La mamma di Sara Centelleghe: “Mi aspetto la pena più alta, anche se nulla potrà ridarmi mia figlia. Era una ragazza d’oro”
Chiuse le indagini sull’omicidio del 26 ottobre scorso in via Nazionale. Il ricordo della 18enne: “Saggia e ubbidiente, sognava l’università”. All’assassino contestate tre aggravanti, due da ergastolo
Costa Volpino. “Mi aspetto la pena più alta possibile – sussurra con un filo di voce -. Anche se nulla, alla fine, potrà ridarmi mia figlia”. A parlare è Marilisa Gambarini, la mamma di Sara Centelleghe, la 18enne uccisa il 26 ottobre 2024 nell’appartamento che condividevano in via Nazionale a Costa Volpino. A porre fine alla sua giovane esistenza Jashandeep Badhan, 20enne di origini indiane che abitava a qualche metro di distanza. “Penso al terrore che avrà vissuto Sara”. Ciò che è successo “non ha alcun senso – ripete la madre -. Si conoscevano solo di vista”.
Quattro mesi dopo, il pubblico ministero Gianpiero Golluccioha chiuso ufficialmente le indagini. Badhan, in carcere a Pavia, deve rispondere dell’accusa di omicidio volontario aggravato. Aggravato dall’avere agito con crudeltà, gli contesta il pm, per quelle 67 forbiciate inferte sul corpo esile di Sara, dopo essersi intrufolato di notte nel suo appartamento, mentre stava dormendo. Ed ecco spiegata anche l’aggravante della minorata difesa. C’è poi l’aggravante della rapina. Già, perché dopo le forbiciate Badhan è fuggito portandosi via il cellulare della vittima, anche se non mirava a quello. Mirava a una presunta scorta di hashish.
Badhan aveva dato appuntamento sotto casa a un’amica di Sara, la stessa con cui la giovane aveva trascorso l’ultima serata della sua vita. I due si erano accordati per uno scambio di droga: “Se ti do 30 euro di zia (cocaina, ndr) riesci a darmi 3g (di hashish, ndr). All’appuntamento, però, il 20enne non si era presentato. Al contrario, sarebbe entrato nell’appartamento approfittando della momentanea assenza dell’amica di Sara. Si sarebbe messo a cercare lo stupefacente in uno zaino, svegliando di soprassalto la 18enne. L’avere aperto gli occhi, è stata la sua condanna a morte. Badhan temeva che la giovane chiamasse la polizia. Così l’avrebbe presa a calci e pugni, per poi infierire su di lei con le forbici trovate in cucina. Sessantasette volte, secondo l’autopsia.
Marilisa Gambarini era uscita di casa alle 16 per andare a lavoro, poi si era fermata dal compagno a Provaglio d’Iseo. Era d’accordo con Sara, sapeva che avrebbe passato la sera con un’amica. All’1.38 il telefono squilla. “Era proprio lei, l’amica di Sara. Quando mi ha chiamato era tutta agitata, pensavo ad un incidente stradale”. Quando ha salito le scale della palazzina ha visto una scia di sangue e i carabinieri sigillare l’appartamento. In quel momento ha capito che non avrebbe più rivisto viva la figlia. “Sara era una ragazza d’oro – conclude la madre -. Ubbidiente, saggia”. Frequentava l’Istituto Ivan Piana di Lovere e sognava l’università. “Era indecisa tra psicologia e medicina estetica, stava facendo le prime guide per la patente”. Quel giorno, madre e figlia si erano sentite nel tardo pomeriggio per parlare del più e del meno. “Le ho detto: ‘Ciao amore, ci sentiamo dopo’. È l’ultima volta che ho sentito la sua voce”.







