“Truffa della pergola, decine di migliaia di euro a ditte fantasma”: gli indizi portano a Bergamo
La testimonianza di Anton Stefano Brambilla, 53enne che si dice vittima del raggiro: “Ho pagato 13.500 euro senza ricevere nulla, contro questa gente ci sono già una trentina di denunce”
Villongo. Ci sono le denunce ai carabinieri, ci sono le chat incriminate e c’è un’udienza il 9 giugno in tribunale a Milano. A mancare sono i soldi che i presunti truffatori avrebbe sottratto ai clienti: decine di migliaia di euro. A raccontare la sua vicenda è Anton Stefano Brambilla, 53enne residente nel Milanese. Uno dei tanti a dirsi raggirato da una misteriosa azienda del capoluogo lombardo, secondo la visura camerale amministrata da un 59enne di Villongo. “Hanno una sede legale per la ricezione della posta in piazzetta Umberto Giordano, ma nessun ufficio operativo”, sottolinea.
Lo scorso 27 settembre si è presentato in caserma a Corsico (Milano) per sporgere denuncia. Ai carabinieri ha spiegato di aver firmato un contratto con l’azienda in questione, trovata su internet. Lui e la compagna volevano installare una pergola sul terrazzo, costo 13.500 euro. A proporgliela sarebbe stato proprio il 59enne che abita nel bergamasco. “Ci ha mostrato il modello sul tablet e ha preso le misure senza nemmeno usare uno strumento di precisione”, ricorda Brambilla. Questo a marzo 2024.
Lui e la compagna volevano la pergola entro giugno, in tempo per l’estate. Dopo avere ricevuto rassicurazioni, il 15 marzo Brambilla sottoscrive un contratto. Intestato a un’altra azienda, prevede un acconto al momento della firma e il saldo ad avviso di merce. “Ho versato subito 6.750 euro di caparra – racconta il 53enne -. Pochi giorni dopo mi hanno chiamato dicendo che la pergola era pronta e di provvedere all’intero saldo, altrimenti non sarebbe stata consegnata”. Brambilla chiede di vedere almeno una foto della pergola, come garanzia. “Richiesta negata perché, dicono, era già imballata”. Dicono anche che la pergola si trovava in Sardegna. E che, questione di giorni, sarebbero venuti a montarla. “Ho pagato gli altri 6.750 euro, ma a casa non è venuto nessuno”.
Più i giorni passano, più i sospetti aumentano. “Partono mail, messaggi WhatsApp, telefonate – continua Brambilla -. Si nascondono dietro scuse imbarazzanti, come la mancanza di montatori. E ripetono le solite frasi: ‘vi faremo sapere la data’, ‘aspettiamo notizie dall’azienda’, ‘ancora non riusciamo a trovare montatori’, eccetera eccetera”. Sentono puzza di fregatura. “Insistiamo. Ci fanno parlare con il loro avvocato, che mi rassicura e promette aggiornamenti. Mai saputo nulla da lui”. Tra le altre cose, Brambilla sostiene che la brochure lasciata a casa sua dal 59enne di Villongo fosse farlocca. O meglio: “Appartiene a una ditta che per iscritto mi ha confermato di non avere alcun rapporto con lui”.
Gli indizi cominciano a essere tanti, ma la speranza è ultima a morire. Pensa che dopo le ferie possa finalmente muoversi qualcosa, ma non si muove nulla. “Nel frattempo, scopro che altre persone sono incappate nella stessa situazione, per importi anche molto più alti”. A detta del 53enne, ci sarebbero una trentina di denunce per un ammontare complessivo di circa 200 mila euro. “Il 9 agosto anche il mio legale ha inviato una Pec a questi personaggi. Indovinate? Nessuna risposta”. Il contratto stipulato scadeva il 15 settembre, undici giorni dopo è scattata la denuncia ai carabinieri.
Brambilla avrebbe ricevuto una telefonata da un uomo che si è detto rappresentante della ditta: avrebbe respinto le accuse di truffa e dato per imminenti le operazioni di montaggio. “Ma adesso sono stanco e voglio accendere i riflettori su questa vicenda – conclude -. Io come altri stiamo procedendo per vie legali e il 9 giugno ci sarà una prima udienza in tribunale. So che sarà difficile riavere i soldi, ma almeno vorrei che queste persone non la passassero liscia”.




