che non ha badato alla sopravvivenza della collettività, sono quelli a disposizione in “The Trials (I Processi)”, spettacolo di Dawn King, diretto da Veronica Cruciani (una produzione Accademia dei Filodrammatici per gentile concessione di Berliner Associates), messo in scena al Teatro Sociale giovedì 3 e venerdì 4 aprile, ultimo spettacolo della stagione di Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti.

Nel testo dell’inglese Dawn King (andato in scena nell’estate del 2022 a Londra, tradotto da Monica Capuani), emerge l’urgente atto politico di un vero e proprio tribunale teatrale che, nel suo essere scomodo, convoca ognuno al banco degli imputati. La scena mostra lo spaccato di un mondo ormai fuori tempo massimo, un mondo-teatro a brandelli che, nel minimalismo della scenografia, con le sue strutture in legno e due cabine fatiscenti (pensate da Erika Carretta), riflette sulle conseguenze della ferita inferta dall’umanità all’ambiente. Un’umanità capace irresponsabilmente di distruggere il proprio stesso pianeta che, nella pièce di King, messa in scena da Veronica Cruciani, non è più in grado di sostenere la popolazione: un pianeta dove l’aria è così inquinata da non permettere di respirare senza sforzo, dove la neve ed il freddo non esistono più, lasciando spazio ad un riscaldamento globale sempre più insostenibile, dove i voli ed il consumo di carne sono vietati.

Una vita irrimediabilmente complicata, a causa proprio del fallimento generazionale nell’arrestare il cambiamento climatico: un fallimento di cui si chiede conto agli adulti, processati proprio dai più giovani. Crimini contro il pianeta e la sostenibilità, giudicati da sei ragazzi e sei ragazze, interpretati da Sebastiano Amidani, Teresa Noemi Bove, Gloria Busti, Maria Canino, Matteo Chirillo, Gionata Soncini, Gabriele Spataro, Alessandra Curia, Caterina Pagliuzzi, Chiara Terigi mentre Mohammad-Michele Correra e Noah-Alberto De Gaspari sono i due leader delle fazioni opposte presenti nella giuria. A processo finiscono tre “dinosauri”, tre “grandi inquinatori”, tre adulti (interpretati in video da Tommaso Amadio, Mariangela Granelli e Valeria Perdonò) che cercano in ogni modo di scaricare le accuse, non assumendosi alcuna colpa. Processi irrimediabilmente seri, come la grave situazione ambientale, con i quali, in 15 minuti, si condanna a morte o si risparmia la vita.

Una lotta per la sopravvivenza capace così di esacerbare lo scontro generazionale che, intelligentemente, lo spettacolo non mostra per blocchi monolitici, quanto piuttosto nelle diverse sfaccettature di modi e di pensiero presenti proprio all’interno della stessa giuria. Nel gruppo di ragazzi, infatti, emergono personalità singole e visioni etiche e politiche profondamente differenti tra loro. Mentre alcuni ritengono che tutti gli imputati siano colpevoli perché rimasti inerti mentre avevano la possibilità di agire, altri credono che, al di là delle colpe attribuite, serva mantenere umanità e compassione verso il prossimo, senza le quali la stessa umanità non potrebbe avere comunque possibilità di conservarsi (“Se perdiamo la nostra umanità, che senso ha sopravvivere? Abbiamo bisogno di poeti e artisti, altrimenti che senso ha salvare il mondo?”).

Teatro Processi <br clear=all>

Così, tra le riflessioni sulla sempre più urgente questione della crisi climatica e sui danni irreversibili provocati dal capitalismo, oltre che su uno scontro generazionale ancor più evidente, “The Trials” (non a caso) pone domande importanti anche sul senso di giustizia, pubblico ma anche personale. Perché i tre adulti al banco degli imputati sono in realtà specchio di ognuno, riflesso corporeo di un reale inconscio collettivo che sembra (e non vuole) rendersi conto della colpa che si racchiude nelle azioni singole.

Uno spettacolo assordante, nelle premesse così come nei suoni metallici della multiforme drammaturgia sonora di John Cascone, che porta il teatro a farsi necessaria aula di tribunale, senza cedere al giustizialismo, ma ponendo gli spettatori di fronte alle proprie personali responsabilità.

La tensione della recitazione, unita a momenti di nostalgica quiete, portano vere e proprie cariche opposte di energia pronte a deflagrare, con un incedere sempre più claustrofobico, non senza esiti orribili (ma necessari), in un’indispensabile ondata di cambiamento, richiamata da un rumore continuo che non vuole cedere all’annientamento. Un annientamento di umanità che si fa presente, unito ad una terribile ma indispensabile assunzione di responsabilità, in una scena onirica in cui i protagonisti si fanno mostri (tra palloni in testa e maschere antigas), riflesso tangibile delle proprie singole personalità.

Veronica Cruciani lascia, però, sospesa nel vortice di urgenti istanze, una domanda che investe attori e pubblico: “come è possibile promuovere il cambiamento all’interno di un sistema capitalista?”. Un punto-cardine della riflessione sulle urgenti tematiche contemporanee, che rende, ancora una volta, l’importanza di spettacoli teatrali calati nella contemporaneità. Un tarlo nella mente, che rimane anche al termine della rappresentazione, che porta il Teatro fuori dal teatro: Altri Percorsi teatrali che rimandano ad Altri Percorsi, sociali, possibili. Così l’arte del teatro, ancora una volta, assolve in pieno la propria funzione. Perché da teatro non si esce mai uguali a come ci si è entrati, guardando ancora una volta al proprio Io attraverso l’Altro: se il cambiamento possa virare al meglio o al peggio, spetta al singolo decidere.

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