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Dazi Usa, i viticoltori bergamaschi: “Impatto nullo o limitato per Moscato e Valcalepio”

Francesca Pagnoncelli Folcieri e Marco Locatelli, rispettivamente presidenti del Consorzio di Tutela Moscato di Scanzo e del Consorzio Tutela Valcalepio: “Le nostre esportazioni negli Stati Uniti sono poche o assenti”

Siamo giunti alla data del 2 aprile. In questa giornata dovrebbero arrivare importanti novità sui dazi che gli Stati Uniti vorrebbero porre su diversi prodotti che importano dall’Europa e da altri Paesi.

Alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal presidente degli Usa, Donald Trump, sono attesi annunci su quali tariffe, a quali merci, per quanto tempo e a quali blocchi di Stati o singole nazioni verranno applicate. Stando alle dichiarazioni e alle notizie circolate finora, al centro del mirino ci sono vini e spirits europei, che vantano parecchi appassionati anche Oltreoceano. Il possibile provvedimento e le eventuali risposte da parte dell’Ue stanno facendo discutere: le ricerche online del termine “dazi” in questo periodo sono gettonatissime e lo scorso 14 marzo hanno raggiunto un picco su Google. Nel frattempo, si stanno già facendo sentire le prime ripercussioni sul settore enologico, con ordini bloccati e merci ferme nei porti di partenza, per evitare il rischio, da parte degli importatori americani, di trovarsi a dover pagare il costo dei dazi sul vino ordinato con i prezzi pregressi.

Il presidente dell’Osservatorio dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, ha spiegato: “Il vino italiano negli Usa, che vale circa 2 miliardi di euro con una quota del 24% sul totale mondo delle nostre spedizioni, è composto da prodotti fortemente identitari che unitamente a un vincente rapporto qualità-prezzo hanno contribuito al successo del made in Italy enologico. La spina dorsale – al netto dei vini bandiera – è questa e rappresenta primariamente un posizionamento di fascia media, con possibili fluttuazioni di prezzo dettate dai dazi che espongono l’offerta a possibili migrazioni della domanda.  Secondo Uiv, è molto importante poter agire con un ‘piano di contingenza’ basato su 3 livelli: il primo, negoziale, volto a non inserire il vino nelle reciproche liste di prodotti soggetti a barriere commerciali; il secondo, comunitario, che metta a punto misure compensatorie e di promozione; il terzo è nazionale e dovrà inevitabilmente affrontare il tema del contenimento produttivo”.

Spostando lo sguardo sulla Bergamasca, sorgono interrogativi sui possibili effetti per il settore, che vanta realtà d’eccellenza. Francesca Pagnoncelli Folcieri, presidente del Consorzio di Tutela Moscato di Scanzo, ha specificato: “Dal punto di vista quantitativo, la nostra produzione è circoscritta, conta complessivamente 35mila bottiglie realizzate da una ventina di aziende, quindi il nostro mercato è in grandissima parte sotto casa, non all’estero. Nessuno di noi sostanzialmente esporta negli Usa: c’è chi ha clienti privati negli Stati Uniti e se i costi dovessero diventare eccessivi c’è il rischio che li perda, ma nel complesso l’impatto non si farà sentire o sarà comunque molto limitato. La chiusura di questo mercato non ci spaventa perché non è una nostra piazza commerciale, anche se in genere tali misure non fanno mai bene. Noi siamo artigiani del vino: il Moscato è un prodotto di nicchia, ce n’è poco e, come spesso si dice, più una cosa è rara più è preziosa. Le quantità che realizziamo vengono assorbite dal territorio della Lombardia senza dover andare necessariamente fuori regione. Insomma, ogni tanto essere piccoli ha dei vantaggi… Probabilmente ci saranno ripercussioni sulle grandi produzioni enologiche italiane, ed europee, anche se al momento è difficile quantificarle, mentre per noi in sostanza non cambierà niente, perché i nostri clienti sono prettamente bergamaschi e lombardi, di solito non acquistano enormi quantità di bottiglie e se desiderano comprarle lo fanno comunque. Potrebbe preoccupare maggiormente un calo del flusso di turisti, che in questi anni sono in crescita anche dall’America, ma non è possibile fare previsioni”.

Analoghe considerazioni vengono espresse dal presidente del Consorzio Tutela Valcalepio, Marco Locatelli: “In termini di impatto diretto, l’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti ci toccherebbe poco, perché le esportazioni verso gli Usa sono ridotte. Quello che potrebbe preoccupare è un possibile effetto indiretto, nel senso che altri vini italiani ed europei, perdendo terreno su quel mercato, potrebbero riversarsi su quello dell’Italia e dell’Europa, dove si creerebbe un sovrappiù di produzione con una concorrenza più forte. Come tutti i blocchi e i lacci commerciali che ostacolano la libera circolazione delle merci, questi provvedimenti hanno ripercussioni su tutta la filiera, ma per capirne meglio la portata bisogna attendere di vedere che cosa disporranno”.