Sarà allestita sino a domenica 6 aprile nella Chiesa della Grotta
“La Bellezza porta Speranza”: sotto il segno di questa ispirazione prosegue a Romano di Lombardia il programma del MACS, nel quadro delle celebrazioni del Giubileo della Speranza 2025.
Si è chiusa da pochi giorni al Museo d’Arte e Cultura Sacra l’evocativa mostra di sculture in ceramica e disegni di Carlo Previtali dal titolo “La speranza tra le due sorelle maggiori” e, il prossimo 5 aprile, inaugura la rassegna di opere di Beniamino Piantoni “La Speranza, sogno di un uomo sveglio”.
Intanto, è allestita fino a domenica 6 aprile nella Chiesa della Grotta di Romano la mostra “Grembo di speranza” con opere della pittrice Patrizia Masserini. Con questo ciclo di lavori, che arriva fino al 2024, Masserini ci invita a osservare il corpo come dimensione tangibile di un’anima in cerca di risposte. Il corpo come luogo in cui bellezza e dolore, fragilità ed energia coesistono, e dove la speranza può germogliare nonostante le incertezze della nostra condizione esistenziale, oggi più che mai esposta alle contraddizioni di un presente aspro, carico di tensioni e di fratture.
La pittura di Masserini si sottrae a schemi e classificazioni, esplorando quesiti profondi e fondamentali senza cadere in facili retoriche. Le silhouette che animano le tele, una ventina in tutto, emergono con forza su prospettive dinamiche e decentrate: l’individuo – donna, uomo, ragazzo, ragazza nelle varie età della vita – non si abbandona all’inerzia, ma ogni posa, anche la più raccolta, esprime una scelta consapevole, un’intima riflessione sul futuro.
Questa complessità prende forma in spazi fluidi e stratificati, dove le figure sembrano sospese sull’orlo di confini incerti, in bilico tra slancio e vertigine, colte e consegnate a noi, in primo piano, con una perizia e un’intensità assolute.
Fondato su una tecnica straordinaria, il linguaggio di Masserini è al tempo stesso incisivo e universale, esistenziale e psicologico. La pittrice si affida alla forza generativa dell’arte e alla ricerca incessante di un equilibrio interiore: il soggetto, in tensione tra fuga e radicamento, affronta il proprio cammino con determinazione e anche, se necessario, con ostinazione, perché è sempre sorretto dalla speranza di un approdo, di una risposta, di un oltre che restituisce il senso della fatica e del dolore.
Il titolo della mostra, appunto, non è casuale: “grembo di speranza” evoca un luogo di protezione e di rinascita, da dove si può ripartire ogni volta con fiducia nelle proprie, pur esili, forze. Come scrive don Tarcisio Tironi, direttore del MACS “la mostra ci consegna la sorpresa della visita e insieme il passo paziente del percorso, facendo tesoro del prezioso consiglio dello scrittore Rainer Maria Rilke nei versi iniziali della poesia Sulla pazienza: Bisogna, alle cose / lasciare la propria quieta / indisturbata evoluzione / che viene dal loro interno / e che da niente può essere forzata o accelerata. / Tutto è: portare a compimento la gestazione – e poi dare alla luce”.
Ad aprile, nella basilica di San Defendente si terrà la mostra di Antonio Mangone e, a seguire, proseguirà tra la Chiesa della Grotta e le sale del MACS il fitto programma degli eventi ispirati al Giubileo della Speranza, con mostre e celebrazioni fino a gennaio 2026.