“Reti Blu” per promuovere il benessere e l’inclusione delle persone autistiche
Solidalia e Itaca e raccontano due anni di lavoro, di impegno, di grandi emozioni e di importanti risultati. Un modello di intervento che unisce educazione, socializzazione e comunità e che apre nuove rotte per il futuro dell’inclusione
Martinengo. A tre giorni dalla Giornata Mondiale della consapevolezza sull’autismo, sabato 5 aprile nella splendida cornice del Filandone di Martinengo si è svolto un evento voluto e organizzato da ASC Solidalia e dalla cooperativa sociale Itaca per raccontare i risultati del progetto “Reti Blu”, un progetto dedicato a promuovere il benessere e l’inclusione delle persone con disturbo dello spettro autistico.
Nasce da un percorso di coprogettazione “Reti Blu” e realizzato grazie al finanziamento della DGR 7504/2022 della Regione Lombardia. Un’iniziativa innovativa, della durata di due anni, che ha saputo coniugare interventi specializzati e coinvolgimento attivo del territorio, trasformando non solo la vita dei ragazzi coinvolti, ma anche quella dell’intera comunità.
La mattinata è stata animata dai racconti degli enti promotori, dagli stakeholder, dalle cooperative e delle istituzione coinvolte, di insegnanti e psicologi, ma anche dei referenti ATS e di quanti si sono adoperati per la realizzazione di questo progetto che ha saputo creare una comunità che va oltre la cittadinanza, va oltre il territorio e si è aperta al dialogo e alla condivisione. Reti Blu si fonda su un principio etico fondamentale: l’inclusione autentica non chiede alla persona di adattarsi al mondo, ma trasforma il mondo affinché sia accogliente per tutti.
Lo sottolinea chiaramente Milena Adobati, Referente Area Disabilità; ACS Solidalia: “Il progetto Reti Blu parte dal presupposto che la persona con disturbo dello spettro autistico sia riconosciuta come attivatore e promotore di inclusione, di luoghi e tempi inclusivi, con le sue competenze e abilità affinché partecipi attivamente e responsabilmente alla realizzazione del proprio progetto di vita all’ interno del suo contesto sociale. Punto di forza del progetto è stato il forte coinvolgimento delle realtà territoriali e lo sviluppo di relazioni di prossimità (scuola, compagni, esercizi commerciali ecc..) che ha permesso di condividere esperienze di socializzazione e apprendimento, costruendo contesti inclusivi per tutti e non solo spazi in cui supportare la persona autistica. L’aspetto innovativo risiede nel mettere al centro la persona con autismo e la sua famiglia e attraverso lo sviluppo delle tre linee di azioni aver sviluppato percorsi a beneficio di tutta la comunità”.
Il cuore del progetto è stato il rispetto del modo di essere, percepire e comunicare proprio delle persone autistiche, senza imporre modelli precostituiti. Si è lavorato per modificare i contesti – scolastici, sociali, lavorativi – rendendoli accessibili e comprensibili, perché è l’ambiente a doversi avvicinare ai bisogni individuali, non il contrario. Più un contesto è progettato in modo inclusivo, più la disabilità si riduce: non perché la persona cambi, ma perché le barriere attorno a lei vengono abbattute.
Questa è la vera rivoluzione di Reti Blu: non ‘normalizzare’, ma valorizzare le differenze, creando spazi e relazioni che riconoscano e rispettino ogni neurodiversità.
· I numeri del progetto
Il territorio e la comunità si sono rivelate fondamentali per la riuscita del progetto: sono stati attivati 17 comuni dell’Ambito Territoriale di Romano di Lombardia con una popolazione complessiva di 85.422 abitanti, sono stati coinvolti 35 minori con disturbi dello spettro autistico, 35 famiglie, 35 classi, 30 docenti formati, 20 compagni di classe nelle attività esterne, 8 assistenti sociali formati e poi i volontari, i cittadini e lavoratori dei comuni coinvolti.
· Il progetto Reti Blu si è sviluppato lungo tre direttrici fondamentali
1. Sviluppo degli apprendimenti – Consolidando metodologie pedagogiche avanzate come il TEACCH e l’approccio Snoezelen (multisensorialità), è stato garantito un intervento educativo rigoroso e continuativo. Inoltre, grazie alla collaborazione con la Cooperativa Socio-Occupazionale Berakhà, i ragazzi hanno sperimentato percorsi di socializzazione al lavoro, acquisendo competenze in un contesto reale.
2. Socializzazione e apertura al territorio – Attraverso attività “estroverse”, i partecipanti hanno vissuto esperienze significative in ambienti quotidiani:
o Computer Game Lab con l’Associazione Vi.Re.Dis., in gruppi misti insieme ai coetanei.
o Collaborazione con il Maneggio Pirola Music Ranch, nella cura degli animali e degli spazi.
o Supporto alla Caritas Interparrocchiale nella preparazione di pacchi alimentari.
o Catalogazione di libri presso il MACS – Museo D’Arte e Cultura Sacra.
3. Creazione di contesti “autism-friendly” – Grazie all’introduzione di supporti di Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), 13 plessi scolastici, un bar, il ranch Pirola e il museo MACS sono diventati spazi più accessibili. Un linguaggio universale che ha favorito l’inclusione non solo per l’autismo, ma per chiunque beneficiasse di supporti visivi.
· La forza della comunità: conoscenza e arricchimento reciproco
Uno degli aspetti più innovativi di Reti Blu è stato il ruolo attivo del territorio, che ha collaborato alla realizzazione delle attività, abbattendo barriere e creando legami. Scuole, associazioni, volontari e famiglie hanno lavorato insieme, generando un circolo virtuoso di conoscenza, accoglienza e crescita condivisa.
È quello che sottolinea Laura Della Bassa, Coordinatrice Spazio Autismo e Case Manager di Itaca: “Reti blu ha permesso alle persone ASD di essere viste dal territorio come risorsa, capaci di spendere abilità personali, oltre il limite del loro funzionamento. La prospettiva secondo cui il territorio è a servizio delle persone ASD è stata ribaltata, nell’ottica in cui queste ultime sono diventate utili alla comunità”.
Nella seconda parte della mattinata lo sguardo si è allargato verso nuove rotte e opportunità: azioni, metodi e strumenti che, nati per la fragilità, sono diventati risorse per tutta la comunità, grazie al contributo di relatori selezionati. “Come possiamo fare in modo che una persona con disabilità sia soprattutto una persona? “ci domanda provocatoriamente Riccardo Morelli Coordinatore dell’Unità Zonale Disabilità ASC Comuni insieme per lo sviluppo sociale di Bollate. “Serve un approccio inclusivo: “una persona è una persona tramite altre persone”.
“Il concetto di autonomia e quello di dignità si intrecciano profondamente, poiché entrambi pongono al centro la capacità della persona di agire e vivere in modo autodeterminato – ci dice Elena Giunta, Design director di Studio Shift, Docente di Scuola di Design al Politecnico di Milano e Libera Università di Bolzano – Il legame tra i due concetti sta nel fatto che l’autonomia è un elemento chiave per preservare la dignità: una persona che può compiere scelte e avere controllo sul proprio ambiente mantiene la propria identità e il senso di valore personale”.
Il logopedista Antonio Consorti sottolinea come la Vi.Re.Dis. Computer Game Therapy, di cui è fondatore, non sia una semplice terapia ludica, ma un modello strutturato che favorisce l’emersione dell’intelligenza emotiva, aiutando i partecipanti a riconoscere e gestire le emozioni in un contesto divertente e stimolante, potenzia le abilità fisiche e cognitive, grazie all’interazione con giochi che richiedono movimento, coordinazione e strategia e facilital’inclusione sociale, perché il gioco diventa un linguaggio universale, capace di abbattere barriere e creare connessioni autentiche. “Giocare non è solo divertimento, ma una potente leva terapeutica” – spiega Antonio Consorti – “Con le console e i videogiochi, attiviamo meccanismi di apprendimento, socializzazione e benessere che tradizionali metodologie faticano a raggiungere. E lo facciamo in gruppo, perché la condivisione moltiplica i benefici”.






