Termovalorizzatore Montello, i sindaci contrari incassano l’appoggio del presidente della Provincia
Erano quasi una cinquantina in via Tasso: presto la presa di posizione sarà trasformata in un atto ufficiale del Consiglio provinciale. Il 21 maggio al via la conferenza dei servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale
A febbraio 2024 i sindaci contrari al progetto di un nuovo termovalorizzatore a Montello erano 41, diventati presto 43: a distanza di un anno sono diventati quasi una cinquantina, a dimostrazione che le loro rimostranze non erano collegate a nessuna logica elettorale, ma solo ed esclusivamente alla tutela della salute e degli interessi dei propri cittadini.
Lo hanno ribadito con la loro presenza lunedì 31 marzo nello spazio Viterbi della Provincia di Bergamo, in un incontro con il padrone di casa Pasquale Gandolfi al quale hanno partecipato anche la dirigente del settore Ambiente di via Tasso SaraMazza, il funzionario AndreaCastelli e il consigliere provinciale con delega all’Ambiente Juri Imeri.
Un faccia a faccia proficuo, durante il quale i primi cittadini hanno ribadito le principali ragioni del no all’intervento per il quale la Montello Spa aveva presentato un’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale nell’estate 2023, incassando il pieno sostegno del numero uno della Provincia.
Una presa di posizione che, a un mese e mezzo di distanza dalla conferenza dei servizi in programma il 21 maggio relativa alla procedura di Via, assume un valore ancora più alto e che verrà poi blindato da un atto formale prodotto prossimamente dal Consiglio provinciale.
A nome dei 47 sindaci presenti all’incontro ha preso la parola il primo cittadino di Bagnatica, Roberto Scarpellini: “Prima di tutto vorrei togliere di mezzo qualsiasi equivoco – ha sottolineato -. I sindaci per loro natura non sono soggetti predisposti al no a pregiudiziale. I sindaci sono abituati al pragmatismo, alle soluzioni concertate, sono portati al compromesso, a smussare gli angoli. Pertanto, pochi di noi, credo, siano contro gli inceneritori in modo ideologico. Crediamo anche che, in taluni contesti, se fossimo stati chiamati a decidere non avremmo esitato a prendere decisioni coraggiose ma utili per il bene del territorio. In questo caso però ci sono tutte le condizioni per dire un no deciso alla realizzazione di questo impianto”.
Scarpellini si è concentrato in particolare sugli aspetti salienti della vicenda, i più delicati.
“La Regione Lombardia non prevede la realizzazione di nuovi impianti – ha continuato – Attraverso una controversa clausola inserita negli allegati tecnici si deroga a tutti i criteri localizzativi in nome di una mal applicata filosofia di ‘Economia Circolare’ consentendo la realizzazione di un impianto in barba a tutte i criteri escludenti. Se il Piano di Governo Regionale, per assurdo, consentisse la realizzazione di inceneritori, questo di Montello non potrebbe essere realizzato perché sito in un’area vitivinicola DOC. Se vogliamo essere benevoli, questa clausola doveva favorire la nascita di piccoli impianti a servizio di aziende per bruciarne il proprio scarto. Qui, stiamo parlando di un impianto delle stesse dimensioni di quello di Dalmine”.
Richiamando anche le conclusioni tratte da Arpa nel maggio del 2022, che imputavano all’azienda la responsabilità degli odori molesti avvertiti nella zona, Scarpellini si è soffermato soprattutto sulle problematiche sanitarie: “Tutte le analisi di ricaduta previsionali stimano una ricaduta modesta sulle popolazioni tanto che gli impatti sanitari risulterebbero trascurabili. Riteniamo però che l’analisi prevista dalla legge manchi di un elemento sostanziale che è l’effetto cumulativo delle emissioni. La posizione del possibile futuro inceneritore di Roma sarà in una zona poco antropizzata e senza la presenza di altre fonti inquinanti. Qui, stiamo localizzando un impianto in una zona densamente abitata, fortemente interessata da infrastrutture di trasporto nazionali quali l’Aeroporto Caravaggio, l’autostrada A4, la presenza di una importante cintura industriale. Inoltre, permetteteci di dubitare di questi modelli previsionali che sugli impatti odorigeni calcolavano un impatto sostanzialmente nullo sulla popolazione ed invece alla prova della realtà si sono rivelati strumenti inefficaci e fallaci. D’altra parte, anche la comunità scientifica su queste valutazioni sanitarie si divide: se leggete la relazione del dottor Bortolotti chiamato ad esprimersi dalla provincia di Trento sull’eventuale realizzazione di un inceneritore pubblico, tanti dubbi vengono sollevati. Ma anche il dottor Crosignani dall’alto della sua esperienza dirigenziale all’Istituto Tumori di Milano pone grande attenzione sulla differenza fra le analisi previsionali pre-costruzione e le analisi epidimiologiche post-opera.
Tralascio, per brevità, le problematiche paesaggistiche, turistiche, di impatto sulla flora e sulla fauna, gli impatti sociali sull’abbandono di zone accuratamente scelte dalla popolazione per la loro bellezza naturale e deturpate irrimediabilmente da questa struttura, sul deprezzamento delle case”.



