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L’uomo delle pergole fantasma: “Ma quale maxi truffa? Non scappo da Villongo, sistemerò tutto”

La versione (con qualche contraddizione) del 59enne denunciato dai suoi clienti

Villongo. I soldi sono arrivati, le pergole no. Anton Stefano Brambilla, 53 anni, milanese, ha sborsato 13.500 euro sulla fiducia, ma a distanza di un anno la sua pergola non si è ancora vista. Ha sporto denuncia ai carabinieri e si è rivolto a un avvocato. Come lui hanno fatto altre persone, che si ritengono truffate. Tra di loro, ci sarebbero anche dei bergamaschi. “Siamo una trentina in tutto – dice Brambilla -, per un importo complessivo attorno ai 200 mila euro”. Nell’occhio del ciclone è finito un 59enne di Villongo, amministratore unico di una società con sede legale in piazzetta Giordano a Milano, ma nessun ufficio operativo. La stessa società che Brambilla ha contattato via internet per acquistare l’agognata pergola.

Il primo contatto tra i due è stato a marzo 2024. È passato più di anno, quando per una consegna ci vorrebbero “al massimo novanta giorni”. A dirlo è proprio il 59enne di Villongo, raggiunto al telefono.  “Siamo in ritardo – prova a spiegare -. Abbiamo avuto problemi con le materie prime, i prezzi sono aumentati tantissimo. È mancato l’alluminio, sono mancate le guide, i motori e pure i montatori, tant’è che adesso ci stiamo appoggiando a ditte esterne” per la manodopera. “Non è stato truffato nessuno – assicura -. Figuriamoci se io mi metto a truffare per dieci lavori. Sono stato in un’azienda che rubava davvero ai suoi clienti, ma io non sono così. La cosa si sta ingigantendo, per chi mi avete preso: Totò Riina? È ora di finirla”.

Visto che è ora di finirla, gli chiediamo quando arriveranno queste benedette pergole, in modo da mettere un freno ai sospetti e alle polemiche. “Ho chiamato i clienti, anche Brambilla – continua -. Appena è pronto tutto, glielo consegniamo”. Frase già sentita, pretendiamo tempistiche più precise: “Dieci quindici giorni” per le prime consegne. “Dai quattro ai sei mesi per chiudere il cerchio”. Che significa – immaginiamo – consegnare tutte le pergole in sospeso. “Parliamo di una decina di installazioni per cinquantamila euro, altro che duecentomila. Sono qui a Villongo, non sono scappato con le tasche piene. Sono in buona fede, io”.

Gli crediamo, fino a prova contraria. Anche se qualche contraddizione, nel suo racconto, sembra emergere. Il signor Brambilla, prima di pagare la seconda tranche da 6.750 euro, aveva chiesto una foto della sua pergola, come garanzia. “Richiesta negata perché, mi hanno detto, era già imballata”. C’è di più: “Mi hanno anche detto che si trovava in Sardegna, e che nel giro di dieci quindici giorni sarebbe arrivata a casa”. Ora si scopre che la sua pergola sarebbe in Spagna. “A Madrid, le prendiamo da lì”, dice il 59enne. Dalla Sardegna, già imballata, trasferita a Madrid per arrivare a Milano. Un giro decisamente strano, all’apparenza senza alcuna logica.

E poi c’è la brochure che il 59enne di Villongo ha lasciato a Brambilla, il giorno che è andato a casa sua per mostrargli il modello della pergola su un tablet. Brambilla ha contattato una ditta il cui nome compariva sulla brochure. “Per iscritto mi hanno confermato di non avere alcun rapporto con questo signore, lo stesso mi hanno assicurato altre aziende. Sono tutti rapporti millantati”. La risposta del 59enne di Villongo ha del surreale: “Ho portato quella brochure solo per fargli un esempio. Le pergole, in fin dei conti, sono tutte uguali”. La conversazione si chiude con una promessa: “Sistemerò tutto, dopodiché dirò basta. Cambio settore”.

Nel frattempo, Brambilla ha sporto denuncia sia in sede civile che penale, rivolgendosi all’avvocato Pietro Valerio Ciucio. Il 9 giugno, a Milano, è fissata una prima udienza in tribunale. “So che sarà difficile riavere i miei soldi – commenta -, ma adesso ne faccio una questione di principio”.